Dicembre 2, 2020

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Spazi temporali convergenti all’infinito

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TEMPI convergenti all’infinito   di Tracce

Un monacello che si avventura su per un’erta e all’improvviso fa un balzo perché mettendosi ritto si è trovato sospeso sul mare e si avvinghia a un provvidenziale albero maestoso. Evita di guardare in basso il cammino che ha percorso.

Fa un effettaccio specie in pancia. Non è come affacciarsi  da una spianata, il sentiero da capre che ha percorso lo ha proiettato nel vuoto assoluto. Va avanti perchè vuole togliersi di lì e mettere i piedi e se stesso in piano. Una volta in salvo con pietre e buona volontà costruisce un eremo in rendimento di grazie a S. Giovanni Battista per non essere precipitato e per qualche altro motivo, ignoto. Vorrebbe tramandare il suo segno e si fa raggiungere da altri confratelli di buona volontà per raccogliere e mettere in loco pietra su pietra la ”fabbrica”.

Non fanno a tempo a tirare il fiato i monacelli che si susseguono nel tempo: e quasi subito nell’847, prorompe un terremoto preceduto e accompagnato dall’ululato dell’aria che penetra con fragore nelle crepe che scuciono il suolo e affondando nel mare moltiplicando vortici mentre il fondo si solleva spazzando e riducendo in frantumi la piccola sfida.

Voci.

– Ma chi v’ha mandato a voi ? –

– Il conte Trasmondo da Chieti, siamo mastri e dobbiamo costruire un monastero, con una cripta e con due chiostri e non basta anche una scuola per i benedettini e il loro abate.-

– Certo che livellare il suolo sarà un problema.-

Trasmondo un conte chietino e dopo di lui suo figlio Trasmondo II con tutte le carte in regola, con le maestranze e quel che necessita. Una ridda e una gran confusione che il tempo s’incarica di incasellare. Una quantità di personaggi in corteo o a gruppi.

Altre voci.

Oderisio – Fu per merito mio che l’abazia fu radicalmente ricostruita. –

– Tu, si rivolge a un abatino che vorrebbe essere trasparente, tu Odone la mandasti in rovina. –

Odone, si fa piccolo piccolo e non risponde.

– Io, Oderisio ,nel 1165, con maestranze borgognone  la resi pari alle cattedrali d’oltralpe ed è rimasta il primo esempio dello stile architettonico cistercense.che si sta diffondendo in Europa.  Con buona pace della cattedrale di Chartres. Chi ha fatto costruire arcate ogivali o quasi  e colonne con capitelli che sanno di stile borgognone?-

E’ un  vanto”.E’ il vanto.

Non ci sono più ciottoli, pietre, saliscendi, arbusti ed erbe selvatiche le uniche ad alleviare il passo, fino ad allora, disagevole dei monaci. Non si inerpicano più, raccogliendo la tonaca e ferendosi piedi e mani, madidi di sudore o congelati dalla neve ghiacciata. Andando per questua o lavorando l’orticello sotto la chioma centenaria di quello stesso albero al quale si era aggrappato  preda del terrore e delle vertigini un monacello che non c’è più

Il terzo personaggio si fa avanti scostando i due e ponendosi al centro, critico gira intorno lo sguardo.

Cogitabondo gonfia il torace.

Stili che si sovrappongono a stili, perché ispirati a qualcosa a San Zeno, Verona nientemeno, e ai pisani, con Nicolò e suo fratello Giovanni con un certo, perfino, un certo che di islamico e giù per Ancona e il Duomo di Monreale, la Sicilia, nientemeno!

– E questo che appena arrivato smorza la luce sugli altri due e li confina  indietro chi è? Guarda che abito che copricapo questo qui ha l’aria di tutto rispetto, magari è un cardinale, il papa. Vedi che faccia piena di energia. E quell’altro ? Ha anche una cotta di ferro, col mantello d’oro, si toglie l’elmo e qualcuno gli pone in capo una corona. – Il popolo si assiepa attonito, intimorito, riverente, abituato a subire le novità.

Non è un cardinale, tantomeno il papa. Colmo di ambizioni e di tenacia. Si inchina al grande imperatore, con reverenza, si rialza mostra qualche pergamena all’altro che si è abbandonato, con grazia, su una imponente poltrona appena portata.

– E sia Rainaldo, te li concediamo questi maledetti –  Federico II si fa il segno della Croce con compunzione – benedetti benedettissimi privilegi,  te li concediamo i beni spettanti così mi ti levi finalmente di torno e soddisfi anche le tue inclinazioni per l’arte. Nell’anno di grazia 1227, ti siano concessi.

E il grande Federico II amante delle arti e incuriosito e anche suggestionato concede e si concede con munificenza, abbondanza, grandiosità in un tripudio di mani alzate,osannanti in rendimento di grazie al Signore che forse sta considerando le sue spine e la sua carne offesa.

Frate Francesco, frate Francesco che butta giù i tetti e fuori dalle case i suoi che le hanno costruite  e chi preferisce rimanere si trasforma in conventuale.

Si ricomincia tutto dalla traccia delle fondazioni, dalla pianta basilicale, semplice con tre absidi semircolari con le arcate sostenute da pilastri.

Le maestranze, stanno completando l’esterno : io decoro, tu scalpelli, fra polvere e vento, ma non dobbiamo stonare col tufo scuro che non si tocca e che compone la parte bassa appena sotto.

 

– Fa’ attenzione, è del tempo di Oderisio, urla qualcuno mentre qualcun altro nel 1346, si accinge a completare la parte superiore. Ahi che sole che vento che gelo con il tempo che va e si scompone, salti temporali che si intersecano.

– Guarda, ecco qua è segnato, sul portale centrale, io faccio i bassorilievi, tu segui l’elenco e fa’ la vita del Battista. Non sbagliare. Hai presente S.Zeno, la cattedrale di Carpi e Monreale? Voialtri lassù, dovete seguire l’abbozzo, uguale lo vuole a quello che ha visto a Palermo, isl…malic…che so ecco è segnato islamico, boh

– Non sarà pisano?

– Sarà anche pisano. Questo è il bozzetto. Seguitelo.

– Equilibrio ci vuole equilibrio ritmo come in musica.-

Scalpello in mano lo agita nell’aria e dirige la sinfonia del vento che si alza dall’erba del prato fra i rumori e la polvere per comporre, in alto, una policromia.

 

Intorno e all’interno una coda multicolore di damaschi sete velluti ferri e splendenti armature, singoli o in coppia, le mani delle dame posate come farfalle in quelle maschili, si snoda ondeggiando. Festa medievale ? I costumi appartengono a diverse epoche ?  carnevale, festa di episcopello?  Quell’unica notte nel corso dell’anno, durante la quale il popolo, che assiste fremente, non vede l’ora, smania nell’attesa di approfittare della concessione di prendersi liberamente giuoco del potere laico ed ecclesiale. In maniera feroce; in barba a sbirri ispirati dagli amanuensi eccelsi nell’arte di osservare e riportare per iscritto. Maschere e travisamenti, oscenità riversate sui potenti, licenze sguaiate che colano grasse parole flatulente. Semel in anno insanire licet. Sì, ma occorre stare attenti perché anche i potenti sono lì che aspettano e non vedono l’ora di far pagare il fio, con qualche rara eccezione.

E il povero episcopello, adeguatamente addobbato un po’ impaurito anche se euforico e montato su un asinello altrettanto magnificato da una bardatura che lo annoia molto, dopo la festa cerca di starsene alla larga.

L’abate si avanza, maestoso, ambizioso. Osserva.

Il presbiterio è in alto a tre navate e vi si accede per una vasta gradinata di notevoli proporzioni in accordo maestoso e solenne.

FOTO 10  VIDEO

 

Silenzio solitudine voglia di concentrazione. Tutti allineati in file geometriche, i sai bruni, le mani raccolte, gli occhi persi. Silentium. Un vago canto vocale sullo sfondo  tra le navate a movimento circolare e colonne massicce che sostengono arcate di stile diverso a sesto acuto o a tutto sesto come le ha comandate il soffitto. Alla fine del XII sec. L’opera può dirsi compiuta compresi gli affreschi della cripta, attribuiti a Luca Pollustro da Lanciano che si inseguono con moto circolare per adeguarsi alla circolarità.

Questo è il monastero, l’abazia di San Giovanni in Venere, ognuno lo chiami come gli garba come appare nel XXI secolo, nato dalle fondamenta di un tempio pagano dedicato a Venere Conciliatrice. Cancellato. Trasformato come tutte quelle feste pagane scivolate in religiose. Imponente, severo, sovrastante le formiche che si agitano alla base, freneticamente affaccendate ad allestire, oggi come nei secoli passati, una tavolata : una linea bianca ondulata che segue l’andamento del paesaggio. Moto perpetuo avanti e indietro di persone che continuano ad allungare la linea e stendono tovaglie dopo tovaglie, posano forchette dopo forchette e bicchieri dopo bicchieri, piegano tovaglioli dopo tovaglioli in forme varie. Voci che si inseguono. Un banchetto dell’associazione che oggi festeggia una qualche ricorrenza, 120 persone, persona più persona meno. E si sente odore di cucinato.

I banchetti convergono all’infinito nel tempo.

Nota : Per chi volesse approfondire consiglio l’ampia bibliografia che riguarda e testimonia l’interesse dedicato da eminenti studiosi fra i quali ricordo con rispetto e affetto le lezioni tenute alla Sapienza di Roma, da Lionello Venturi alle quali accedevo pur essendo ancora liceale e talvolta saltando le lezioni del mio liceo Giulio Cesare.

Bibl.: Fonti. – V. Bindi, Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi, Napoli 1889; P. Pollidoro, De Promontorio et Vico Veneris, Rocca et Arx S. Johannis in Venere, De Ecclesia et Monasterio S. Johannis in Venere, ivi, pp. 351-374.                                 Letteratura critica. – E. Bertaux, L’art dans l’Italie méridionale, Paris 1903 (19682), II, pp. 526-531, 589-591; Venturi, Storia, III, 1904, pp. 525, 719-720; V. Zecca, La basilica di San Giovanni in Venere nella storia e nell’arte, Pescara 1910; A.K. Porter, Il portale romanico della Cattedrale di Ancona, Dedalo 6, 1925-1926, pp. 69-79; I.C. Gavini, Storia dell’architettura in Abruzzo, I, Milano-Roma [1927], pp. 15-17, 157-161, 203-205, 407-415; Toesca, Medioevo, 1927, pp. 609, 726 n. 2, 846-858, 907-908 n. 72, 969; G. Matthiae, Architettura medievale nel Molise, BArte, s. III, 31, 1937-1938, pp. 93-116; R. Wagner-Rieger, Die italienische Baukunst zu Beginn der Gotik, II, Süd- und Mittelitalien (Publikationen des Österreichischen Kulturinstituts in Rom, 2), Graz-Köln 1957, pp. 87-90; I. Maksimovic, Simon Raguseus (sec. XIV), Archivio storico pugliese 14, 1961, pp. 191-206; F. Jacobs, Die Kathedrale S. Maria Icona Vetere in Foggia, Hamburg 1968, pp. 78-101; M. Moretti, Architettura medievale in Abruzzo (dal VI al XVI secolo), Roma [1971], pp. XXV, 268-281; id., Restauri d’Abruzzo (1966-1972), Roma 1972, pp. 88-95; L. Cochetti Pratesi, La Scuola di Piacenza, problemi di scultura romanica in Emilia, Roma 1973, pp. 90-91; H. Buschhausen, Die süditalienische Bauplastik im Königreich Jerusalem von König Wilhelm II. bis Kaiser Friedrich II. (Österreichische Akademie der Wissenschaften. Philosophisch-historische Klasse, Denkschriften, 108), Wien 1978, pp. 343-356; V. Pace, in L’art dans l’Italie méridionale. Aggiornamento all’opera di Emile Bertaux, Roma 1978, V, pp. 707-708, 741; M.S. Calò Mariani, ivi, pp. 813, 828; M. Cecchelli Trinci, Cripte abruzzesi e molisane (IX-XIII secolo), in L’architettura in Abruzzo e nel Molise dall’antichità alla fine del secolo XVIII, «Atti del XIX Congresso di storia dell’architettura, L’Aquila 1975», I, L’Aquila 1980, pp. 39-56: 43-53; S. Episcopo, I rilievi del S. Giovanni in Venere a Fossacesia, ivi, pp. 57-66; F. Bologna, Santa Maria ad Ronzanum, in La valle Siciliana o del Mavone (Documenti dell’Abruzzo teramano, 1), Roma 1983, pp. 147-234; O. Lehmann-Brockhaus, Abruzzen und Molise. Kunst und Geschichte, München 1983, pp. 86, 108-109, 137-138, 153-158, 175-181, 323; M. Andaloro, Sulle tracce della pittura del Trecento in Abruzzo. I dipinti murali della cripta di S. Giovanni in Venere presso Fossacesia, in Storia come presenza, Ancona 1984, pp. 23-44; M.S. Calò Mariani, L’arte del Duecento in Puglia, Torino 1984, pp. 37-45; A.B. Di Risio, L’abbazia di S. Giovanni in Venere, Milano 1987; F. Gandolfo, Arte romanica in A.M. Romanini, Il Medioevo (Storia dell’arte classica e italiana, 2), Firenze 1988, pp. 269-357; F. Aceto, ‘‘Magistri’’ e cantieri nel ‘‘Regnum Siciliae’’: l’Abruzzo e la cerchia federiciana, BArte, s. VI, 75, 1990, pp. 15-96: 47-58; M.L. Fobelli, L’abbazia di San Giovanni in Venere, in Chieti e la sua provincia. Storia arte cultura, I, Chieti 1990, pp. 293-304; F. Gandolfo, L’esperienza del Medioevo, in Teate antiqua. La città di Chieti, Chieti 1991, pp. 171-208.