Matteo Salvini e Matteo Renzi (combo)

C’è un’espressione che va molto forte, in queste settimane: “Aiutiamoli a casa loro.” La frase è riferita agli immigrati, i quali, secondo chi si esprime con queste parole, dovrebbero essere messi in condizione di trovare una vita appagante e dignitosa in patria, così da non dover essere costretti ad imbarcarsi per un viaggio difficilissimo, spesso fatale, che oltre ad attentare alla vita di molti di questi profughi (ormai tutti sappiamo che cosa accade nelle carceri libiche, giusto per citare la moderna camera delle torture dell’umanità; se qualcuno non si è ancora ben reso conto di che cosa significhi dover fronteggiare i trafficanti di quelle zone, è ora passata che si informi) è responsabile della loro disumanizzazione. Che s’intende? Se sono costretto a dover sopportare torture, sevizie e qualunque altra diavoleria che qualche sadico secondino libico, magari con la Beretta nella fondina e il portafoglio gonfio dopo aver incassato un bell’assegno circolare firmato Marco Minniti, forse la mia soglia d’intolleranza verso la violenza si abbassa, forse imparo a rispondere alle mie sofferenze causandone altre, perché alla fine l’istinto di conservazione naturale prende il sopravvento, forse le mie inibizioni scompaiono e divento una persona talmente sconvolta e disumana capace di andare ad aggredire due giovani polacchi sul lungomare di Rimini e proseguire la nottata sottoponendo agli stessi soprusi anche una prostituta appostata nei paraggi, poiché non sono più in grado di distinguere ciò che è bene, da ciò che è male. Forse è meglio che io scriva probabilmente, invece di forse.

Dunque se non ci si trova d’accordo con lo slogan più utilizzato in questi tempi, se ci viene da sorridere, per così dire, quando sentiamo “aiutiamoli a casa loro” e se riteniamo che Renzi, Salvini, o chiunque altro utilizzi questa frasetta, sia un populista, per utilizzare un altro termine abbastanza abusato (si, anche Renzi, nonostante si voglia dipingere come un novello Papa Eugenio III all’alba della seconda crociata e parli del populismo come dell’infedele musulmano del 1100, in realtà fa amplissimo uso di slogan e propaganda populista, ma questo è già sotto gli occhi di tutti) non implichiamo certo di voler far sbarcare in Europa 800 milioni di africani poveri. Non è questo quel che si sta scrivendo; quel che si vuole comunicare è che in realtà non li stiamo aiutando a casa loro, niente affatto; stiamo semplicemente dicendo di volerlo fare. Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare, e quello italiano è sempre particolarmente vasto. Non solo, probabilmente alcuni di quei politici che parlano così non hanno neppure intenzione di aiutarli davvero, ma vogliono semplicemente tentare di demolire le politiche di accoglienza ed incrementare quelle di respingimento; noi italiani stiamo facendo esattamente questo: ecco perché stiamo finanziando governi conniventi con bande armate tribali che costruiscono e gestiscono veri e propri lager di nazionalsocialista memoria – eccezion fatta solo per lo Zyklon B, a quanto si sa – nei quali i migranti vengono rinchiusi prima di raggiungere le sponde del Mediterraneo. E, ad onor del vero, anche l’UE fa lo stesso, anche se il suo braccio non è libico, ma turco.

Quando dico noi italiani non intendo tanto accusare ogni singolo cittadino del nostro Paese per la vendita delle armi agli amici dei trafficanti o per il land grabbing criminale, due delle principali cause del flusso migratorio (per chiunque voglia approfondire meglio lo spinosissimo tema dell’accapparramento di terre, segnalo questo sito, che ben evidenzia i numeri del land grabbing, compreso quello sostenuto o finanziato da nostri connazionali), e ogni qualvolta mi esprimo con espressioni come vendiamo e finanziamo mi riferisco al sistema Italia, dunque al governo ed alle aziende e multinazionali italiani. Due enti che, ad ogni modo, eleggiamo noi alle consultazioni e finanziamo noi scegliendole al supermercato, per cui l’utilizzo della prima persona plurale tanto fuoriluogo non è.

Quel che si vuole mettere in luce, con queste precisazioni, è che non è tollerabile individuare i nostri nemici tra migranti ed africani, come l’opinione pubblica troppo spesso fa,  ma che bisogna incolpare i veri responsabili, ad esempio le multinazionali dell’agricoltura (le quali, utilizzando oggi questo oggi quell’altro prestanome, sono le principali responsabili del crimine che definiamo land grabbing) e delle armi. Tra i principali esportatori mondiali di pistole e fucili c’è il nostro Paese, com’è risaputo, e tutti conosciamo le leggi economiche del capitalismo neoliberale, per cui chiunque venda lo fa in modo da poter vendere ancora; concetto che vale tanto per chi produce patate quanto per chi assembla fucili d’assalto, per cui se il contadino ha interesse a diffondere ricette biologiche, l’impresario delle armi ne ha a fomentare i conflitti. Per cui i nostri leader politici e i nostri manager hanno davvero interesse ad aiutare gli africani a casa loro? O ne hanno di più ad arricchirsi sulla pelle di questi profughi nel silenzio dell’italiano medio più interessato al Grande Fratello VIP che al destino dei suoi simili?

Di Mattia Mezzetti

Mattia Mezzetti. Nato nel 1991 a Fano, scrive per capire e far capire cosa avviene nel mondo. Crede che l’attualità vada letta con un punto di vista oggettivo, estraneo alle logiche partitiche o di categoria che stanno avvelenando la società di oggi. Convinto che l’unica informazione valida sia un’informazione libera, ha aperto un blog per diffonderla chiamato semplicemente Il Blog: http://ilblogmm.blogspot.it.

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