Naturalmente per chi ha interesse ad alimentare la paura il dato più significativo del voto tedesco sono quei 94 seggi assegnati ad Alternative für Deutschland, un partito i cui esponenti si richiamano esplicitamente alla storia della peggiore destra di quel grande paese.

Io – lo sapete – non sono ottimista di natura, non tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma credo che i 69 seggi di Die Linke non siano un dato da trascurare. Intanto perché in Germania, ossia il più importante paese dell’Unione, c’è in parlamento un grande partito della sinistra, anzi il partito della sinistra cosiddetta radicale più forte d’Europa. Certo nel Regno Unito c’è il Labour di Corbyn, che è sicuramente più vicino alle istanze dei compagni tedeschi di Die Linke che alla socialdemocrazia della Spd, ma oggettivamente non possiamo ancora dire che il leader laburista sia riuscito a trasformare il suo partito: c’è all’interno di quella grande formazione una componente pronta a tradire, pronta a tornare al rassicurante socialismo che piace così tanto ai padroni. Comunque sia, se guardiamo alla Francia, la forza della sinistra in quel paese non è paragonabile a quella tedesca. Per tacere dell’Italia.

E in Germania è probabilmente più difficile che in un altro paese essere socialista, essere davvero socialista, perché quel paese è rinato dopo il dramma del nazismo e della seconda guerra mondiale, per essere antisocialista, perché socialisti si definivano quelli di là, quelli oltre il Muro, quelli che hanno perso nella riunificazione. In una Germania in cui “loro” hanno stravinto, non è facile riprendere in mano le bandiere lacere della sconfitta.

Eppure, nonostante tutto, in Germania la sinistra è un’opzione possibile, più di quattro milioni di persone hanno votato a sinistra. E, grazie al sistema proporzionale – credo dovrebbero ricordarlo gli apprendisti stregoni della sinistra italiana – quei voti hanno una adeguata rappresentanza parlamentare. Non era un risultato scontato, come invece era un risultato scontato il successo di Afd. Il successo della formazione razzista è una profezia che si è autoavverata, come la vittoria di Trump negli Stati Uniti. A forza di dire che quelli di Afd avrebbero potuto avere un buon risultato, hanno convinto le persone che quella era un’opzione possibile, praticabile.

E’ uno schema che si ripete e che ormai dovremmo conoscere assai bene. Come in Francia per far vincere l’ultracapitalista Macron è stato necessario continuare a far crescere il Front national, così in Germania affinché Merkel possa continuare a governare è stato necessario far crescere una destra “impresentabile”, anche riesumando i vecchi spettri del peggior passato tedesco. Visto che in entrambi i paesi la cosiddetta sinistra di governo ha perso – finalmente – ogni appeal tra gli elettori e non può continuare a fare il lavoro “sporco” per le forze del capitale, come abbiamo fatto noi in Italia, approvando negli ultimi vent’anni tutte le leggi che servivano al capitalismo per dispiegarsi in tutta la sua violenza.

Come all’inizio del secolo scorso i capitalisti usarono i fascisti di Mussolini, di Franco e di Hitler, sperando che, una volta disinnescato il pericolo comunista, li avrebbero ricondotti alla ragione, così ora usano la destra populista. Allora andò male, perché ben presto la bestia fascista morse anche la mano del proprio padrone, che l’aveva fino ad allora nutrita. Anche se comunque i padroni avrebbero sempre preferito avere a che fare con un dittatore fascista piuttosto che con una democrazia, dove c’era il rischio per loro che si rafforzasse la sinistra. C’è il rischio evidentemente che la bestia fascista spezzi la catena con la stanno tenendo legata i padroni, mollando quel tanto che basta affinché noi ci spaventiamo e continuiamo a preferire il rassicurante “meno peggio” che a loro fa così comodo. Non credo però che questo sia il pericolo maggiore che dobbiamo temete. Il pericolo vero sono quelli che tengono la catena, i loro denti sono più aguzzi di quella belva, hanno una sete di sangue che non può essere placata. Il vero nemico non sono i fascisti, ma, ancora una volta, i padroni.

E contro i padroni l’unica arma è ancora una volta la politica. Per questo i giornali dei padroni preferiscono parlare dei 94 seggi di Afd e non dicono nulla di quelli di Die Linke, perché sono questi a far loro paura. Non vogliono che noi pensiamo che abbiamo un’altra opzione, eppure c’è, c’è sempre stata e in qualche modo ci sarà sempre, se non saremo così sciocchi da rinunciarvi ancora una volta.

 

Di Luca Billi

Luca Billi, nato nel 1970 e felicemente sposato con Zaira. Dipendente pubblico orgoglioso di esserlo. Di sinistra da sempre (e per sempre), una vita fa è stato anche funzionario di partito. Comunista, perché questa parola ha ancora un senso. Emiliano (tra Granarolo e Salsomaggiore) e quindi "strano, chiuso, anarchico, verdiano", brutta razza insomma. Con una passione per la filosofia e la cultura della Grecia classica. Inguaribilmente pessimista. Da qualche tempo tiene il blog "i pensieri di Protagora" e si è imbarcato nell'avventura di scrivere un dizionario...

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