Gennaio 17, 2022

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L’ideologia anti-musulmana non ha trovato posto in Portogallo

Di Robert Fisk

 

I bastioni del Castello portoghese dei Mori – “Castelo dos Mouros” cadde nelle mani dei Cristiani della Seconda Crociata, nel 1147; erano un mucchio di ladri e ubriaconi, secondo le relazioni locali, e includevano un buon numero di Britannici. C’è una storia, secondo la quale un’enorme fortuna in oro e monete si trova ancora al di sotto delle mura rovinate e molto restaurate, nascoste là dai Mori quando i delinquenti di Alfonso Henrique stavano salendo sulle colline sopra Sintra. La mia ipotesi è che non ce ne è nessuna. Mi sembra che i nostri rapporti con i Musulmani abbiano sempre ruotato attorno al denaro e alla gelosia. Inoltre i Crociati si sono fatti strada verso Lisbona saccheggiando – dopo un solenne accordo con il re che potevano farlo – e poi hanno proseguito per la loro strada massacrando e violentando la popolazione musulmana presa dal panico.

E’ stata la sola vittoria che ottenne la Seconda Crociata; le cose andarono malissimo per questa nel vero Medio Oriente. Dopo questa  e l’espulsione dei Musulmani nel 15° secolo, il conflitto del Portogallo con la regione fu economico più che militare; cercarono di prendersi dei percorsi verso l’India  dagli Arabi yemeniti. Quando Vasco de Gama “scoprì” l’India e raggiunse Calicut (Calcutta) il 20 maggio 1498 – la notizia proviene dal libro intitolato,  Out of Arabia, di Warwick Ball – fu salutato da un Arabo che veniva dalla Tunisia, con le parole: “Che il demonio ti prenda! Che cosa ti ha portato qui?”

Questo è quanto in proposito. Soltanto ben oltre 400 anni dopo, troviamo il dittatore cristiano, nazionalista Antonio de Oliveira Salazar – che mantenne neutrale il Portogallo nella Seconda Guerra mondiale e preservò quindi il suo rapporto di “più vecchio alleato” con la Gran Bretagna – dichiarare che nel XV e XVI secolo il suo paese aveva difeso la “civiltà cristiana contro l’Islam”, osservazione questa che potrebbe essere arrivata oggi da Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria. Erano sciocchezze storiche e forse il motivo per cui non c’è alcuna ideologia anti-musulmana in Portogallo. Se visitate l’enorme tomba di Vasco de Gama nella chiesa del Monastero dós Jeroninos a Belem, vedrete che il catafalco ha due magnifiche sculture di navi mercantili medievali, ma nessun riferimento ai Musulmani. La spada di De Gama è inguainata sotto un drappeggio di pietra. I chiostri del monastero (in stile Manuelin) che ho attraversato, “grondano” di archi in stile arabo e di mattonelle con arabeschi (che si potrebbero oggi trovare in Algeria e in Tunisia).

Non avete il permesso di vedere questo Atomo

Il Dipartimento delle Verità Difficili da accettare, un’istituzione Fiskiana che ho ritenuto necessario dislocare nel Medio Oriente, farebbe notare, naturalmente, che il Portogallo ha inflitto la sua violenza, la pulizia etnica, il razzismo e la schiavitù non al Medio Oriente, ma ai popoli dell’Africa, dove guerre più recenti  proprio nei suoi possedimenti coloniali, specialmente in Angola e in Mozambico – hanno contribuito ad abbattere il regime pseudo-fascista di Marcelo Caetano, successore di Salazar, nel 1975.

Gli Arabi, tuttavia erano considerati popoli esotici e istruiti, la cui propria cultura non  è stata mai cancellata dalle strade delle città del Portogallo. Il museo che ricorda i prigionieri della dittatura del ventesimo secolo, è situato in un originario edificio moresco a Lisbona che si chiama Aljube, che in Arabo significa “Via del corso d’acqua”. Può significare anche “prigione”, cosa che era sotto Salazar. Aggiungerei che le lingue iberiche sono ugualmente “disseminate” di parole arabe. Il guerriero El Campeador, Rodrigo Diaz de Vivar (reso famoso anche Charlton Heston)   è più noto a noi con il suo nome di battaglia, “ Sayyid” – El Cid (“il Signore”).

Attualmente, in nessun posto i collegamenti tra il passato musulmano e quello europeo sono più perfettamente rappresentati che nel Museo Calouste Gulbenkian nei sobborghi settentrionali di Lisbona. Il vecchio Gulbenkian, l’armeno più ricco del suo tempo, l’originale “Mister Cinque per cento” sui guadagni del petrolio, è stato un eccezionale filantropo del suo tempo e la sua fondazione cerca di superare il divario insormontabile tra i popoli armeni e i loro amici cittadini turchi autori del genocidio, dopo il 1915. * Questo potrebbe essere il motivo per cui la breve biografia dell’uomo, disponibile presso l’istituzione a Lisbona, si riferisce al genocidio armeno” –vergognosamente –come semplicemente “ai tragici eventi”.

Il museo, però espone anche arte musulmana/araba appena a due sale di  distanza dai vecchi maestri olandesi, La Signora Lowndes-Stone di Thomas Gainsborough e un paio di quadri opera [del pittore inglese] Turner. Una lampada da moschea siriano-mamalucca e una Bibbia armena miniata si trovano soltanto a pochi metri dal Ritratto di Madame Monet, opera di Renoir.  Una nuova mostra esamina la conoscenza della botanica condivisa dall’Europa con l’Impero Moghul, di Shah Jahn, nel subcontinente indiano. C’è, però, un maestoso volume tra i libri musulmani, una copia iraniana del  XVI secolo della poetica di Hafiz,* dove la calligrafia di 400 anni fa dello studioso safavide   procede delicatamente sulla pagina aperta del volume, ma un testo, ahimè, non tradotto e quindi rappresentato  come arte invece che come letteratura. Qui, però abbreviate e costrette in lingua inglese, c’è un po’ di quello che le parole dicono: “Se, per buona sorte, posso avere la polvere dal piede della mia amata, al di sopra dei miei occhi, le dedicherò un verso. Se la sua falena cercasse la mia anima come se fosse una candela, rinuncerei alla mia anima proprio in quel momento…Dopo la morte, neanche il vento sarà capace di portare via la polvere dalla tua porta.”

I versi non sono diversi dai versi ascetici, spezzati, quasi negativi di quel poeta portoghese, innegabilmente il migliore: Fernando Pessoa che ricorda ai suoi devoti sia James  Joyce che Samuel Beckett:

Altro oro nel morto pomeriggio-

La polvere d’oro senza luogo del giorno che finisce

E che passeggia oltre la mia porta

E non si fermerà –

 

Nel silenzio ancora dorato

Del verde dei boschi, vedo

Il ricordo: eri bella come  nei vecchi tempi

E sei in  me…

 

Anche se non sei là, lo è il tuo ricordo

E tu, il tuo aspetto, non uno qualsiasi.

Tremo come la brezza, quando vieni

E rimpiango un po’ di bene…

Questa è la traduzione di Jonathan Griffin dal portoghese, ma l’opera di Pessoa ha immediatamente indotto un visitatore musulmano a Lisbona a farmi notare quanto era simile alla poetica persiana dell’XI secolo di Omar Khayyam, la cui Rubaiyat (raccolta di poesie, n.d.t.) era stata tradotta (anche se non molto bene) dal poeta inglese Edward FitzGerald. Pessoa parlava fluentemente inglese.

Non è una sorpresa, perciò, scoprire che Pessoa non soltanto leggeva e scriveva molte annotazioni sulla Rubaiyat su tutta il frontespizio della sua copia del lavoro di FitzGerald, ma era quasi ossessionato dai filosofi arabi, compreso il  poeta arabo-andaluso dell’ XI secolo, al-Mu’tamid. Inoltre Pessoa condannava l’espulsione degli Arabi nel Medio Evo dalla penisola iberica. Grazie al lavoro dello studioso italiano Fabrizio Boscaglia e della ricercatrice brasiliana, Marcia Feitosa, troviamo Pessoa che accoglie la “nostra [portoghese] grande tradizione araba di tolleranza e di civiltà libera. E’ nella maniera in cui siamo i custodi dello spirito arabo in Europa, che avremo una individualità diversa… Vendichiamo la sconfitta inflitta da quelli del Nord ai nostri antenati arabi. Redimiamoci dal crimine commesso quando abbiamo espulsi dalla penisola gli Arabi che la hanno civilizzata.”

Forse non c’è da meravigliarsi che due anni fa, il Primo Ministro del Portogallo, Antonio Costa abbia detto che il suo paese avrebbe ricevuto 10.000 rifugiati siriani – il doppio che avrebbero potuto accogliere in base al programma di ricollocazione dell’Unione Europea. Fate un paragone tra questo e i “protettori” della nostra “civiltà cristiana” più a est.

Nella foto: il Monastero dos Jeronimos

https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno

https://it.wikipedia.org/wiki/Hafez#Poetica

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte : https://zcomm.org/znetarticle/anti-muslim-ideology-hasnt-found-a-home-in-portugal

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0