Nove morti in un attentato suicida in Afghanistan


Francesco Cecchini


Grande è la confusione sotto il cielo afghano, ma la situazione non è eccellente.
Lunedì mattina un attentatore suicida con un Humvee militare (Veicolo multifunzione su ruote ad alta mobilità), il veicolo militare da ricognizione dell’esercito americano rubato, ha attaccato una base di servizi di intelligence nell’ Afghanistan orientale, uccidendo almeno nove persone. I Talebani hanno rivendicato la responsabilità dell’ attacco. Arif Noori, portavoce del governatore della provincia orientale di Ghazni, ha dichiarato che almeno 40 ufficiali dell’intelligence sono stati feriti ed alcuni sono gravi. L’ aggressore si è suicidato, facendo esplodere il veicolo pieno di esplosivi appena superato la porta. Il portavoce talebano Zabihullah Muhajid ha affermato che gli insorti erano dietro l’attacco nella provincia di Ghazni, dove i Talebani controllano gran parte delle aree rurali. Negli ultimi anni Il capoluogo di provincia, Ghazni, è caduto in due occasioni e per breve tempo nelle mani dei Talebani . Molti attacchi su larga scala contro le forze afgane e della NATO sono stati segnalati nella provincia. L’ attacco è avvenuto il giorno dopo che il presidente afghano Ashraf Ghani e il suo rivale politico Abdullah Abdullah hanno firmato un accordo di condivisione del potere; questo due mesi dopo che entrambi si erano proclamati vincitori delle elezioni presidenziali dello scorso settembre. In base all’accordo, Ghani mantiene la presidenza del Paese e Abdullah dirige l’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale. Entrambi hanno tenuto cerimonie di investitura a marzo in competizioni. Da allora sono stati coinvolti in una lotta di potere, una disputa che ha spinto il governo degli Stati Uniti ad annunciare che avrebbe tagliato 1 miliardo di dollari in aiuti in Afghanistan se i due leader non fossero riusciti a risolvere le loro differenze. L’accordo di pace firmato il 29 febbraio dagli Stati Uniti e dai talebani prevede che le truppe statunitensi e della NATO lascino l’Afghanistan. È considerata la migliore opportunità per l’Afghanistan di raggiungere la pace dopo diversi decenni di guerra. Da allora, Washington ha cercato di convincere i Talebani e il governo afghano ad avviare negoziati intra-afgani, ma l’instabilità politica e l’ inimicizia personale tra Ghani e Abdullah hanno bloccato i colloqui. Le riunioni previste per marzo non si sono mai tenute. Il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo ha parlato domenica con i due leader, indicando che era soddisfatto della sua volontà di andare verso i negoziati, anche se si è rammaricato del tempo perso.
COMUNQUE L’ ULTERIORE ATTENTATO TERRORISTICO DI LUNEDI’ SCORSO AD OPERA DEI TALEBANI NON AIUTA CERTO LA PACE, ANZI.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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