Luglio 14, 2020

AFV

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2 giugno, ariecco i fascio-leghisti

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Il giorno della Festa della Repubblica, Salvini e Meloni insozzeranno la piazza per chiedere la repressione dei lavoratori. A loro insaputa.

Il 2 Giugno, Festa della Repubblicascenderanno in piazza Lega e Fratelli d’Italia ma anche altri gruppi della destra che cercano collocazione politica dentro un non ancora definito Blocco Nazionale.

Tanto per rinfrescare la memoria è bene ricordare come i Blocchi nazionali nascano nel 1921 dall’alleanza tra i Fasci di combattimento e i liberali, sostenuti da agrari e industriali in funzione anti-socialista. Nella lista dei Blocchi vennero eletti una trentina di fascisti tra i quali Benito Mussolini che ricevette la benedizione dei poteri forti dell’economia di quel tempo.

Il richiamo ai Blocchi non è casuale tanto che è in costruzione un percorso di confluenza di varie realtà dell’estrema destra verso una nuova realtà nazionale che si richiama esplicitamente all’esperienza degli anni immediatamente successivi alla Prima guerra Mondiale.

La scissione recente da Forza Nuova ha praticamente dimezzato l’organizzazione di Roberto Fiore, intere province hanno lasciato FN con un documento condiviso a livello nazionale e sottoscritto dalle Comunità forzanoviste dentro cui sono confluiti anche buona parte dei consiglieri comunali eletti nelle alleanze di centro destra.

Un terremoto annunciato da tempo, anche se è indubbio che il colpo decisivo sia stato assestato da una puntata di Report che indagava sulla galassia nera e sulle origini delle attività imprenditoriali di Roberto Fiore. Per la prima volta milioni di persone hanno potuto ascoltare quanto in pochi per anni avevamo descritto su giornali e blog in merito ai finanziamenti della Finanza a quella destra che si ergeva ad anticapitalista.

Fin qui, i fatti di cronaca, ma è indubbio che negli ultimi due anni la galassia nera sia in subbuglio come dimostrano le inchieste della magistratura che hanno portato al rinvio a giudizio di decine di attivisti, al ritrovamento di quantitativi di armi posseduti da gruppi pronti alla lotta armata.

Lo sdoganamento della destra dichiaratamente fascista è avvenuto con la Lega di Salvini che non disdegna di manifestare con Casapound, con deputati della Lega presenti a veglie contro l’aborto e per la famiglia insieme ai circoli reazionari clerico-fascisti. Messi da parte gli impresentabili parlamentari della Lega provenienti dalle file fascista, lo sdoganamento dei fascisti è arrivato al suo definitivo compimento.

Questa alleanza trasversale si prefigge alcuni obiettivi e si rafforza attorno ad alcune letture della realtà, ad esempio in merito al fatto che il potere odierno sarebbe costruito dall’alleanza tra la finanza ebraica, le ong, (tutte unite per favorire l’immigrazione) e dall’alleanza elettorale del centro sinistra. L’arrivo degli immigrati sancirebbe la perdita dell’identità nazionale, getterebbe sul lastrico le famiglie italiane alimentando la disoccupazione della forza-lavoro italiana.

Le destre italiane sono alimentate da un brodo di cultura fatto da tradizionali luoghi comuni della reazione clerico-fascista e da una rinnovata facciata antisistemica: peccato che le posizioni di Salvini siano state le stesse del padronato italiano, essendosi opposto alla chiusura delle aziende nelle settimane pandemiche, inclini alla repressione dei lavoratori che scioperavano per tutelare la loro salute e sicurezza.

E così assistiamo ad un mix di populismo becero con le istanze più retrive del cattolicesimo e del liberismo, eppure le forze di destra amano presentarsi come anti-sistemain contrapposizione a quel sistema che in realtà vanno difendendo attraverso le proposte di limitare ulteriormente il diritto di sciopero o rivendicando privatizzazioni selvagge.

Il rischio che corriamo è quello di regalare, in piena crisi economica e sociale, il malcontento popolare alla destra e alle alleanze fasciste con un centrosinistra schiacciato sulle posizioni di Confindustria e nella difesa delle politiche di austerità.

Chi, come Salvini o Meloni, si erge a difesa del popolo contro l’UE, ha votato nel Parlamento europeo e italiano tutte quelle regole che hanno alimentato le politiche di austerità e il pareggio di bilancio in Costituzione.

Non solo è necessaria la battaglia delle idee e la contestualizzazione della memoria storica ma serve soprattutto una iniziativa politica e sindacale convincente per restituire forza e credibilità ad una rottura antisistemica e anticapitalistica.

In queste settimane abbiamo iniziato un percorso di natura sindacale con le assemblee dei lavoratori autoconvocati per restituire dignità e protagonismo all’azione sindacale indebolita dal consociativismo dei sindacati complici e dalla frammentazione dei sindacati di base. Serve chiarezza e unità di intenti, non fusioni a freddo, consapevoli che occorra restituire forza al ruolo dei delegati sindacali nei luoghi di lavoro per avviare quella ricomposizione di classe che scaturisce dal conflitto e non da cartelli sindacali che nel migliore dei casi indicono scioperi poco partecipati e rituali.

Allo stesso tempo abbiamo iniziato quel lavoro di collegamento tra le realtà e le riviste comuniste che crediamo indispensabile per ricostruire quella cassetta degli attrezzi senza la quale la classe di riferimento è consegnata all’avventurismo delle destre e alla strumentalizzazione della miseria a fini liberisti.

Dirsi antifascisti oggi significa praticare l’antifascismo non solo per ricacciare dai quartieri e dai luoghi di lavoro i fascisti ma soprattutto per non renderli attraenti alle masse popolari in assenza di un’alternativa anticapitalista, che dobbiamo ricostruire.


Credits: europa.today.it

https://www.lacittafutura.it/interni/2-giugno-ariecco-i-fascio-leghisti