Settembre 24, 2020

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Lo sciopero dei minatori nella LPR: quel che i media ucraini non diranno mai

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I media ucraini si sono precipitati con zelo a parlare degli scioperi dei minatori nel territorio non controllato [dall’Ucraina] della regione di Lugansk, che non sono stati pagati per diversi mesi. Ma le conclusioni tratte sono state, come al solito, sbilenche e propagandistiche, della serie “Guardate come “i terroristi” fanno fallire le miniere e deridono i lavoratori che starebbero meglio vivendo in Ucraina”. Tuttavia, non essendo noi dei propagandisti, esaminiamo il problema in termini di fatti e cifre.

Per cominciare, l’impresa “Antracyt”, dove si svolgono gli eventi descritti, è fallita nel marzo 2013, vale a dire sotto le autorità ucraine, poiché doveva ai creditori più di 36 milioni di grivnie. Questo, ovviamente, non è tutto. Ma prima spiegheremo cosa sta realmente accadendo nella miniera “Komsomolskaja”.

Per il quarto giorno i villaggi sono in fiamme, la terra del Don brucia sotto i loro piedi

Il 22 aprile di quest’anno, 173 minatori della miniera “Komsomolskaja”, sul territorio della regione di Lugansk non controllata dall’Ucraina, sono scesi sulla sponda orientale e hanno iniziato a scioperare. I lavoratori non vedono i loro stipendi, circa 240 milioni di rubli, da gennaio. Poiché una sorta di “ristrutturazione” (in realtà una liquidazione delle imprese di estrazione del carbone non redditizie) doveva iniziare l’1 maggio, i lavoratori temevano che i salari per gennaio-marzo sarebbero stati congelati e non li avrebbero mai visti.

Quella stessa notte, il direttore generale della nuova società di gestione “VostokUgol” (creata al posto della vecchia società “Antracyt”) Vladimir Shatokhin ha portato alla miniera circa 5 milioni di rubli.

O prendete i soldi al mattino e interrompete lo sciopero, oppure bloccherò i vostri documenti e creerò problemi con il Ministero della Sicurezza dello Stato”, ha affermato Shatokhin secondo Aleksandr Vaskovskij, co-presidente del Sindacato Indipendente dei Minatori.

I lavoratori non hanno risposto alle minacce, e dopo mezz’ora il direttore generale è stato costretto ad offrire lo stipendio per gennaio-febbraio, e prima della fine di aprile – per marzo. Quindi il denaro è stato incredibilmente trovato e il 23 aprile i minatori hanno ripreso il lavoro.

Come sempre, il proprietario soddisfa le legittime richieste dei lavoratori solo quando le loro azioni collettive colpiscono le sue tasche. Non appena lo sciopero si è fermato, le promesse sono state infrante – solo la metà del denaro è stata pagata a marzo e, alla fine di maggio, i minatori non hanno visto i loro stipendi di aprile. Inoltre, il costo del lavoro è stato ridotto.

La sera del 5 giugno, il secondo turno di lavoratori ha sospeso il lavoro ed è rimasto sul fondo della miniera. La direzione della miniera non ha consentito il passaggio degli autobus e quindi il terzo turno non ha potuto unirsi allo sciopero, ma i minatori sono riusciti a raggiungere la miniera da soli. Il 6 giugno 150 persone erano già in sciopero. Il giorno successivo, il direttore generale Shatokhin è andato da loro e, secondo i sindacati, ha affermato che la miniera è attualmente una zavorra e che per raggiungere il livello di redditività, devono investire un sacco di soldi, e i debiti verranno rimborsati man mano che saranno realizzati i profitti.

Il 7 giugno la polizia è apparsa vicino alla miniera, bloccando l’accesso all’impresa. Pertanto, i minatori e le loro mogli hanno smesso di ricevere cibo e acqua. Inoltre, è stata “inaspettatamente” dichiarata una strana quarantena nel Distretto di Antracyt – tutti i trasporti sono stati fermati, ma né i negozi né i mercati sono stati chiusi. Non meno “inaspettatamente”, le comunicazioni mobili MTS-Vodafone hanno smesso di funzionare e i fornitori di servizi internet “Lugakom” e “Matrix” hanno bloccato la rete VKontakte e YouTube.

L’8 giugno il ministro dell’industria del combustibile e del carbone della LPR Pavel Malgin è arrivato alla miniera. Ha detto che finora sono stati trovati solo 50 milioni di rubli per i minatori, ma continueranno a cercare denaro. Pertanto, lo stipendio di maggio era coperto, ma i debiti per marzo e aprile sono ancora dovuti. Secondo il direttore generale di “VostokUgol” Shatokhin, questi sono i debiti della vecchia società di gestione e “VostokUgol” non ha nulla a che fare con essi. Quindi i timori dei minatori del congelamento dei vecchi debiti a causa della “ristrutturazione” (motivo per cui lo sciopero è iniziato ad aprile) si sono rivelati una realtà.

Secondo i sindacalisti sui social network, la sera dello stesso giorno, l’alimentazione elettrica della miniera è stata interrotta e in seguito a ciò la ventilazione e il drenaggio si sono interrotti. I canali Telegram di Lugansk hanno scritto che la miniera era appena passata a un’altra linea, quindi l’elettricità era temporaneamente interrotta. Tuttavia, perché alle 10 di sera sia stata ridata la corrente ad una miniera in sciopero e non operativa è un mistero.

Nel frattempo, l’ufficio dell’autoproclamato procuratore generale della LPR ha esaminato la vecchia società di gestione “Antracyt”, ha rivelato numerose violazioni, e ha inserito uno degli ex leader dell’azienda nella lista dei ricercati. Sembra anche che il direttore della miniera “Komsomolskaja”, Jurij Dyuba, sia stato accusato ai sensi dell’articolo 158 del codice penale della LPR (mancato pagamento dei salari).

I minatori della LPR in sciopero danneggiano l’industria della difesa ucraina

Ma i problemi con i salari delle miniere sono il risultato della povertà delle repubbliche in guerra non riconosciute (anche le autorità ucraine, tra l’altro, spiegano i bassi salari e le pensioni facendo riferimento alla guerra)? Il quotidiano sindacale “Il Minatore del Donbass” dimostra il contrario: “Un minatore nella DPR e nella LPR rappresenta 150 tonnellate di carbone estratto al mese. Al costo di vendita del carbone a 50 $ (per tonnellata), 150 tonnellate di carbone x 50 $ = 7.500 $. Lo stipendio medio di un minatore nella DPR e nella LPR è di 170 $. Per l’estrazione di ogni tonnellata di carbone, il capitalista spende 8 $ di capitale permanente (supporto, elettricità, deprezzamento, ecc.), che per 150 tonnellate di carbone prodotte al mese ammonteranno a 1.200 $. Pertanto, per 150 tonnellate di carbone, meno il capitale permanente speso, il capitalista riceverà 7.500 $ meno 1.200 $ = 6.300 $. Il lavoro di ogni minatore di DPR e LPR porta 6.300 $ al mese. Il plusvalore creato da ciascun minatore dopo aver dedotto il suo stipendio è di 6.300 $ meno 170 $ = 6.130 $ al mese”.

Quindi anche lo stipendio di un minatore di 2.000 $ non può far fallire il proprietario della miniera, che avrà altri 4.130 $ da ciascun lavoratore al mese.

Il Servizio Statistico Statale afferma che all’inizio del 2020 oltre il 61% del carbone per l’energia è stato fornito all’Ucraina dalla Russia. I giacimenti di carbone di qualità di Antracyt, necessari per il lavoro di molte centrali termoelettriche ucraine, sono rimasti nella parte non controllata della regione di Lugansk. Pertanto, Antracyt esporta quasi al 100% in Ucraina dalla Federazione Russa, il che dimostra ancora una volta che la “guerra ucraino-russa” esiste solo nei media, che incitano in modo criminale all’odio etnico, e che il conflitto nel Donbass è civile. Inoltre, “per combattere” l’influenza della Russia, questa primavera la Rada ha introdotto un dazio del 65% sulle importazioni di carbone ad eccezione, ma per qualche ragione, di quelle del carbone di Antracyt. Si scopre che i normali cittadini ucraini dovrebbero uccidersi a vicenda e morire per gli interessi degli oligarchi e dei vari organi statali che alimentano il conflitto e che vi ricavano molto denaro. Ma ok, le operazioni militari non vengono condotte ufficialmente contro la Russia (nonostante le urla dei media e di un certo numero di politici specifici). Sembra che le autorità ultra-patriottiche (“l’Ucraina al di sopra di tutti”, ecc.) stiano commerciando con “separatisti e terroristi” della L/DPR.

Pertanto, Dmitrij Marunich, copresidente della Energy Strategies Foundation, ha dichiarato: “Secondo i miei dati ottenuti da una fonte affidabile, decine di migliaia di tonnellate di carbone di Antracyt provenienti dalle miniere del Donbass vengono trasportate nella società a responsabilità limitata “Ros” ogni mese per essere inviate all’Ucraina in treno – o agli acquirenti ucraini o (come opzione) – per il transito attraverso l’Ucraina verso le compagnie europee. Ad esempio, a marzo e aprile, 18.000 tonnellate di questo carbone sono entrate nel territorio dell’Ucraina. Stiamo parlando di un sacco di soldi, che vengono utilizzati per finanziare l’esercito e le persone che gestiscono le repubbliche illegali”.

In effetti, il carbone proveniente da territori non controllati, soprattutto dopo lo stop delle miniere della “PavlogradUgol”, alimenta la maggior parte delle centrali termiche ucraine, nonché il 100% delle cokerie.

Si scopre che gli oligarchi patriottici/i produttori di energia ucraini e l’esercito ucraino che combattono nel Donbass, finanziati dalle tasse pagate sia dagli stessi oligarchi che dai loro impiegati, sono mantenuti da denaro dei “terroristi”. Siete tutti collegati, signori, questo è il punto. E l’ironia è che con il loro sciopero, i minatori della L/DPR, che i media ucraini hanno inaspettatamente difeso, stanno danneggiando la produzione di elettricità, l’industria del coke e chimica ucraine e, di conseguenza, l’intera industria della difesa.

Un quadro interessante – senza il carbone Donbass, l’Ucraina non può combattere, ma pagando per esso sostiene i “terroristi”, un qualcosa che rientra nell’articolo 258-5 del codice penale ucraino (finanziamento del terrorismo), in base al quale molte persone sono oggi processate, ad esempio, perché pagano le tasse della L/DPR.

Non solo le autorità di Kiev sono collegate ai “terroristi” tramite il carbone del Donbass

Da marzo 2017 a dicembre 2018, 5,9 milioni di tonnellate di carbone sono state esportate dai distretti separati delle regioni di Donetsk e Lugansk [le parti non controllate del Donbass – ndr]. Quasi la metà di questo volume, 2,5 milioni di tonnellate, è stata inviata nei paesi dell’UE”, hanno scoperto il giornalista slovacco Tomáš Forró e i suoi colleghi polacchi Karolina Baca-Pogorzelska e Michal Potocki.

Da ciò bisogna concludere che schiacciando lo sciopero i funzionari “terroristi” fanno il gioco di Kiev, e che i media ucraini, difendendo i minatori, fanno il gioco dei “terroristi”? Per non parlare dei governi dei paesi dell’UE, che, pretendono di sostenere l’Ucraina, ma allo stesso tempo acquistano un po’ di carbone dai “separatisti”. Si può tirare solo una simile conclusione. I proprietari di fabbriche e battelli a vapore hanno un interesse comune – il carbone deve continuare ad arrivare, il denaro deve circolare.

Quando i media ucraini soffrono a causa della sofferenza dei minatori della “Antracyt”, sarebbe auspicabile aggiungere che questa sofferenza è causata, oltre che dai funzionari della L/DPR, dagli oligarchi ucraini legati a loro dalla stessa catena monetaria e controllati dal governo ucraino da loro stessi controllato. Quindi chi è il vero separatista e chi in realtà sta combattendo contro chi? I lavoratori nei territori controllati e non controllati non hanno motivo di combattere gli uni contro gli altri. Non sono interessati a questo.

Nell’interesse di chi si combatte una guerra fratricida da 6 anni?

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Articolo di Pavel Volkov pubblicato su Stalker Zone il 12 giugno 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.