Ottobre 20, 2020

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Viviamo in un gran carcere… Hamdan Jewe’i di Betlemme

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riceviamo e pubblichiamo

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Profughi nella propria terra di origine. Un paradosso, ma è la vita delle famiglie palestinesi scacciate e scampate alla Nakba. I loro paesi sono diventati colonie israeliane, i loro figli nipoti e pronipoti sono profughi tuttora e vivono in campi. Alcuni nei paesi vicini, alcuni in Gaza e altri in Cisgiordania. Hamdan Jewe’i è nato nel campo di Deisha a sud di Betlemme come i suoi dieci fratelli, e lì vive  con altri 20mila profughi in un territorio di 2 km².

Hamdan è dinamico e studioso: ha conseguito la laurea e  ha intrapreso l’attività di guida turistica, superando le difficoltà di una disabilità motoria, ed è ben conosciuto fra i turisti italiani grazie all’ottima conoscenza della lingua. Ora, a 37 anni, è anche marito  e affettuoso padre di due bambini sotto i tre anni di età. Con la crisi del Covid-19 il turismo è bloccato dall’inizio di marzo, Hamdan è senza lavoro e le condizioni di vita sono in preoccupante peggioramento.
Questo blog ha scritto spesso dei Profughi in Libano, ora Hamdan è la voce ai Profughi in Palestina.

mcc. Hamdan, la tua affermazione viviamo in un carcere è drammatica, suscita un terribile senso di soffocamento. Per quelli che non sono mai venuti in Palestina, puoi dare qualche particolare della segregazione che subite?
Hamdan. Allora ti dò come esempio il campo di Aida. Ci sono 6.500 abitanti, provenienti da 27 villaggi, che non esistono più, e vivono stipati in meno di 1 km²!  Sono sorvegliati notte e giorno dalle 8 torrette militari che circondano il campo, ma se parliamo di tutta Betlemme le torrette sono ben 16… All’entrata di Aida gli abitanti hanno issato una gigantesca chiave. Rappresenta quella della casa che sono stati costretti ad abbandonare, molte famiglie ancora la conservano, e simboleggia la volontà del Ritorno. Purtroppo non credo che riuscirò mai a tornare alla casa dei miei genitori, ma spero che ci riescano i miei figli un giorno, perché, ricordati, noi non abbiamo mai dimenticato la nostra identità.

mcc. Adesso parlaci del tuo campo.
Hamdan. Vicino a Betlemme c’è  Deisha, il mio campo. Sopportiamo già 500 km di Muro, tra Gerusalemme e Betlemme, ma è in continuo prolungamento, per un’altezza che può arrivare a 12 mt. e  con 97 check-point. Lo scopo è impedirci la libertà di movimento; anche per andare a farci curare possiamo passare al checkpoint solo se abbiamo ottenuto un permesso….

mcc Sì, lo sappiamo, l’abbiamo raccontato attraverso le parole da un ex- soldato israeliano dissenziente. A volte il permesso non viene dato all’interessato ma a un medico, per esempio, e può succedere che non venga mai concesso di utilizzarlo…
Hamdan. Ma forse non sai quanti sono i tipi di permessi che Israele ha introdotto dopo la seconda Intifada. Sono 600! Fra questi c’è quello per lavoro, perché migliaia di Palestinesi hanno una occupazione in territorio israeliano. Ti racconto di mio fratello: ogni notte alle 3 si presenta al checkpoint e si mette in fila con gli altri. Li fanno aspettare per ore, poi verso le 6 o le 7 lui riesce a passare e andare al posto lavoro. E’ necessario un permesso anche per attraversare il Muro e andare a trovare i parenti dall’altra parte, perché a volte il tracciato è stato costruito in modo da circondare del tutto un’abitazione.

mcc L’ IDF, i soldati israeliani insomma, possono entrare dentro i Campi Profughi? In Libano, per esempio, la polizia non entra…
Hamdan Entrano eccome! Nei Territori Occupati non fanno differenza fra chi è dentro o fuori il Campo. Tutto quello che vedi nei video, leggi sui giornali e nei post, tutte le violenze… non ci è risparmiato niente.

mcc. Quando hai citato tuo fratello che lavora in Israele ho pensato alla questione delle tasse. So che esiste il Protocollo di Parigi, del 1994, che ha riconosciuto una serie di diritti economici dei Palestinesi. Una delle regole – che doveva durare solo per cinque anni  e invece….- è che Israele riscuote le tasse dei Palestinesi che lavorano sul suo territorio e nelle colonie. Poi li trasferisce  all’ANP affinché questa possa provvedere alle necessità della sua popolazione, però mi sembra che ad ogni accenno di tensione questi fondi vengono bloccati, è così?
Hamdan. Esatto, e sta succedendo anche adesso che Israele vuole dichiarare l’Annessione delle Colonie e ANP si è ritirata dagli Accordi di Oslo. In pratica i dipendenti  pubblici sono rimasti senza stipendio! Quindi si allontana ancora di più la possibilità che quelli come me ottengano un sussidio. Noi disabili siamo il 5% della popolazione e non riceviamo niente: non c’è struttura di assistenza, nè una politica di welfare. Ora che il mio lavoro nel turismo è bloccato avere un sussidio sarebbe un grande aiuto per tirare avanti, invece niente. Siamo più di 350mila disabili senza un solo provvedimento di assistenza… o meglio: pochissimi ricevevano un misero mensile se la loro disabilità dipende da violenze dell’Occupazione o da fatti bellici, adesso anche loro col blocco delle tasse forse resteranno senza niente…

mcc. Come sono i rapporti fra di voi in generale e fra i Profughi e gli altri?
Hamdan Dipende. Ci sono divisioni politiche, c’è chi è con OLP, chi con il Fronte Popolare, con Hamas o con la Jihad … Quelli che non vogliono queste divisioni sono un pò isolati. Come me che non sono politicamente figlio di nessuno e non sopporto tutti questi partiti politici in Palestina. Gli altri non ci guardano bene, tirano per il loro partito e adesso ancora di più.

mcc. Si dovesse arrivare a indire delle elezioni, voi Profughi avete diritto d partecipare?
Hamdan. Certamente. Noi abbiamo il documento di identità di profugo rilasciato dall’Onu, ma anche la carta di identità dell’Autorità Palestinese, quindi avremmo diritto di votare. L’ultima volta è stato nel 2017, ma non c’è più democrazia, la guerra politica fra Gaza e Cisgiordania blocca tutto.

mcc C’è un movimento internazionale di boicottaggio dei prodotti di Israele. Visto che dei Palestinesi lavorano in aziende in territorio israeliano o per gli Insediamenti, mi chiedo sempre: si rischia di fare danno anche ai lavoratori palestinesi?
Hamdan Se alludi al BDS [n.d.r Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni] è una questione internazionale, qui a livello locale, come ti ho detto prima, la mancanza di lavoro obbliga ad andare a lavorare in ditte israeliane. Poi queste ditte sono in rapporto con la nostra dirigenza, cioè con i più ricchi,  allora i loro prodotti vengono venduti anche qui nei Territori Occupati.

mcc. Grazie di averci chiarito aspetti di cui non si trova traccia nell’informazione ufficiale. Spero che la pandemia diventi presto solo un ricordo, per il bene di tutti e specialmente per voi che vivete una situazione già difficile che sembra diventare sempre più difficile. Quando il turismo riprenderà, chi volesse venire in Cisgiordania e averti come guida come dovrebbe fare per contattarti?
Hamdan. Ho una pagina Facebook dove si trovano tutte le indicazioni: mail, whatsapp e telefono. Si chiama B&B Educational Alternative Tours Guiding. Ci sono anche foto e video girati dai turisti così chi guarda può farsi delle idee di cosa possiamo offrire a chi viene nella Palestina tanto bella e ricca di storia quanto… infelice.

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