Settembre 22, 2020

AFV

Libera la tua mente

Il Fidel che vive in me

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Conoscerlo è stato un privilegio; accompagnarlo in vari compiti per alcuni anni, tutta una competizione; imparare dai suoi insegnamenti, una permanente sfida. Fidel era un uragano di idee. Non smetteva un minuto di analizzare, scrutinare, proporre, domandare, contrappuntare. Da ogni gli idea nascevano idee nuove; da ogni problema, una moltitudine di soluzioni.

Era capace di pensare l’infinito e di indagare il più semplice dettaglio. Da dove esce il sole nel luogo dell’incontro? In che ordine si spartiscono le caramelle nel compleanno collettivo dei bambini di Cardenas? E è che il suo pensiero viaggiava più in là che quello di noi tutti, per sognare che il paese fosse una potenza medica ed un gran polo scientifico biotecnologico; ma era capace di atterrare affinché non rimanesse nessun dettaglio senza essere studiato. “È che per un dettaglio perdemmo il Moncada”-diceva.
“Se avessimo saputo l’ora in cui passava quella guardia cosacca il fattore sorpresa non si sarebbe perso ed avremmo occupato la caserma”.

Il suo spirito era eternamente giovane e ribelle. Le sue idee non invecchieranno mai. Chissà per questo motivo sempre si circondò di giovani, ha regalato loro ali, lezioni, cammini da seguire. Chissà per questo motivo ha conservato sempre un affetto speciale per Artemisa e quel gruppo di giovani che l’ha accompagnato al sacrificio per la Patria.

Aveva la sagacità per stimare con sguardo fisso ed il dialogo franco l’altezza, il coraggio, le qualità degli esseri umani. Come non capire la sua disposizione ad accompagnare Juan Miguel (padre de Elian) nella lite per suo figlio dopo avere conversato con lui per alcune ore? O quell’istinto che gli ha permesso rendersi conto dei problemi che abbattevano il giovane compagno che si sedeva di fronte a lui durante molte notti di riunioni di lavoro, e che per vergogna o modestia non esteriorizzava?

Dimostrava sempre una speciale sensibilità verso le donne. Più di una volta l’ho visto criticare giustamente e con rettitudine alcune delle nostre compagne, nei giorni inarrestabili della Battaglia di Idee, e finire la riunione con una mano sulla spalla e con affetto commovente verso la criticata.

Era un lettore tenace e ricercatore vorace di informazione. Utilizzava metodi propri di lettura rapida e contrastava fonti e punti di vista. I suoi bollettini di notizie delle agenzie erano proverbiali in volume e, dopo, come uomo di tutti i tempi, aveva aggiunto alle sue letture un altro voluminoso riassunto di articoli importanti pubblicati in internet.

Credo non ci sia un altro oratore e conversatore instancabile della sua stirpe. Poteva stare ore conversando con amici o visitatori. Si informava sull’umano e sul divino. Ma era capace anche di ascoltare distintamente i suoi interlocutori. E rispettava molto il criterio proprio e la controversia. Era un esperto conquistatore di avversari ed un uomo di profondo rispetto nel dialogo con gli amici. L’ho visto combattere con politici, accademici famosi, economisti importanti, cineasti, musicisti, artisti plastici, scrittori, giornalisti, sportivi. Le sue profonde conoscenze lo facevano brillare in ogni conversazione.

È sempre stato un perenne critico con la sua opera. Ricordo nella sua tappa di febbrile attività giornalistica come Soldato delle Idee, in cui le sue Riflessioni passavano per le sue mani una ed un’altra volta per aggiungere un dettaglio, cambiare un’idea, sistemare un termine, fino a che finalmente, dopo ore di lavoro fecondo, le pubblicavamo sulle pagine digitali di Cubadebate. O quella notte del 30 aprile in cui ha scritto e riscritto sulla carta il concetto di Rivoluzione, che avrebbe scosso la Piazza quel Primo Maggio del 2000.

Se qualcosa ho imparato bene da lui è che i combattimenti, di qualunque tipo, si affrontano con la morale alta e la convinzione di vittoria e che al nemico non bisogna mai voltare le spalle.

La sua gran sfida è stata il Tempo. Ha sempre vissuto contro il tempo. Dormiva poco. Una vita non gli bastava per tutto quello che ha pensato e per quello che voleva fare. Parlava del tempo fisico, del filosofico, di quello reale. Più di una volta la parola tempo è presente nelle sue riflessioni. Ed il tempo ha esaurito le sue forze quel 25 novembre di quattro anni fa.

Ma, come gli esseri umani eccezionali, ha potuto domare il tempo con l’enormità delle sue idee. Le idee lo trascendono e si moltiplicano. Fidel rinasce ogni 13 agosto, ogni 26 luglio, ogni 2 dicembre. Rinasce in ogni medico, in ogni scientifico, in ogni lavoratore. Fidel rinasce nel suo popolo, irredento e battagliero.

Fidel è stato un vincitore perenne. Facciamo nostro il suo spirito ogni giorno, affinché la Rivoluzione per la quale ha lottato ed ha diretto continui viva e giusta.

di Randy Alonso Falcon/ Cubadebate

(Pubblicato originalmente ne El Artemiseño come contribuzione speciale a questa pubblicazione, organo della provincia di Artemisa, che ha apportato 28 assalitori alla Caserma Moncada)

traduzione di Ida Garberi

http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/08/13/il-fidel-che-vive-me/