Presidente Iván Duque, narcotrafficante Ñeñe Hernández ed ex presidente Álvaro Uribe.


Francesco Cecchini


Lunedì 28 settembre, la Corte Suprema di Giustizia ha deciso che continuerà a svolgere le indagini preliminari contro l’ ex presidente ed ex senatore Álvaro Uribe Vélez per gli eventi noti come “Ñeñepolítica”. Ha stabilito, quindi, che i fatti sono legati alla posizione che Uribe ha ricoperto come senatore.
Nonostante la documentazione fotografica Álvaro Uribe nega di aver mai conosciuto il narcotrafficante Ñeñe Hernández.
Anche il presidente della Colombia, Iván Duque, uomo di Álvaro Uribe, è coinvolto nell’ acquisto dal signore della droga José Hernández, detto Ñeñe, di voti a suo favore nella campagna elettorale dello scorso 2018 . Secondo i media colombiani, una telefonata per l’ acquisto è stata in possesso della Procura per mesi senza che si sia proceduto a indagare sul presunto atto di corruzione elettorale.
La Corte Suprema di Giustizia ha stabilito che, nonostante il fatto che Uribe si sia dimesso dal Senato, nel caso della ‘Neñepolítica’ gli eventi hanno una relazione con le sue funzioni come senatore e che quindi non è di competenza della Procura. Vi è la partecipazione attiva, provata, di María Claudia “Caya” Daza, che faceva parte del gruppo di lavoro di Uribe per le elezioni.
La Corte ha aperto questa inchiesta preliminare contro Uribe sulla “Neñepolítica” lo scorso marzo, dopo aver ricevuto una denuncia dai giornalisti Gonzalo Guillén e Daniel Mendoza, che vevano segnalato presunti crimini elettorali. Il caso è nelle mani del magistrato Misael Rodríguez. Nella denuncia venivano allegati alcuni audio del 2018, ottenuti con intercettazioni di il telefona del ora defunto José Guillermo ‘el Ñeñe’ Hernández, indagato per l’omicidio di Óscar Rodríguez e per i suoi possibili legami con la struttura criminale di Figueroa “Marquitos”. In quegli audio viene menzionato denaro sottobanco per favorire la campagna presidenziale dell’attuale presidente Iván Duque e viene citato anche Uribe. Sebbene la Corte continuerà a farsi carico del caso della “Ñeñepolítica” contro Uribe, ha deciso di inviare all’ufficio del Procuratore Generale diverse indagini preliminari che aveva contro di lui, come tre precedenti processi per diffamazione e calunnia. Ha anche inviato copie di atti del 2018 quando fu presentata una denuncia di Uribe contro Iván Cepeda per presunta manipolazione di testimoni e poi scoprì che colui che stava cercando di fabbricare testimonianze contro Cepeda era proprio Uribe. A causa delle dimissioni dal Senato la Corte aveva già trasmesso alla Procura Generale l’ indagine a carico di Uribe per presunta corruzione di testimoni e frode procedurale, nonché quella sui massacri di La Granja, di El Aro e l’ omicidio del leader dei diritti umani Jesús María Valle.
Álvaro Uribe, ex presidente ed ex senatore, è ora anche prigioniero e continua ai domiciliari.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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