Francesco Cecchini

Qui si annegano gli algerini. Striscione lungo la Senna, qualche giorno dopo la strage del 17 ottobre 1961.
Il 17 ottobre è il triste anniversario di un tragico avvenimento a Parigi.
Cosa è successo il 17 ottobre 1961? La sezione francese del Fronte di Liberazione Nazionale fece appello a manifestare nelle strade di Parigi per chiedere, oltre l’ indipendenza dell’ Algeria, la fine del coprifuoco contro i “musulmani algerini” dal 5 ottobre. Così affermava il comunicato stampa della prefettura di Parigi. “I lavoratori musulmani algerini sono invitati con la massima urgenza ad astenersi dal viaggiare di notte per le strade di Parigi e nei sobborghi parigini, e più in particolare dalle 20:30 alle 5:30” Rispondendo ll’ appello del FLN tra 20.000 e 30.000 algerini dalla bidonville di scesero in piazza. Maurice Papon, Prefetto di Parigi, mobilitò 10.000 agenti di polizia per impedire ai manifestanti di raggiungere il cuore della capitale. I poliziotti lo fecero. Molti autubus della Ratp, Régie autonome des transports parisiens, vennero requisiti per stipare quasi 15.000 arrestati. Manifestanti algerini vennero presi a calci e picchiati con mazze. Si sparò, ferendo e uccidendo. Molti algerini vennero gettati vivi o morti da ponti, innanzitutto da quello di Bezons, nella Senna.
Un libro dello storico Jean-Luc Einaudi La bataille de Paris, uscito nel 1991, ricostrusce minuziosamente il dramma con testimonianze, estratti di giornali e foto. Lo storico ha denunciato per lo meno 200 morti e 193 desaparecidos. Jean-Luc Einaudi nel 1997, davanti alla Corte d’assise di Bordeaux, ha testimoniato quanto accaduto il 17 ottobre 1961 durante il processo promosso contro Maurice Papon per la sua azione dal 1942 al 1944. Nel 1999, l’ex capo della polizia ha cercato di farlo condannare. Questo processo, perso da Maurice Papon, ha permesso l’inizio del riconoscimento di questo crimine.

Copertina del libro di Jean-Luc Einudi


Il 17 ottobre 1961, il ricordo di un delitto francese a lungo nascosto, scuote ancora la Francia. Questo sabato 16 ottobre al termine di una cerimonia ufficiale per il 60° anniversario della strage degli algerini commessa il 17 ottobre 1961 Emmanuel Macron ha denunciato “crimini imperdonabili per la Repubblica”. Il Capo dello Stato “ha riconosciuto i fatti: i crimini commessi quella notte sotto l’autorità di Maurice Papon sono imperdonabili per la Repubblica”. All’ inizio del pomeriggio, di fronte ai parenti delle vittime talvolta in lacrime, il Capo dello Stato ha partecipato – gesto inedito per un presidente francese – a un tributo sulle rive della Senna, all’ altezza del ponte de Bezons. Prima di Emmanuel Macron, solo il suo predecessore François Hollande, nel 2012, aveva parlato sull’argomento, inviando però all’ agenzia AFP una semplice dichiarazione di poche righe.
Sabato scorso, politici di sinistra, come il deputato LFI Alexis Corbière e il candidato comunista Fabien Roussel, gli hanno chiesto di riconoscere il massacro di algerini come un crimine di stato. A destra, Marine Le Pen, da parte sua, ha criticato “questi pentimenti ripetitivamente insostenibili” e ha stimato che Emmanuel Macron “continui a sminuire il nostro Paese, mentre l’ Algeria ci insulta ogni giorno”
Importante. Lo storico Benjamin Stora ha affermato: “E’ la prima volta che un capo di Stato in carica usa la parola ‘crimine’ e la aggiunge alla questione Stato e Repubblica”. Un passo in avanti nella normalizazione nei rapporti tra Francia e Algeria, attualmente critici. Lo scorso gennaio lo Benjamin Stora ha consegnato a Emanuel Macron il Rapporto sulla memoria della colonizzazione e della guerra dAlgeria, ricco di suggerimenti e raccomandazioni utili per superare il conflitto tra i due paesi.

Benjamin Stora consegna a Emanuel Macron il Rapporto.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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