Francesco Cecchini

Olimpiadi invernali di Pechino 2022


Lunedì 6 dicembre, la Casa Bianca ha confermato che boicotterà le Olimpiadi invernali di Pechino, che si terranno a febbraio del 2022. La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha affermato che il boicottaggio è per l’ opposizione di Washington al “genocidio nello Xinjiang, a crimini contro l’ umanità in corso e ad altre violazioni dei diritti umani”. In risposta, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha definito le accuse di genocidio nello Xinjiang “la più grande bugia del secolo”.
La parola genocidio ha un significato molto concreto di derivazione storica. È associato allo sterminio sistematico di popolazioni indifese e trasmette immagini di uccisioni di massa su base industriale, più notoriamente l’ Olocausto. La Casa Bianca di Biden e i media americani propagandano questa parola senza definizione, insinuando che Pechino sia coinvolta in crimini di proporzioni hitleriane. La Casa Bianca di Joe Biden sta riciclando le accuse infondate mosse da Mike Pompeo, Segrerario di Stato di Trump. Fare una falsa accusa di genocidio è di per sé un crimine politico. L’ immensità della menzogna esprime la portata dell’ intento criminale che si cela dietro. Washington ha una lunga storia di invocazione dei “diritti umani” per giustificare le sue aggressioni imperialiste, ma il boicottaggio ufficiale delle Olimpiadi invernali di Pechino potrebbe vincere la medaglia d’oro per l’ ipocrisia.
Biden punta il dito contro la Cina dalla cima di una montagna di cadaveri. Mentre la Casa Bianca non può fornire alcuna prova per le sue accuse di “genocidio”, ci sono numeri reali di morte di massa negli Stati Uniti e nel mondo oggi, per cui le accuse contro la Cina sono fatte per distrarre l’ attenzione. Ottocentomila americani sono morti di Covid-19 in meno di due anni. Un numero, che supera il totale dei morti in guerra degli Stati Uniti in tutte le guerre americane all’estero ed era del tutto evitabile. Sono il prodotto di una politica deliberata perseguita dalle amministrazioni Trump e Biden di accettare la morte di massa, dando la priorità ai profitti rispetto alle vite umane e rifiutando di adottare le misure necessarie per prevenire la diffusione del virus. Queste cifre sono in spaventoso contrasto con il bilancio delle vittime in Cina. Ogni settimana muoiono di COVID-19 più persone negli Stati Uniti di quante ne siano morte durante l’ intera pandemia in Cina, che ha una popolazione quattro volte più numerosa. Non c’è dubbio che la politica scientifica “Zero Covid” di blocchi coordinati, test aggressivi, tracciamento dei contatti e quarantene perseguita dal governo cinese ha salvato milioni di vite. Ma mentre la politica della Cina ha salvato vite, la risposta della classe dirigente americana alla pandemia ha permesso di risparmiare profitti, con la ricchezza dei miliardari statunitensi che è aumentata di oltre il 60% dall’inizio del 2020.
Oltre la pandemia, gli Stati Uniti hanno condotto una guerra senza fine per più di tre decenni, con un bilancio delle vittime di milioni. Conducendo ogni guerra sotto la bandiera intrisa di sangue dei “diritti umani”, l’ imperialismo americano ha lasciato tutto ciò che ha toccato in rovina. La sua unica preoccupazione è stat ed è quella di mantenere ed estendere l’ egemonia economica del capitale americano. La guerra americana in Iraq ha ucciso oltre un milione di iracheni. Dopo due decenni di occupazione statunitense dell’ Afghanistan, la sua gente sta morendo di fame tra le macerie della guerra, poiché oltre 20 milioni di persone affrontano un’insicurezza alimentare pericolosa per la vita. Il popolo dello Yemen muore di fame, bombardato con gli armamenti forniti da Washington all’Arabia Saudita. La guerra civile infuria in Siria e Libia nelle ceneri create dalla macchina da guerra degli Stati Uniti.
Milioni di persone sono state sfollate, fuggendo dalle loro case e comunità. Le civiltà del Medio Oriente e dell’Asia centrale sono state messe a nudo, monumenti storici devastati, intere culture e gruppi linguistici sparsi al vento. Esaminando le macerie dell’Afghanistan, della Siria e dell’Iraq, si potrebbe respingere l’accusa di genocidio culturale di Washington.
Gli sfollati delle guerre dell’ imperialismo americano affrontano confini ostili, possibili schiavitù e condizioni disperate. Migliaia annegano nel Mediterraneo e i cadaveri dei bambini migranti si riversano sulle sue rive. Quelle masse di popoli che tentano di attraversare il confine degli Stati Uniti ed entrare nella terra dei “diritti umani” e della “democrazia” finiscono probabilmente in gabbia. Trentamila immigrati sono attualmente in carcere negli Stati Uniti per il reato di aver tentato di entrare nel Paese, il doppio rispetto a quando Trump ha lasciato l’ incarico. La CIA, conosciuta in tutto il mondo come Murder Inc., ha finanziato guerre sporche, rovesciato democrazie e installato dittatori brutali dallo Scià a Pinochet. Mentre denunciava Pechino, la Casa Bianca ha abbracciato Rodrigo Duterte, il delinquente fascista che guida le Filippine, invitandolo a un vertice per la democrazia. Negli ultimi cinque anni, Duterte ha supervisionato una campagna di omicidi di massa, con il pretesto di una “guerra alla droga”, che ha ucciso oltre 30.000 filippini impoveriti. L’invito di Biden a Duterte ha dichiarato: “Riconosciamo e apprezziamo la vostra collaborazione nel lavorare per costruire società democratiche e rispettose dei diritti umani che consentano a tutti i cittadini di prosperare”.
Ora il vasto apparato di ipocrisia dei media americani è diretto alla Cina. Invocando la “democrazia” a Taiwan e Hong Kong, i “diritti umani” nello Xinjiang e la “libertà” nel Mar Cinese Meridionale, gli Stati Uniti hanno destabilizzato le relazioni internazionali e avvicinato pericolosamente il mondo alla guerra globale.
Va detto che mentre la Francia ha dichiarato di non voler boicottare le Olimpiadi invernali di Pechino altre nazioni, come l’ Inghilterra, l’ Australia, la Nuova Zelanda e il Canada, più docili ai dettami degli Stati Uniti lo faranno e subiranno le coneguenze promesse da Pechino.

Lo Xinjiang è una regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese. Il nome significa Nuova Frontiera, è terra di frontiera con molti stati. Ospita numerosi gruppi etnici tra cui uiguri, han, kazaki, tibetani, hui, tagiki, kirghizi, mongoli, russi e xibe. La maggioranza della sua popolazione è uigura (45%).

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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