Locandina del film Wiñaypacha


Francesco Cecchini


Lo scrittore Abraham Valdelomar all’ inizio del secolo scorso scrisse : il Perù è Lima, Lima è il Jiron de La Unión e così via. Una distorsione di un paese che non è solo la sua capitale, ma la costa, la selva e, innanzitutto le Ande, che lo attraversano tutto da nord a sud.
Il film Wiñaypacha del 2017 di Óscar Catacora, racconta una storia andina. E’ stato girato nella montagna dalla cima eternamente innevata di Illinpac, che ha un’ altezza di 5.780 m. e fa parte della Cordigliera di Carabaya nella provincia di Puno. Si tratta del primo film girato in Perù in aymara, appartenente alla famiglia delle lingue aru ed è parlata in Bolivia, Cile e Perù. È lingua ufficiale in Perù e Bolivia.
Wiñaypacha significa Eternità in aymara, racconta la speranza che permette a una coppia di adulti ultraottantenni di vivere nelle Ande .
“Speriamo che un po’ di vento possa riportarlo a casa”, dice la madre di Antuku, il figlio unico, prima che il tramonto cada sulle Ande, con il gelo come testimone. “I tempi devono essere brutti, tanto che nostro figlio ci ha abbandonato”, esclama il padre
WillKa (Sole), il padre, e Phaxsi (Luna), la madre, non smettono mai di sperare ch eAntuko (stella fuggente) il loro unico figlio ritorni a casa. In una casupola di pietra con il tetto di paglia, Willka e Phaxis vivono lontano dal mondo moderno. Le 96 scene del film (tutti registrate a 30 centimetri dal suolo, con un angolo basso nello sile del regista giapponese Yasujirō Ozu) perfettamente inquadrate scorrono come nature morte, raffiguranti la coppia, i loro animali e la loro terra natale andina. Nei tradizionali rituali aymara implorano Pachamama, Madre Terra, di fornire sostentamento e di restituire loro il figlio perduto da tempo che li ha abbandonati per la città, ma la lotta per sopravvivere non è facile.
Willka è interpretato dal nonno del regista, Vicente Cotacora e Phaxsi da una attrice non professionista, Rosa Nina, che non aveva mai visto un film prima.

Phaxsi, Luna, e Willka, Sole.
Secondo il regista Oscar Catacora, il film ha contenuti autobiografici. Quando era bambino, il padre lo mandò a vivere con i nonni e lì poté notare la nostalgia che avevano i nonni di rivedere il figlio (il padre di Óscar ). In un’ intervista alla BBC ha detto: Mio padre mi mandò a vivere con i miei nonni quando ero abbastanza giovane, avevo 6 o 7 anni. E lo ha fatto anche con mio fratello. Abbiamo vissuto lì per tre o quattro mesi durante le vacanze. Questa usanza esiste tra coloro che vivono negli altopiani del Perù. È una tradizione necessaria che si sta perdendo oggi”. Allora Óscar Catacora imparò l’ aymara.

Immagine del film Wiñaypacha
Come annunciato dalla società di produzione Cine Aymara il regista Óscar Catacora è morto il 26 novembre all’età di 34 anni per cause sconosciute mentre stava girando il suo nuovo film nella provincia di Collao. Nato il 18 agosto 1987 ad Acora, il pluripremiato Catacora è stato un regista autodidatta. Ha iniziato la sua carriera come produttore audiovisivo all’ età di 17 anni e ha continuato a sviluppare cortometraggi e mediometraggi sperimentali. The Path of The Pimp (2007), è stato il suo mediometraggio sperimentale in cui ha anche recitato. È laureato in Scienze della Comunicazione Sociale e ha studiato Arte nella specialità di Teatro dell’Università Nazionale di Puno Altiplano. Óscar Catacora, quindi non solamente no solamente era un buon regista, ma anche sceneggiatore, produttore, attore e direttore della fotografia.
Il link con il film Wiñaypacha con sottotitoli in spagnolo è il seguente.
https://www.youtube.com/watch?v=Fz7X7iDpS7U
Wiñaypacha merita di essere visto per il contenuto, l’ ambiente andino, la recitazione e la tecnica cinematografica. E’ stata premiata nella quarta edizione del Festival del Cinema per i Diritti Umani, Bajo Nuestra Piel, in Bolivia.

Óscar Catacora con Rosa Nina, Phaxsi, durante le riprese del film Wiñaypacha

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, pubblicata da Ventura Edizioni Traduce dalle lingue, spagnolo, francese, inglese e brasiliano che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est.

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