Hua Chunying portavoce del Ministero degli Esteri cinese


Francesco Cecchini


L Ucraina nasce nel 1991 con la fine dell’ Unione Sovietica, con presente fin dall’ inizio una divisione tra filorussi e filooccidentali. Nel 2013 il presidente filorusso Viktor Yanukovych si rifiuta di firmare l’ accordo di libero scambio con l’ Unione Europea provocando proteste di piazza di nazionalisti filooccidentali e antirussi, alcuni dei quali neonazisti. Nel 2014 si separa dall’ Ucraina la Crimea, che aderisce alla Federazione Russa. La regione del Donbass, nellEst dellUcraina, segue a ruota lesempio della Crimea, scatenando una guerra civile nelle province di Donetsk e Lugansk, che si autoproclamano repubbliche indipendenti. Nel febbraio 2015, con laccordo detto Minsk II, si giunge a un cessate il fuoco ma gli impegni assunti in quel momento non vengono del tutto rispettati dalle parti, con la conseguenza che il conflitto prosegue di fatto ininterrottamente fino a oggi. Il riconoscimento delle repubbliche del Donbass viene chiesto dalle opposizioni a Putin da lungo tempo. La settimana scorsa la Duma ha approvato la mozione proposta dal principale partito di opposizione, il partito comunista, per il riconoscimento delle repubbliche. Insomma il punto di vista russo è che bisogna difendere i russi del Donbass dalla pulizia etnica dei nazionalisti ucraini.
Di qui la decisione di Putin di intervenire con un’ azione militare a protezione delle repubbliche del Donbass, Donetsk e Lugansk.
Qual’ è la posizione della Cina sulla vicenda?
In una recente conferenza stampa, la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha affermato che gli Stati Uniti stanno “aumentando le tensioni, creando panico e persino giocando con il programma della guerra… Se qualcuno sta aggiungendo benzina al fuoco mentre incolpa gli altri… allora quel comportamento è irresponsabile e immorale. “
Alla domanda se la Cina avrebbe imposto sanzioni alla Russia, Hua ha affermato che il governo cinese credeva che “le sanzioni non sono mai state un modo fondamentale ed efficace per risolvere i problemi”. Ha ribadito che il governo cinese considerava “illegale” l’imposizione da parte degli Stati Uniti di sanzioni unilaterali, non solo alla Russia ma ad altri paesi, inclusa la Cina.
Dal 2011, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Russia più di 100 volte, ma possiamo pensarci tutti con calma”, ha detto Hua, aggiungendo: “Le sanzioni statunitensi hanno risolto il problema?” Ha ripetuto l’ appello della Cina ai negoziati per mantenere la pace e la stabilità regionali.
Gli Stati Uniti, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di “risolvere il problema”. È deciso ad aumentare le tensioni in Ucraina e a provocare la guerra con la Russia. Gli appelli di Pechino per colloqui e una soluzione pacifica cadranno nel vuoto. Hua ha chiaramente avvertito che nella gestione della crisi ucraina e delle relazioni con la Russia, “gli Stati Uniti non devono danneggiare i diritti e gli interessi legittimi della Cina e di altre parti”. Pechino è chiaramente preoccupata che gli Stati Uniti sfruttino le sue sanzioni unilaterali contro la Russia come pretesto per agire contro entità cinesi per eventuali presunte violazioni. Allo stesso tempo, mentre la Cina non ha condannato le azioni di Putin nel riconoscere l’ “indipendenza” delle regioni di Donetsk e Luhansk, non ha fornito alcun sostegno politico alla mossa o all’ invio di truppe russe in queste aree.
CONCLUSIONE.
L’ Unione Europea dovrebbe apprendere dalla posizione della Cina, che condanna il comportamento Washington, ma non appoggia l’ intervento militare della Russia e non essere, con la NATO, fedele ai dettami dell’ imperialismo degli Stati Uniti.

Vladimir Putin e Xi Jinping lo scorso 4 febbraio a Pechino.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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