Gustavo Petro all’Onu

Il presidente colombiano Gustavo Petro, entrato in carica il 7 agosto come primo presidente di sinistra del paese martedì 20 settembre ha parlato davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite in Nuova York, criticando, con un discorso potente, la guerra alla droga e i modi per sradicare i raccolti illeciti e difendendo nel contempo l’ambiente.
Queste sono le frasi più forti del discorso diGustavo Petro.
1. “Niente di più ipocrita del discorso per salvare la giungla”. GustavoPetro ha iniziato il suo discorso affermando che proveniva da uno dei tre paesi più belli della Terra. Ha poi sottolineato che nelle giungle, dove viene prodotto l’ossigeno del mondo, c’era anche l’ecosistema della coca, che veniva considerata la pianta sacra degli Incas. “Come in un bivio paradossale, la foresta che cerca di essere salvata viene, allo stesso tempo, distrutta”.
2. “Che cosa è più velenoso per l’umanità, la cocaina, il carbone o il petrolio?” Sulla stessa linea, Gustavo Petro ha parlato di come la guerra alla droga sia fallita e di come, cercando di distruggere la droga e le colture illecite, il mondo stia distruggendo la giungla. “L’opinione del potere ha ordinato che la cocaina sia veleno e debba essere perseguita, anche se provoca solo morti minime per overdose, e più per le miscele che causa il suo governo clandestino, ma, invece, carbone e petrolio devono essere protetti, in modo che il loro uso può estinguere tutta l’umanità. Queste sono le cose del potere mondiale, le cose dell’ingiustizia, le cose dell’irrazionalità, perché il potere mondiale è diventato irrazionale”.
3. “La guerra alla droga è fallita. La lotta alla crisi climatica è fallita” Il presidente della Colombia ha sottolineato come sia aumentato il consumo di droghe mortali e quante persone siano finite in carcere. Il presidente ha chiesto la fine della guerra irrazionale alla droga. “Vuoi meno droghe? Pensa a meno profitto e più amore. Pensa a un esercizio razionale del potere”.
4. “Hanno invaso in nome del petrolio e del gas”. Parlando delle guerre, Gustavo Petro ha parlato dell’invasione dell’Ucraina – e alla fine del suo discorso ha invitato l’Ucraina e la Russia a fare la pace, ma ha anche parlato delle guerre in Iraq, Libia e Siria. “La guerra ci è servita come scusa per non prendere le misure necessarie. Quando le azioni erano più necessarie, quando i discorsi non servivano più, quando era indispensabile depositare soldi nei fondi per salvare l’umanità, quando dovevamo allontanarci carbone appena possibile e dal petrolio hanno inventato una guerra e un’altra e un’altra ancora. Hanno invaso l’Ucraina, ma anche l’Iraq, la Libia e la Siria. Hanno invaso in nome del petrolio e del gas. Hanno scoperto nel 21° secolo la peggiore delle dipendenze: la dipendenze dal denaro e dal petrolio”.

5. “Non farci pressioni per allinearci nei campi di guerra”                                                           Alla fine del suo discorso ha chiesto la pace nel mondo. “La guerra è solo una trappola che avvicina la fine dei tempi alla grande orgia dell’irrazionalità”,  affermando che non ci sarà pace se non ci sarà “giustizia sociale, economica e ambientale”.

Conclusione. Il discorso di Gustavo Petro ha un grande valore culturale e politico, un appello al cambio mondiale, e va diffuso in tutto il mondo.

Gutavo Petro invitò tutto in mondo a terminare con le guerre

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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