Giorgia Meloni

“Ho un rapporto sereno con il fascismo”, disse Meloni (Paolo Berizzi su La Repubblica – 23 luglio 2022)

Da settimane i sondaggi d’opinione pronosticano una vittoria elettorale del 25 settembre per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e dell’alleanza di destra che dirige. Ma pochi esprimono allarme per la prospettiva che gli eredi di Benito Mussolini tornino al potere in Italia cento anni dopo la sua presa al potere nell’ottobre 1922. Al contrario, Meloni e il suo partito sono abbracciati e lodati, e i pericoli dei fascisti al potere vengono minimizzati. Commentando la denuncia dei Fratelli d’Italia secondo cui il loro leader è «demonizzato dalla sinistra», scrive il corrispondente da Roma della  Süddeutsche Zeitung così scrive: “E’  piuttosto il contrario: nessuno demonizza Giorgia Meloni in Italia, nemmeno la stampa. Meloni sta navigando verso la  vittoria elettorale, almeno così sembra”. Le uniche condizioni che Meloni deve soddisfare per essere riconosciuta come possibile capo del governo sono l’impegno per la continuazione delle politiche di austerità di Mario Draghi, per l’Unione Europea, per la NATO e per la guerra contro la Russia. Meloni prontamente soddisfa queste condizioni. L’Italia è “una parte a pieno titolo dell’Europa, dell’Alleanza Atlantica e dell’Occidente”, si legge nel primo dei 15 punti del programma elettorale concordato da Meloni con i suoi compagni di alleanza Matteo Salvini (Lega) e Silvio Berlusconi (Forza Italia), sarebbe stata “molto prudente” e “non avrebbe rovinato” le finanze dello Stato, avrebbe dato “piena approvazione al processo di integrazione europea”, non avrebbe  mai proposto l’uscita dall’euro e sarebbe rimasta in linea con Ue e Nato in la guerra in Ucraina.  Meloni sottolinea ciò ad ogni occasione disponibile. Ha persino pubblicato un video in tre lingue per rassicurare gli alleati italiani della NATO e i mercati finanziari internazionali.
Al contrario, il passato fascista della Meloni, la sua ammirazione per “il Duce” Mussolini, i numerosi neofascisti e neonazisti violenti dentro e intorno al suo partito e i suoi legami con le reti di destra nell’apparato statale sono tutti benignamente ignorati, persino accolti segretamente, poiché i rappresentanti della classe dirigente apparentemente ritengono che saranno necessari nei futuri confronti con la classe operaia.
L’unico faccia a faccia che si è svolto tra i due più probabili candidati alla carica di capo del governo è sintomatico del trattamento che viene riservato a Meloni. Il quotidiano Corriere della Sera ha invitato Meloni ed Enrico Letta, capo del Partito democratico, a un duello televisivo, che ha trasmesso in diretta sul proprio sito. In privato i due si piacciono e si chiamano per di nome. Letta si èastenuto dal fare attacchi taglienti e non ha detto una parola sul passato fascista della Meloni e del suo partito. Mentre Meloni invocava lo slogan fascista “Dio, Patria e Famiglia”, Letta l’ha accusata di non sostenere l’UE in modo abbastanza chiaro e di non rispettare i diritti dei gay. Questo è a quanto sono arrivate le sue accuse.
Meloni ha ricevuto anche la benedizione indiretta di Mario Draghi, che continua a ricoprire la carica di capo del governo dopo le dimissioni del 21 luglio. “Sembrano insormontabili”, ha detto in un discorso, celebrato dai Fratelli d’Italia come avallo politico.
Nemmeno a livello elettorale i partiti di centrosinistra cercano di impedire seriamente la vittoria di Meloni. Sebbene i loro programmi differiscano solo nelle sfumature, partecipano separatamente nelle elezioni. Oltre ai Democratici di Letta, che si sono alleati con la pseudo-sinistra Sinistra Italiana, i Verdi e un partito europeo, un “Terzo Polo” guidato dall’ex leader del governo Matteo Renzi e dall’ex ministro dell’Industria Carlo Calenda, nonché ex -Concorrono alle elezioni i Cinque Stelle del leader del governo Giuseppe Conte.
Poiché la legge elettorale italiana favorisce i grandi partiti e le alleanze elettorali, ciò conferisce ai tre partiti di destra alleati un grande vantaggio. Si ritiene possibile che con solo la metà dei voti si ottengano i due terzi dei seggi parlamentari e poi  possano cambiare la costituzione.
Il supporto per Meloni non si limita all’Italia. Manfred Weber, il presidente tedesco del Partito popolare europeo (PPE, un’alleanza di partiti membri cristiano-democratici, conservatori e liberal-conservatori a livello dell’UE) sta facendo una campagna in Italia per Silvio Berlusconi e quindi indirettamente per Meloni. Come la Democrazia Cristiana Tedesca (CDU/CSU), il partito dell’85enne magnate dei media ed ex capo del governo, contro il quale sono pendenti tre dozzine di casi di corruzione, abuso d’ufficio, evasione fiscale e promozione della prostituzione, è membro del PPE. Lo sforzo di ritrarre Meloni come un politico riformato che perseguirebbe un corso moderato e conservatore e incarnerebbe un trionfo dell’emancipazione femminile come prima donna a capo del governo italiano è in netto contrasto con la realtà. Meloni si è unito al movimento giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), uscito direttamente dal Partito Fascista di Mussolini, nel 1992 a 15 anni. Il MSI era un punto di raccolta per i fascisti che rimasero fedeli al dittatore. Aveva stretti legami con le reti di estrema destra nell’apparato di sicurezza dello stato, che ha ripetutamente tentato di creare le condizioni per un colpo di stato attraverso crescenti attacchi terroristici. L’MSI aveva un’influenza a livello locale, ma la cooperazione con esso a livello nazionale era considerata un tabù. Le cose sono cambiate nel 1994, quando Silvio Berlusconi ha portato il partito nel suo primo governo. All’età di 31 anni, Meloni in seguito divenne ministro della gioventù e dello sport italiano sotto Berlusconi. Nel 2009 l’Alleanza Nazionale, come era arrivato a chiamarsi il MSI, si è fusa con il partito di Berlusconi. Tre anni dopo, Meloni fondò i Fratelli d’Italia per continuare le tradizioni fasciste del MSI.
Il partito inizialmente ha condotto un’esistenza marginale. Nel 2013 ha ricevuto il due per cento dei voti elettorali e nel 2017 poco più del quattro per cento. La sua crescita è iniziata dopo che praticamente tutti i partiti hanno unito le forze la scorsa primavera per formare un governo di unità nazionale sotto l’ex capo della Banca centrale europea Mario Draghi. Nel frattempo, i Fratelli sono al 25 per cento nei sondaggi. Il partito pullula di fascisti convinti e violenti. Ad esempio, Francesco Lollobrigida, capo fazione dei Fratelli alla Camera dei Deputati (Camera bassa del parlamento) e cognato di Meloni, ha sostenuto la costruzione di un mausoleo per Rodolfo Graziani, che è stato eretto nel 2012. Graziani, come campo di Mussolini maresciallo e ministro della guerra, è stato responsabile dell’uso di gas velenosi ed esecuzioni di massa nelle colonie e della costruzione di campi di concentramento in Nord Africa che hanno ucciso almeno 50.000 prigionieri. Tre anni fa, i compagni di partito di Meloni nelle Marche hanno celebrato la marcia di Mussolini su Roma con una cena commemorativa. Uno dei partecipanti, Francesco Acquaroli, è oggi presidente del Consiglio della regione. A Verona, l’organizzazione giovanile del partito ha commemorato il collaboratore nazista e SS Standartenfhrer (leader standard) Lיon Degrelle. Anche altrove il “saluto romano” dei fascisti ט spesso visto in occasione di eventi commemorativi dei Fratelli. Il partito mantiene stretti legami con gruppi militanti neonazisti come CasaPound, i cui membri si descrivono come “fascisti del Terzo Millennio”. In una delle proprietא dell’organizzazione, la polizia ha trovato un santuario in onore dei criminali di guerra nazisti Heinrich Himmler, uno dei principali artefici dell’Olocausto, ed Erich Priebke, responsabile del massacro delle Ardeatine a Roma nel 1944 in cui 335 civili italiani furono uccisi per rappresaglia per un partigiano attacco che ha ucciso 33 uomini del reggimento di polizia delle SS tedesche. Attivisti e giornalisti che hanno denunciato le macchinazioni di destra dei Fratelli devono temere per la propria vita. Ad esempio, Paolo Berizzi, giornalista de La Repubblica e autore di diversi libri sull’estrema destra, gode di quel tipo di costante protezione personale solitamente richiesta solo dai pubblici ministeri che indagano sulla mafia. Riceve dozzine di minacce di morte ogni giorno ed ט persino minacciato su striscioni negli stadi di calcio, dove gli Ultras sono uno dei principali luoghi di reclutamento per i neonazisti.A questo si possono aggiungere i legami di Meloni con partiti di estrema destra in altri paesi. Ad esempio, appare regolarmente agli eventi organizzati dalla spagnola Vox, un punto di raccolta per i sostenitori dell’ex dittatore Franco. ָ anche vicina al primo ministro ungherese Viktor Orbבn e ai sostenitori di Donald Trump negli Stati Uniti.
Il sostegno a Meloni e la minimizzazione dei pericoli da parte di tutti i partiti e dei media borghesi non possono, quindi, essere liquidati come semplici incomprensioni o “errori”.
Negli ultimi interventi a pochi giorni dalla giornata elettorale del 25 settembre Giorgia Meloni non ha mancato di ripetere con energia che se sarא premier modificherא la Costituzione nata dalla Resistenza. Significativo ט stato in merito il commento di Luigi de Magistris portavoce di Unione Popolare, anche in riferimento alla manifestazione di centri sociali a Napoli contro Meloni: ” E’ una protesta pacifica e siamo in democrazia. Io sarei piש preoccupato di una Meloni che non prende le distanze dalle sue origini fasciste, da una Meloni che continua a rivendicare con orgoglio la fiamma”.
L’ elezione in parlamento il 25 settembre di Unione Popolare è la garanzia di una reale opposizione a Giorgia Meloni e ai suoi alleati Matteo Salvini e a Silvio Berlusconi.



Giorgia Meloni con i suoi complici, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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