In un’intervista concessa sabato all’emittente televisiva tedesca Ard e ripresa dall’agenzia di stampa russa Tass, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha ammesso che l’Ucraina si trova in una «situazione critica» e che in futuro bisognerà essere «preparati anche alle cattive notizie» per quanto riguarda la situazione di Kiev sul campo di battaglia. Tuttavia, Stoltenberg ha sottolineato che le guerre si sviluppano in fasi e bisogna essere pronti a «sostenere l’Ucraina sia nei momenti buoni che in quelli cattivi». Il segretario dell’Alleanza ha anche spiegato che serve aumentare la produzione di munizioni e che «i paesi della NATO non sono stati in grado di soddisfarne la crescente domanda». Ha comunque rifiutato di consigliare a Kiev cosa dovrebbe fare: «Lascerò che siano gli ucraini e i comandanti militari a prendere queste difficili decisioni operative», ha detto Stoltenberg. Al contempo, in Ucraina la situazione politica è sempre più instabile, in quanto le opposizioni stanno intensificando le pressioni e le critiche verso il presidente Volodymyr Zelensky che vede sempre più a rischio il suo ruolo istituzionale soprattutto a causa del fallimento della cosiddetta “controffensiva”. È in atto, dunque, una lotta per il potere, considerato anche che sono vicine le elezioni, previste per il marzo 2024 e che, a causa dell’insuccesso sul campo, Zelensky è diventato facile bersaglio dell’establishment politico, ingaggiando anche una battaglia in tal senso con il comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny. Inoltre, il tentativo di reprimere il dissenso da parte del presidente non fa altro che inasprire la situazione, tanto che Ivanna Klympush-Tsintsadze, vicepresidente durante gli anni di Poroshenko al potere, ha parlato di «involuzione autoritaria» e aspre critiche sono arrivate anche dallo stesso ex presidente Petro Poroshenko e dall’attuale sindaco di Kiev, Vitali Klitschko.

L’insieme delle dichiarazioni di Stoltenberg e dei principali esponenti dell’opposizione ucraina lasciano intendere la volontà, se non di sostituire, quantomeno di ridimensionare il ruolo di Zelensky, spingendolo eventualmente anche ad eventuali trattative col Cremlino e diventato scomodo da diverso tempo anche per gli “alleati” occidentali a causa degli scarsi risultati sul campo che hanno prolungato indefinitamente il conflitto. Il sindaco di Kiev, Klitschko, in un’intervista al notiziario svizzero 20 Minuten, ha accusato il presidente di aver commesso diversi errori, chiedendo onestà riguardo alla reale situazione dell’Ucraina sul campo: «Zelensky sta pagando per gli errori che ha commesso», ha affermato Klitschko. «Naturalmente possiamo mentire al nostro popolo e ai nostri partner, ma non si può farlo per sempre», ha aggiunto, offrendo allo stesso tempo un chiaro appoggio al capo di stato maggiore ucraino, il generale Valery Zaluzhny. Proprio con quest’ultimo, Zelensky ha intrattenuto recentemente un aspro confronto, in quanto il generale ha ammesso in un’intervista all’Economist che i combattimenti sono arrivati ad una fase di stallo. Il presidente ucraino ha reagito rimproverando al generale di non essere capace di scegliere i titoli e lo ha ammonito di stare lontano dalla politica. I detrattori di Zelensky, però, sostengono il generale, che è uno dei principali concorrenti nella lotta di potere che si sta svolgendo nelle stanze di comando di Kiev. Con riferimento all’intervista del capo di Stato maggiore, Klitschko ha asserito che «ha detto la verità. A volte le persone non vogliono sentire la verità. Ha spiegato e giustificato qual è la situazione attuale».

Tensioni si sono verificate anche con l’ex presidente Poroshenko al quale è stato impedito di lasciare l’Ucraina, in quanto aveva intenzione di incontrare il primo ministro ungherese Viktor Orban, secondo quanto riferito dai servizi di sicurezza di Kiev, la SBU, che hanno respinto alla frontiera l’ex capo politico. Orban è mal visto da Kiev a causa della sua vicinanza con la Russia e perché “esprime sistematicamente una posizione anti-ucraina”, secondo quanto dichiarato dalla SBU. Inoltre, l’intelligence ucraina sostiene che l’incontro sarebbe stato utilizzato da Mosca “nelle sue operazioni informative e psicologiche”. Il tutto non ha fatto altro che intensificare le accuse di autoritarismo nei confronti di Zelensky: «Ad un certo punto non saremo più diversi dalla Russia, dove tutto dipende dal capriccio di un uomo», ha dichiarato il sindaco di Kiev.

Per quanto riguarda gli sviluppi sul campo, Stoltenberg ha detto che non ci sono stati sviluppi significativi negli ultimi mesi e ha rifiutato di anticipare una prospettiva su ciò che potrebbe accadere una volta cessato il conflitto. Tuttavia, il ministero della Difesa russa – che comunica quotidianamente i risultati dal fronte – ha reso noto che le forze russe hanno migliorato le posizioni sia lungo la linea del fronte nell’area di Donetsk, che nell’area di Kupyansk (nell’oblast di Charkiv): la scorsa settimana, il gruppo tattico russo meridionale ha continuato a migliorare le sue posizioni in prima linea nell’area di Donetsk, dove ha conquistato l’insediamento di Artyomovskoye. In direzione di Kupyansk, invece, le unità del Gruppo tattico occidentale russo hanno migliorato le loro posizioni vicino alla località di Sinkovka nella regione di Kharkov e hanno respinto 18 attacchi nemici. Il ministero della Difesa ha anche riferito che le forze ucraine hanno tentato senza successo di sbarcare sulla riva sinistra del fiume Dnepr vicino a Kherson e che, durante l’operazione, le truppe di Kiev hanno perso fino a 450 militari e 62 unità di equipaggiamento. Inoltre, l’esercito russo pare vicino alla conquista della città strategicamente significativa di Avdiivka (a Donetsk), che l’Ucraina detiene dal 2014.

Anche per via dell’andamento del conflitto sul campo, secondo le ultime indiscrezioni starebbero aumentando le pressioni su Zelensky affinché avvii dei colloqui di pace con Mosca, mentre il sostegno occidentale all’Ucraina appare sempre più incerto anche a causa della situazione in Medio Oriente. Lo stesso presidente ucraino ha ammesso che il tentativo dell’Ucraina di forzare la ritirata russa non ha ottenuto i risultati desiderati e alla domanda se si senta sotto pressione per avviare negoziati di pace ha risposto «non ancora», aggiungendo però che «certe voci vengono sempre ascoltate». Anche le dichiarazioni di Stoltenberg circa la «situazione critica» di Kiev potrebbero essere lette come il tentativo di predisporre il terreno per delle trattative di pace, preparando in tal senso sia l’amministrazione ucraina che l’opinione pubblica occidentale.

[di Giorgia Audiello]

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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