di FABIO BUTERA   

la Repubblica, 1° maggio 2018. La ricaduta. Dal 1866 i diritti dei lavoratori erano cresciuti, con dure lotte e alterne vittorie e sconfitte. Grazie al neoliberismo siamo tornati sotto il livello di 150 anni fa. Un diario significativo. La speranza è nelle ultime parole

«Diario di un cronista rider per un mese, guidato dallo smartphone e da un algoritmo Niente tutele ma alcuni colleghi dicono: “È un deserto, almeno qui ci pagano”»

Un mese da lavoratore della Gig Economy, per raccontare cosa vuol dire guadagnare cinque euro lordi a consegna, correndo come matti in bici con la pioggia, il vento, il buio e il cuore in gola. Senza tutele, sfidando il traffico (e gli incidenti) perché più consegni più guadagni, ma se invece ti fermi perché vuoi fare altro, o magari perché non ce la fai più, sei fuori, l’algoritmo ti bolla come poco disponibile. Via, entra un altro. Per un mese mi sono iscritto a “Deliveroo” (ma si dice “loggato”) per raccontare dal vivo cosa vuol dire nel 2018 tornare al lavoro a cottimo, magari “cottimo digitale”, ma il senso è lo stesso, è l’ultima frontiera del precariato per quelli della mia generazione. Ho “indossato” la mia “action cam”, una minuscola Go-Pro che mi servirà per documentare l’esperienza e sono partito. Ho incontrato studenti e studentesse, giovani laureati senza lavoro, italiani e stranieri, disoccupati di mezza età, ciclo-fattorini padri di famiglia che consegnano merci da due anni e mezzo senza sosta. Questo è il mio diario di un mese da rider di Deliveroo, dal 15 marzo al 15 aprile, Pasqua compresa.
Continua…

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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