Novità dai sondaggi

In un turno che corre il rischio di passare in secondo piano, nella lunga corsa alla nomination democratica per le presidenziali statunitensi di novembre, i sondaggi mettono Joe Biden davanti a tutti. Tema principale della tornata, infatti, è la sua incredibile vicinanza con il Super Tuesday, il grande turno di primarie che andrà scena il 3 marzo, durante il quale si voterà in ben 15 Stati, tra piccoli e di importanza che potremmo definire capitale, come Texas e California. Sono durante il super martedì saranno assegnati ben 1344 delegati. E’ dunque inutile precisare come una vittoria in quella occasione sia abbastanza più importante rispetto a quella in Carolina del Sud, dove il monte delegati è pari a 54.

Ma oggi si vota in South Carolina e, dunque, concentriamoci su essa perché del Super Tuesday parleremo tra qualche giorno. Biden, come detto, appare più forte dei suoi diretti avversari a queste latitudini per due motivi principali: il primo è l’endorsement di Jim Clyburn, il più anziano afroamericano nella House of Representatives, nativo della Carolina del Sud. Ciò ci porta al secondo motivo che avvantaggia Biden: la costituente etnica dello Stato. La South Carolina, come sa chi conosce la brutta storia della segregazione negli USA, ha un passato schiavista difficile da cancellare. Anche per tal ragione, è ancor oggi dimora di numerosi afroamericani che non sono usciti dai confini statali.

Biden, storicamente, è amato dall’elettorato di colore, in quanto ex vice dell’icona politica black per antonomasia: Barack Obama, naturalmente. Ciò sembrerebbe sufficiente per garantirgli la mano migliore tra i sondaggisti, i quali lo fanno forte di almeno 15 punti percentuali sul suo primo inseguitore, l’attuale frontrunner dem, il senatore del Vermont, Bernie Sanders.

Un confronto poco gradevole

Cornice immancabile delle primarie democratiche sono gli interminabili (e spesso ultraripetitivi) dibattiti tra i candidati. Chi ne ha seguito qualcuno, cosa non più troppo difficile oggi grazie alla tv satellitare e ad internet, sa che questi eventi sono occasioni nelle quali colleghi di partito si affrontano come se fossero nemici da una vita.

A Charleston, nel dibattito di mercoledì tra gli esponenti democratici che prendono parte a queste primarie, è andato in scena uno dei peggiori dibattiti della storia recente. I candidati hanno urlato e si sono accusati l’un l’altro limitandosi ad alzare la voce più di chi stava sul podio accanto, dimenticandosi di proporre qualche idea o, non so, qualche concetto che sia parte del loro programma, ovvero ciò su cui ci si dovrebbe confrontare. I principali highlights del dibattito – eccezion fatta per l’affermazione di Biden nella quale annunciava che sarebbe stato lui il vincitore, sabato sera – sono venuti da politici che non hanno preso parte a quel fratricidio. La candidata indipendente Tulsi Gabbard, molto indietro nella corsa alla nomination dem e, quindi, piuttosto obiettiva nella sua analisi, ha confessato di non essere riuscita a seguire molto di quel dibattito, scoraggiata dalle urla e dagli schiamazzi dei suoi colleghi – avversari. Il presidente Trump, invece, anch’egli stanco degli attacchi inconcludenti, si è rivolto al fido Twitter per chiedere ai democratici di piantarla, esclamando, senza troppi giri di parole: “Datemi un avversario e basta!”

La situazione prima del voto

Nelle prime 3 tornate sono stati assegnati 100 delegati. I delegati, ricordiamo, sono persone fisiche, quelle che a Milwaukee, durante la convention democratica generale di quest’estate, si esprimeranno sulla nomination per le presidenziali, stabilendo chi sarà quell’avversario che Trump ha domandato a gran voce sui social network. Naturalmente, il candidato che potrà contare sul maggior numero di delegati sarà quello che incasserà la nomination. Le due cose non sono direttamente collegate, dato che occorre tenere conto anche dei grandi elettori che complicano un pò la questione; il punto di svolgere le primarie, comunque, sta proprio nel trovare una figura con numerosi delegati a sostenerla.

Al momento, Bernie Sanders guida la corsa con 45 delegati; lo segue Pete Buttigieg con 25, Joe Biden con 15, Elizabeth Warren con 8 e, subito dietro, Amy Klobuchar con 7. Qualora Biden dovesse stravincere nella Carolina del Sud, come ha fatto Sanders in Nevada una settimana fa, la corsa potrebbe seriamente riaprirsi, proprio perché il Super Tuesday è un’occasione per rimescolare le carte in tavola. Dunque arrivarci dopo una vittoria sarebbe sicuramente un’ottima cosa. Sono pochi gli elettori che vogliono schierarsi con un candidato perdente, per tal motivo è importante il cosiddetto momentum, ovvero l’abbrivio dato dalla vittoria al turno precedente, che spesso è ben più convincente delle prestazioni ai dibattiti.

Comunque finisca in questo weekend, ad oggi Sanders appare ancora avvantaggiato sugli inseguitori, poiché può contare su sostenitori fedelissimi che votano in massa per lui, mentre tutti i suoi sfidanti continuano a pestarsi i piedi a vicenda, dividendosi il serbatoio elettorale che non apprezza il messaggio socialista del senatore del Vermont e del suo partito giovane e di tendenza, di cui è parte integrante l’astro nascente della sinistra americana, Alexandria Ocasio – Cortez, la quale sposta moltissime preferenze alla corte di Bernie. Qualora Sanders vincesse la nomination, dovrà considerare quanti voti si debbano effettivamente al suo messaggio, e quanti invece alla popolarità di AOC, impareggiabile veicolo di propaganda nella comunità latinoamericana e non solo, una sorta di arma segreta che Sanders non perde ovviamente occasione di sfoderare.

A bocce ferme, quando lo scrutinio delle primarie in South Carolina sarà in corso, o magari addirittura concluso, torneremo ad analizzare la situazione cominciando a presentare l’appuntamento segnato in rosso sul calendario politico statunitense (forse pure mondiale), il super martedì 3 marzo.

Di Mattia Mezzetti

Mattia Mezzetti. Nato nel 1991 a Fano, scrive per capire e far capire cosa avviene nel mondo. Crede che l’attualità vada letta con un punto di vista oggettivo, estraneo alle logiche partitiche o di categoria che stanno avvelenando la società di oggi. Convinto che l’unica informazione valida sia un’informazione libera, ha aperto un blog per diffonderla chiamato semplicemente Il Blog: http://ilblogmm.blogspot.it.

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