Novembre 27, 2020

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Guinea: terzo mandato presidenziale per Alpha Condé

L’ottantaduenne presidente Alpha Condé ha ottenuto un terzo mandato alla guida della Guinea. Il successo di Condé è stato contestato dalle opposizioni, ma la commissione elettorale nazionale indipendente ha confermato il risultato.

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Con oltre il 96% delle schede scrutinate, la commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) non ha potuto far altro che ufficializzare la vittoria di Alpha Condé alle elezioni presidenziali della Guinea, confermando l’ottenimento di un terzo mandato consecutivo per l’ottantaduenne capo di stato, in carica dal 2010. Ciò è stato possibile grazie ad un referendum costituzionale che lo scorso marzo ha cancellato il limite di due mandati precedentemente previsto per il presidente, permettendo a Condé di candidarsi per un nuovo quinquennio alla guida del Paese africano.

Secondo i dati disponibili, il leader del Raggruppamento del Popolo Guineano (Rassemblement du Peuple Guinéen – RPG) ha ottenuto il 59.49% delle preferenze, superando ampiamente la soglia del 50%, necessaria per ottenere la vittoria al primo turno senza fare ricorso al ballottaggio. Il principale avversario di Condé, il liberale Cellou Dalein Diallo, ex primo ministro ed esponente dell’Unione delle Forze Democratiche di Guinea (Union des forces démocratiques de Guinée – UFDG), ha ottenuto il 33.50%, mentre gli altri candidati hanno ottenuto risultati poco rilevanti, a partire da Ibrahima Abé Sylla (1.55%), terzo classificato. I risultati sono corroborati dall’elevata affluenza alle urne, pari al 78.88% degli aventi diritto.

Il successo di Condé alle presidenziali fa seguito a quello ottenuto in occasione delle elezioni legislative dello scorso marzo, quando il partito del capo di stato aveva ottenuto la maggioranza assoluta, con 79 seggi su 114, mentre l’UFDG di Diallo aveva deciso di boicottare la tornata elettorale.

Diallo, già sconfitto nelle precedenti due occasioni da Condé, non ha accettato il verdetto delle urne, e molti suoi sostenitori si sono riversati in strada in segno di protesta, in particolare nella capitale Conakry. “Ci rammarichiamo per l’atteggiamento di Cellou Dalein Diallo e stiamo lavorando per garantire che nulla ostacoli la nostra germogliante democrazia”, ha dichiarato Domani Doré, portavoce del partito di governo. “Dobbiamo ringraziare il popolo guineano, che ha mantenuto le basi democratiche del Paese votando. Non ci sorprende che le persone abbiano riposto ancora una volta la loro fiducia nel professor Condé”, aveva precedentemente affermato Doré.

In effetti, Diallo ha contribuito a creare un clima di forte tensione all’interno del Paese. Il 18 ottobre, alla chiusura delle urne e senza neppure attendere l’inizio dello spoglio, il candidato dell’opposizione si è autoproclamato vincitore delle presidenziali. In seguito, gli scontri fomentati dallo stesso Diallo hanno causato un numero di morti stimato tra i dieci ed i ventisette. Anche il primo ministro Ibrahima Kassory Fofana ha accusato l’opposizione, descrivendo come “inaccettabili” le violenze verificatesi nella capitale ed in altre province del Paese.

Analizzando la distribuzione del voto, questa riflette il radicamento dei due principali candidati alla presidenza nelle diverse regioni del Paese e fra le differenti classi sociali. Il socialdemocratico Condé ha trionfato, come da tradizione, nelle regioni settentrionali ed orientali del Paese, dove vive una parte cospicua della popolazione, in particolare nella regione del Kankan, dove il presidente uscente ha ottenuto il 95% delle preferenze. Al contrario, il liberale Diallo ha avuto la meglio nella capitale Conakry, in particolare grazie al voto dei quartieri agiati.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è intervenuto per proporre una “soluzione pacifica” attraverso il “dialogo” della crisi post-elettorale, chiedendo ai principali attori prevenire la “violenza“. Il segretario generale “esorta anche gli opinion leader e la stampa a porre fine a tutta la retorica infiammatoria che fa appello ad un dissenso di ispirazione etnica“. Allo stesso tempo, domenica sono arrivati in Guinea gli inviati di ONU, Unione Africana e CEDEAO (la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, alla quale aderiscono quindici Paesi, compresa la stessa Guinea) per una “missione diplomatica preventiva“.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog