Manifestino dello spettacolo teatrale “Foibe il ricordo”.


Francesco Cecchini


Non possiamo dimenticare e cancellare nulla; non le sofferenze inflitte alle minoranze slave negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte agli italiani. Dobbiamo ricordare tutto.
In occasione del Giorno del Ricordo, l amministrazione comunale di Montebelluna promuove lo spettacolo Foibe. Il Ricordo, di e con Anna Tringali e Giacomo Rossetto, a cura del Teatro Bresci.
Così il Teatro Bresci presenta lo spettacolo.
La foiba di Basovizza è diventata simbolo di un eccidio a lungo dimenticato. E da qui che parte il nostro racconto della tragedia di quegli italiani che a migliaia finirono gettati nelle tante grotte carsiche, uccisi così, barbaramente, negli anni che conclusero e seguirono la Seconda Guerra Mondiale. E a questa vicenda terribile si aggiunse quella di tanti altri connazionali, circa 250.000, protagonisti di un doloroso esodo dall’Istria e dalla Dalmazia, verso l’Italia: esuli in patria. Tra eventi storici e testimonianze, Foibe. Il ricordo vuole essere un cammino alla riscoperta di una pagina del nostro recente passato che merita memoria.
I commenti sono i seguenti.
Da quando è stato istituito il 10 febbraio ,Giorno del Ricordo, sembra che la ricerca storica sugli eventi al confine orientale dItalia scarseggi, abbondano invece iniziative fuorvianti.
Innamzittutto l’ esodo. 250 mila? Non esisiste una contabilità esatta di coloro che abbandonarono l’ Istria e non tutti la pensavano alla stessa maniera. Un esempio illustre, Sergio Endrigo che cantò la canzone 1947 Da quella volta non lho rivista più, cosa sarà della mia città.



Endrigo cantò la giovinezza e la città, Pola o Pula o Pulji, dove trascorse ladolescenza: lasciata quando i suoi genitori scelsero di venire in Italia. Poi ritrovata perché Sergio Endrigo non ha mai voluto assumere il ruolo del fuggiasco e tagliare i legami con la sua terra. Fu internazionalista, un italiano amico di tutti i popoli, anche degli slavi del sud, oltre il confine.
La voragine nota come foiba di Basovizza è in realtà il pozzo di una vecchia miniera abbandonata e in merito vi è un dossier di Nuova Alabarda.
http://www.nuovaalabarda.org/leggi-dossier-La%20%27Foiba%27%20di%20Basovizza/10/
In un’ intervista a Senza Soste di anni fa, dal titolo Foibe tra Mito e Realtà, la storica Alessandra Kersevan cosi ha affermato.
Domanda. La foiba di Basovizza. C’è una lapide che commemora le vittime, eppure la storia sembra molto diversa…
Risposta. La documentazione esistente, una documentazione piuttosto corposa, dice che nella miniera di Basovizza non ci furono infoibamenti. Già nell’estate del ’45, quindi pochissimo tempo dopo i pretesi infoibamenti, gli angloamericani procedettero per mesi a ricognizioni nel pozzo della miniera (infatti non si tratta di una foiba in senso geologico), in seguito alle denunce del CLN triestino che diceva che dovevano essere stati infoibati alcune centinaia di agenti della questura di Trieste. Poiché non fu trovato nulla di “interessante”, nei primi mesi del ’46 le ricerche furono sospese, come ho già spiegato prima. Tutto questo risulta da una gran quantità di documenti di fonte alleata, negli archivi di Washington e di Londra. Quindi nella “foiba” non ci sono i “500 metri cubi” di infoibati che sono scritti nella lapide, e neppure i duemila infoibati citati in libri. Dopo che Claudia Cernigoi ha riportato questi documenti nel suo libro “Operazione foibe a Trieste” la cosa dovrebbe essere evidente a tutti che si occupano dell’argomento. Ma si fa finta di niente. Il comune di Trieste adesso ha ristrutturato il monumento sulla foiba e presto verrà il presidente del Senato Marini a inaugurarlo. La menzogna vive ormai di vita propria, e non si riesce a fermarla.
Inoltre per quanto riguarda l’ iniziativa dell’ Amministrazione di Montebelluna, foibe ed esodo andebbero ricordati non con uno spettacolo teatrale, anche se non è il musical Magazzino 18 di Cristicchi, ma con un convegno con dibattitto. Un esempio è il seminario “Il fascismo di confine e il dramma delle foibe” organizzato dall’ANPI nazionale e dal Coordinamento regionale ANPI Friuli Venezia Giulia svoltosi il 4 febbraio 2020 a Roma, con conclusioni di Gianfranco Pagliarulo, ora Presidente nazionale dell’ ANPI.

L’ ANPI, innanzitutto quella di Montebelluna, dovrebbe dire qualcosa sullo spettacolo teatrale ” Foibe. Il Ricordo”.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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