Francesco Cecchini

Sulla neve bianca bianca

c’è una macchia color vermiglio;

è il sangue, il sangue di mio figlio,

morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie

un fiore rosso vedi spuntare:

o tu che passi, non lo strappare,

è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani 

a liberare le nostre case,

sui monti azzurri mio figlio rimase 

a far la guardia alla libertà. 

La madre del partigiano, poesia di Gianni Rodari
Gianni Rodari è nato a Omegna il 23 ottobre e morto a Roma il 14 aprile 1980. Quindi il prossimo 14 aprile avrebbe compiuto 101anni
È un grande scrittore di storie e filastrocche per i più piccoli ma non solo: le sue storie piacciono a tutti, grandi e bambini, perché con semplicità e immediatezza, descrivono sentimenti e concetti universali e profondi. ll 6 aprile 1970, giusto 51 anni fa, Gianni Rodari vinse come scrittore per i bambini il premio Hans Christian Andersen, il Piccolo Premio Nobel della letteratura per l’infanzia.
Fu partigiano e antifascista, stette dalla parte dei più deboli per difenderli dai suprusi. Giovane si iscrisse la GIL, Gioventù Italiana del Littorio, per ragioni economiche, innanzitutto, e frequentò senza entusiasmo le riunioni di questa organizzazioni. Nel 1943 quando cade il fascismo, non ha esitazioni, prima nel fiancheggiare la Resistenza, poi in persona aderendo alla 121a brigata Garibaldi di Gavirate.
Il suo impegno nella Resistenza può essere ricordato con una sua favola partigiana.
Il pozzo di Cascina Piana
“A metà strada tra Saronno e Legnano, sulla riva di un grande bosco, c’era la Cascina Piana, che comprendeva in tutto tre cortili. Ci vivevano undici famiglie. A Cascina Piana c’era un solo pozzo per cavare l’acqua, ed era uno strano pozzo, perché la carrucola per avvolgervi la corda c’era, ma non c’era né corda né catena. Ognuna delle undici famiglie in casa, accanto al secchio, teneva appesa una corda, e chi andava ad attingere acqua la staccava, se l’avvolgeva al braccio e la portava al pozzo; e quando aveva fatto risalire il secchio staccava la corda dalla carrucola, e se la riportava gelosamente a casa. Un solo pozzo e undici corde. E se non ci credete, andate a informarvi e vi racconteranno, come hanno raccontato a me, che quelle undici famiglie non andavano d’accordo e si facevano continuamente dispetti, e piuttosto che comprare insieme una bella catena, e fissarla alla carrucola perché potesse servire per tutti, avrebbero riempito il pozzo di terra e di erbacce.
Scoppiò la guerra, e gli uomini della Cascina Piana andarono sotto le armi raccomandando alle loro donne tante cose, e anche di non farsi rubare le corde.
Poi ci fu l’ invasione tedesca, gli uomini erano lontani, le donne avevano paura, ma le undici corde stavano sempre al sicuro nelle undici case.
Un giorno un bambino della Cascina andò al bosco per raccogliere un fascio di legna e udì uscire un lamento da un cespuglio. Era un partigiano ferito a una gamba, e il bambino corse a chiamare sua madre. La donna era spaventata e si torceva le mani, ma poi disse:

-Lo porteremo a casa e lo terremo nascosto. Speriamo che qualcuno aiuti il tuo babbo soldato, se ne ha bisogno. Noi non sappiamo nemmeno dove sia, e se è ancora vivo. Nascosero il partigiano nel granaio e mandarono a chiamare il medico, dicendo che era per la vecchia nonna. Le altre donne della Cascina, però, avevano visto la nonna proprio quella mattina, sana come un galletto, e indovinarono che c’era sotto qualcosa. Prima che fossero passate ventiquattr’ore tutta la Cascina seppe che c’era un partigiano ferito in quel granaio, e qualche vecchio contadino disse: – Se lo sanno i tedeschi, verranno qui e ci ammazzeranno. Faremo tutti una brutta fine.
Ma le donne non ragionarono così. Pensavano ai loro uomini lontani, e pensavano che anche loro, forse, erano feriti e dovevano nascondersi, e sospiravano. Il terzo giorno, una donna prese un salamino del maiale che aveva appena fatto macellare, e lo portò alla Caterina, che era la donna che aveva nascosto il partigiano, e le disse: – Quel poveretto ha bisogno di rinforzarsi. Dategli questo salamino.
Dopo un po’ arrivò un’ altra donna con una bottiglia di vino, poi una terza con un sacchetto di farina gialla per la polenta, poi una quarta con un pezzo di lardo, e prima di sera tutte le donne della Cascina erano state a casa della Caterina, e avevano visto il partigiano e gli avevano portato i loro regali, asciugandosi una lacrima. E per tutto il tempo che la ferita impiegò a rimarginarsi, tutte le undici famiglie della Cascina trattarono il partigiano come se fosse un figlio loro, e non gli fecero mancare nulla.
Il partigiano guarì, uscì in cortile a prendere il sole, vide il pozzo senza corda e si meravigliò moltissimo. Le donne, arrossendo, gli spiegarono che ogni famiglia aveva la sua corda, ma non gli potevano dare una spiegazione soddisfacente. Avrebbero dovuto dirgli che erano nemiche tra loro, ma questo non era più vero, perché avevano sofferto insieme, e insieme avevano aiutato il partigiano. Dunque non lo sapevano ancora, ma erano diventate amiche e sorelle, e non c’era più ragione di tenere undici corde.
Allora decisero di comprare una catena, coi soldi di tutte le famiglie, e di attaccarla alla carrucola. E così fecero. E il partigiano cavò il primo secchio d’acqua, ed era come l’inaugurazione di un monumento.
La sera stessa il partigiano, completamente guarito, ripartì per la montagna.”
Dopo la Liberazione Gianni Rodari si iscrive al Partito Comunista Italiano e il suo riferimento è è innanzitutto Antonio Gramsci.Inizia un’ attività giornalistica, diventando redattore per l’ Unità e per Paese Sera.
Nel 1950 il PCI promosse l’Associazione dei Pionieri d’Italia, con Gianni Rodari redattore della rivista per bambini “il Pioniere”. Un progetto analogo a quello che esisteva ed esiste oggi nei paesi socialisti, che raggruppava i giovanissimi dagli 8 ai 13 anni, cioè al di sotto dell’età in cui ci si poteva iscrivere alla gioventù comunista (14 anni). Il suo obiettivo era educare i ragazzi agli ideali di pace, libertà, solidarietà, giustizia sociale.

I Pionieri d’Italia arrivarono a 180.000 giovani iscritti. Una grande sfida alla Chiesa, che con l’Azione Cattolica pretendeva di avere il monopolio sull’educazione dei bambini e dei giovanissimi. Gianni Rodari fu scomunicato dal Vaticano, i suoi libri venivano bruciati nei cortili delle parrocchie assieme al “Pioniere”. In tutta Italia i parroci raccontavano ai genitori che iscrivere i figli all’API significava commettere peccato mortale.

Gianni Rodari assieme a Giovani Pionieri
In conclusione, si può affermare che Gianni Rodari, dimostra nei suoi testi quello che era nella realtà, ovvero una persona semplice e sensibile, che era “partigiano” non solo per quello che aveva fatto
durante la guerra di Liberazione, ma anche perché, come ha scritto Gramsci, “non era indifferente, aveva deciso di scegliere e parteggiare”.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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