Giugno 23, 2021

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Polonia e Repubblica Ceca scelgono ancora il carbone. Con l’aiuto di Generali?

foto Facebook NSZZ “Solidarność” KWB Turów.

Più volte, negli ultimi tre anni, come Greenpeace e ReCommon abbiamo denunciato il ruolo fondamentale di Assicurazioni Generali nel tenere in piedi il business del carbone, soprattutto nell’Europa Centro-orientale.

Lo abbiamo fatto incalzando i vertici del gruppo durante le assemblee degli azionisti e per mezzo di manifestazioni di protesta nonviolenta, per presentare il problema dinanzi a chi investe nel colosso assicurativo. Lo abbiamo fatto con numerose pubblicazioni, per supportare le voci di tutte quelle persone che, quotidianamente, subiscono gli impatti devastanti delle centrali e delle miniere a carbone.

Le risposte di Generali sono sempre state altalenanti, più attente a non scontentare i suoi clienti fossili, PGE e ČEZ su tutti, che a supportare reali processi di decarbonizzazione. In ordine di tempo, ne abbiamo avuto l’ennesima testimonianza in vista dell’Assemblea degli azionisti 2021, quando, rispondendo alle nostre domande, il Leone di Trieste ha dato un fiacco colpo al cerchio e uno alla botte, chiarendo tra le righe che non è ancora pronta ad abbandonare neppure il più inquinante tra i combustibili fossili.

In particolare, Generali sembra riconoscere la necessità di chiudere con il carbone in Europa entro il 2030, come dichiarato di recente dal Segretario delle Nazioni Unite António Guterres e come richiesto dalla comunità scientifica, salvo poi aggiungere che all’interno dell’Ue esistono “forti differenze regionali, di cui occorre tenere conto”. Un riferimento neanche troppo velato ai suoi interessi in Polonia e Repubblica Ceca.

Il voler sottolineare che ci siano “forti differenze regionali” in Ue è solamente funzionale a voler dipingere di verde la nera volontà di PGE e ČEZ di continuare indisturbate a bruciarci il futuro, in quanto dirette responsabili della mancanza di piani per chiudere con il carbone, rispettivamente in Polonia e Repubblica Ceca.

Poco più di un mese fa, i vertici della società polacca hanno procrastinato ulteriormente la cessione degli asset carboniferi a un nuovo ente statale, che dovrebbe avvenire solo nel terzo quadrimestre del 2022. Ed è importante ribadire un concetto: cessione non significa chiusura, anzi. Proprio in questa maniera, il colosso fossile potrà presentarsi in maniera più “pulita” dinanzi agli investitori – e per “pulita” si intende riconvertendo a gas, che pulito proprio non è – mentre la Polonia potrà continuare a produrre e bruciare carbone, ben oltre il 2040.

Nel mentre, sulla scia del pronunciamento della Corte di Giustizia europea sulla necessità di chiudere la sua miniera a carbone di Turów – e di conseguenza l’annessa centrale – PGE ha pensato bene di aprire un sito web per chiedere che rimanga operativa sino al 2044. E questo sarebbe un cliente con cui Generali vuole continuare a fare affari per aiutarlo nella “giusta transizione”?

C’è poi ČEZ che, più in sordina, ha presentato di recente il suo piano di “decarbonizzazione”. Un piano che prevede, ancora nel 2030, che il 12,5% dell’energia elettrica prodotta derivi dal carbone. Inoltre, non vi è alcuna menzione di interrompere l’operatività della miniera di Bílina entro il 2030.

Tutto ciò si inserisce anche nell’ambito delle discussioni interne al governo Babiš, in stallo da mesi sulla scelta di una data per chiudere con il carbone. Sarebbe auspicabile che almeno si discutesse su date utili, e invece no: 2033 o, addirittura, 2038. In entrambi i casi, il blocco Polonia-Repubblica Ceca rischia di affossare ogni ambizione europea – per quanto anche quest’ultima non sia esente da punti deboli – in materia climatica. Ribadiamo la domanda: dove, di preciso, Generali vede una “giusta transizione” in tutto questo?

Nella revisione della propria Strategia sul Cambiamento climatico, ormai alle battute finali, al colosso assicurativo non rimane che una scelta: interrompere immediatamente la fornitura di coperture assicurative per società del settore del carbone che non prevedono di chiudere con questo combustibile fossile entro il 2030, PGE e ČEZ incluse, senza scappatoie “tecniche” di alcun tipo. Ogni decisione diversa sarebbe l’ennesima falsa promessa. Ogni decisione diversa significherebbe che il gruppo Generali preferisce supportare i piani fossili di PGE e ČEZ a discapito della salute delle persone. Ogni decisione diversa includerebbe Generali tra le realtà direttamente responsabile per la mancata transizione ecologica europea.

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