Luglio 31, 2021

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L’ITALIA È COMPLICE DELLE TORTURE IN LIBIA

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di Gianluca Cicinelli

 Può essere di destra, di sinistra, di centro, tutto e niente, ma quando si tratta della Libia il governo italiano non ha dubbi: per il quinto anno di seguito sta per essere rinnovato il Decreto missioni, quello per capirci che per impedire lo sbarco in Italia dei migranti finanzia il governo libico e i suoi squadroni della morte, impegnati a torturare persone illegittimamente detenute. Misure non soltanto lontane dal portare aiuto a uomini, donne e bambini sottoposti a terribili violenze in Libia, ma che concorrono a rendere la loro situazione ancora più drammatica e senza speranza di soluzione. E’ la conseguenza, denuncia Amnesty International, della cooperazione in corso tra Europa e Libia su immigrazione e controllo delle frontiere. Oggi, 15 luglio, il Parlamento italiano voterà per il rinnovo delle missioni internazionali. Ieri volontari e associazioni attive nella solidarietà hanno manifestato a Montecitorio con una benda bianca sugli occhi, simbolo di quelle autorità che si rifiutano di vedere, e che si piegano volontariamente alle barbarie e all’annullamento dei diritti umani. La denuncia della responsabilità delle autorità italiane per le continue stragi di persone migranti nel Mediterraneo centrale e il ciclo di violenze, sfruttamento e violazioni dei diritti umani a cui sono sistematicamente sottoposti migranti e rifugiati in Libia è stata raccolta da oltre cento associazioni.

Amnesty chiede esplicitamente all’Italia e agli Stati dell’Unione Europea di “sospendere la cooperazione con la Libia” in materia di immigrazione e alle autorità libiche di “chiudere tutti i centri di detenzione immediatamente e interrompere la detenzione di migranti e rifugiati”. Violenze che avvengono con la complicità degli Stati europei che “hanno continuato in modo vergognoso ad assistere la Guardia costiera libica nel catturare persone in mare e nel riportarle con la forza nel passaggio infernale della detenzione in Libia, nonostante siano noti gli orrori che lì si perpetrano”, spiega Amnesty. “Le autorità libiche hanno promosso coloro che ragionevolmente erano sospettati di aver commesso tali violenze, il che comporta il rischio di vedere riprodurre gli stessi orrori”, ha dichiarato Diana Eltahawy, vice direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. Nel mirino della Ong le strutture di Shara’ al-Zawiya a Tripoli e Al-Mabani. Ad Al-Mabani sono stati riportati oltre 7 mila migranti soltanto nei primi sei mesi del 2021. In uno di questi centri, i sopravvissuti hanno raccontato che le guardie stupravano le donne e le costringevano ad avere rapporti sessuali in cambio di cibo o della loro libertà. Questo è il risultato dell’accordo che il Parlamento italiano da cinque anni continua a rinnovare rendendosi complice delle violenze.

ActionAid, Amnesty International e Medici Senza Frontiere, pochi giorni fa in audizione alle commissioni congiunte esteri e difesa di Camera e Senato hanno spiegato i gravi profili di criticità, riscontrati nel Decreto Missioni, varato dal governo, che conferma per il quinto anno consecutivo il supporto alla Guardia Costiera Libica e all’Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera. Ma non solo. “Se il Parlamento approverà il rinnovo, l’Italia non solo continuerà a finanziare e sostenere l’attività di intercettazione in mare e lo sbarco nei porti libici di rifugiati e migranti, ma aumenterà i fondi per queste attività con 500 mila euro in più rispetto al 2020” hanno dichiarato le organizzazioni umanitarie alle commissioni del Parlamento. Crescono anche i finanziamenti per le missioni Irini e Mare Sicuro, che prevedono azioni a sostegno delle forze libiche, con un aumento rispettivamente di circa 15 e 17 milioni rispetto al 2020. Viene inoltre prorogato il dispiegamento di una nave italiana a Tripoli, a supporto delle forze navali libiche. Il numero delle persone detenute è cresciuto significativamente negli ultimi mesi, mentre continuano a venire documentati casi di torture, violenze sessuali e sfruttamento. A seguito di ripetuti episodi di violenza contro migranti e rifugiati, a giugno Medici Senza Frontiere ha annunciato la sospensione temporanea delle attività in due centri di detenzione di Tripoli.

A partire dalla firma del Memorandum d’Intesa siglato con l’allora Governo di Accordo Nazionale nel febbraio 2017, l’Italia ha svolto un ruolo chiave nell’ideazione e nell’attuazione delle politiche di contenimento dei flussi migratori. Dei quasi 100 milioni di euro stanziati per il controllo dei confini terrestri e marittimi del Paese, circa un terzo è stato finanziato dal Decreto Missioni: una spesa completamente svincolata dall’adozione di misure necessarie ad evitare lo sbarco in Libia delle persone soccorse o intercettate in mare, o per garantire il rispetto dei diritti di rifugiati e migranti in Libia. Con ciò, l’Italia si è resa corresponsabile per le violazioni e gli abusi commessi in Libia. In una memoria firmata anche da Human Rights Watch e trasmessa a Deputati e Senatori membri delle commissioni interessati, le organizzazioni hanno ribadito l’urgenza di modificare i termini della cooperazione con la Libia.