Luglio 31, 2021

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Il mondo è con Cuba, contro l’imperialismo

Il criminale blocco economico imposto dagli Stati Uniti ai danni di Cuba è un atto illegale, e la comunità internazionale concorda su questo. Solamente un mese fa, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato a schiacciante maggioranza per l’eliminazione del cosiddetto embargo, con solamente gli Stati Uniti e Israele che si sono opposti a tale risoluzione. Eppure, Washington continua a mantenere – e anzi, ad inasprire – le misure volte unicamente a soffocare l’economia dell’isola caraibica, con la speranza che la popolazione allo stremo si ribelli contro il governo rivoluzionario.

Non sta certo a noi giudicare le eventuali aporie del sistema economico cubano, in quanto crediamo che solamente il popolo e il governo di quel Paese siano titolati a decidere su tali questioni. A maggior ragione, ci opponiamo ad ogni forma di ingerenza imperialista da parte degli Stati Uniti, che da decenni violano il diritto internazionale con l’unico fine di favorire un cambio di governo a L’Avana e la fine dell’esperimento rivoluzionario cubano.

Su questo tema, il mondo intero è concorde nel condannare l’imperialismo statunitense. La visione eurocentrica o occidentalocentrica impedisce spesso di vedere la realtà, ovvero che il mondo occidentale rappresenta solamente una piccola frazione della comunità internazionale, sebbene questa abbia il potere economico e politico per imporre le proprie decisioni al resto del pianeta. Ciò, tuttavia, non significa che questo modo di agire sia legittimo.

Se sommiamo la popolazione di Stati Uniti, Canada ed Unione Europea arriviamo ad 812 milioni di persone sui quasi otto miliardi della popolazione mondiale. Eppure, si continua a dare un peso eccessivo alle posizioni di questi Paesi sulle questioni internazionali. Come se non bastasse, il Canada e l’UE hanno espresso il proprio voto contro l’embargo, e dunque gli Stati Uniti si trovano totalmente isolati nella loro crociata criminale contro la piccola isola di Cuba, di appena 11 milioni di abitanti.

Il mondo, dunque, è con Cuba e contro l’imperialismo statunitense. Il governo cinese, che da solo rappresenta 1.4 miliardi di persone, è con Cuba. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha pubblicamente invitato gli Stati Uniti a porre immediatamente fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba: “Chiediamo agli Stati Uniti di revocare immediatamente e completamente il blocco contro Cuba“, ha detto il diplomatico in una conferenza stampa. La Cina, secondo quanto affermato da Zhao, auspica che Washington migliori le relazioni con L’Avana, in accordo con gli obiettivi ei principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme fondamentali delle relazioni internazionali. Il portavoce ha anche ricordato che le perdite finanziarie di Cuba, dopo 60 anni di misure coercitive unilaterali statunitensi, hanno raggiunto i 144 miliardi di dollari.

La Cina crede che vada rispettato il diritto di ogni Paese di scegliere autonomamente il proprio sistema sociale e il proprio percorso di sviluppo“, ha affermato il rappresentante del governo di Pechino. Il governo cinese, infatti, ripudia gli atti sovversivi e destabilizzanti che gli Stati Uniti hanno tentato di fomentare sull’isola, sfruttando la difficile situazione economica e sanitaria che Cuba sta vivendo in questo momento. 

Anche la Comunità Caraibica (Caricom), che comprende 15 Stati membri, 5 membri associati ed 8 osservatori, ha a sua volta chiesto a cessazione delle sanzioni commerciali, economiche e finanziarie unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti contro Cuba. 

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha telefonato al suo omologo cubano Bruno Rodríguez Parrilla per esprimere la propria solidarietà nei confronti dell’isola. In precedenza, il portavoce Saeed Khatibzadeh aveva accusato gli Stati Uniti dei problemi socioeconomici di Cuba a causa del blocco che impedisce l’acquisto di medicinali, cibo e attrezzature sanitarie: “Si fingono difensori dei cubani e, allo stesso tempo, si intromettono negli affari interni, incorrendo così in flagranti violazioni del diritto internazionale“.

Questi sono solamente alcuni dei governi e delle organizzazioni internazionali che si sono apertamente schierati contro l’embargo e le politiche imperialiste di ingerenza da parte degli Stati Uniti.

Uno degli esempi delle perverse conseguenze del blocco economico si sta vedendo proprio in questi giorni, con l’aumento dei casi di Covid-19 sull’isola (anche se con numeri sempre molto inferiori rispetto agli altri Stati della regione). Cuba, come noto, è l’unico Paese latinoamericano ad aver messo a punto i propri vaccini contro il coronavirus, di cui due sono già stati approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Eppure, a causa del bloqueo, l’isola non può importare siringhe, e quindi le vaccinazioni stanno procedendo in maniera più lenta rispetto a quanto non sarebbe possibile. 

Proprio per questo, il governo messicano ha annunciato una donazione di 800.000 siringhe con aghi per la campagna di vaccinazione cubana. “L’obiettivo globale in questo momento dovrebbe essere quello di garantire un accesso equo, equo, solidale, trasparente, tempestivo e universale a vaccini, apparecchiature diagnostiche, medicinali e altre tecnologie sanitarie contro il Covid-19“, si legge nella nota del ministero degli Esteri messicani. In questo modo, il governo di Andrés Manuel López Obrador ha voluto ringraziare Cuba per l’assistenza ricevuta dalle brigate mediche dell’isola.

Anche all’interno degli stessi Stati Uniti, la posizione assunta dal governo di Washington contro Cuba trova sempre meno sostenitori. Nel Paese nordamericano esiste infatti un Movimento di Solidarietà con Cuba che sta ottenendo sempre più adesioni, e che chiede insistentemente la fine dell’embargo. Il Movimento si è impegnato ad inviare a Cuba 6 milioni di siringhe, di cui circa due milioni sono già arrivate al porto cubano di Mariel il 17 luglio.

Il blocco economico contro Cuba è una misura criminale e contraria al diritto internazionale sin dalla sua istituzione, tanto da potersi considerare come una dichiarazione di guerra da parte di Washington. Se, fino agli anni ‘80, se ne potevano comunque capire le ragioni all’interno di un clima di guerra fredda, successivamente l’embargo è divenuto persino anacronistico e del tutto ingiustificato, palesando solamente la fame imperialista degli Stati Uniti, che non hanno mai digerito l’umiliazione subita con il successo della Rivoluzione e l’instaurazione di un governo socialista a pochi chilometri dalle propri coste.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog