Gennaio 28, 2022

AFV

Libera la tua mente

IN RICORDO DI ANGELO DEL BOCA, UN PARTIGIANO E UNO STORICO.

Angelo Del Boca

Francesco Cecchini

Angelo Del Boca ci ha lasciati il 6 luglio 2021, a Torino. Aveva 96 anni. Giovane fu comandante partigiano di Giustizia e Libertà nell’Oltrepò piacentino.  La sua storia partigiana è raccontata nel libro “Nella notte ci guidano le stelle: La mia storia partigiana”, del 2015.

Per tutta la vita combattè i fascisti e i colonialisti come storico,  svelando i loro crimini nelle colonie: i campi di concentramento, l’  uso dei gas, i massacri di uomini, donne e bambini.

Fu il primo studioso italiano a gettare uno sguardo critico sul periodo coloniale italiano ed in particolare a documentare le atrocità compiute dalle nostre truppe in Libia e in Etiopia. Le sue denunce sui bombardamenti aerei sui centri abitati e l’impiego di armi chimiche come l’iprite, il fosgene e l’arsina, fecero molto scalpore nel mondo accademico ma, forse ancor più, in quello politico, dato il diffuso negazionismo che nel secondo dopo guerra imperava nella narrativa sulle vicende italiane in Africa Orientale. Per queste sue posizioni Angelo Del Boca è stato per lungo tempo avversato sia dalla stampa conservatrice sia dalle associazioni di reduci dall’Africa Orientale italiana.

La sua ricerca della verità storica, e soprattutto la capacità di porsi dalla parte dei popoli che avevano subito la colonizzazione, e delle relativa azioni di resistenza gli valsero nel 2014 la Laurea honoris causa in Storia Africana da parte dell’Università di Addis Abeba.

Raccontò fatti che ancora oggi sono poco noti.

Colonialismo prima e fascismo poi crearono in Eritrea un sistema carcerario spietato. I campi di lavoro e di internamento furono molti, Assab, Massaua, Asmara, Cheren , Addi Ugri, Addi Caleh. Tra questi spicca   il famigerato campo di concentramento di Nocra nell’omonima isola dell’ arcipelago Dakhlat, uno dei meno conosciuti orrori del dominio italiano in Africa.

L’isola, fu scelta perché i 55 km. di distanza dalla costa rendevano impossibile la fuga. Vi fu nel marzo 1893 il solo tentativo di fuga di massa, ma i fuggitivi furono catturati e passati per le armi. Il campo fu costituto da un fabbricato di mattoni per le guardie e 200 tra tucul e tende per i prigionieri. Un paradiso tropicale nel Mar Rosso che si trasformò in un inferno lungo cinquant’anni: caldo e umidità provocavano una sete che la poca acqua salmastra proveniente da un pozzo aumentava. Oltre che con la sete la morte arrivava con la fame, erano concessi pochi grammi al giorno, e non tutti i giorni di farina, tè e zucchero, con le malattie, malaria, scorbuto e dissenteria e con la fatica. In queste condizioni i prigionieri erano costretti a lavori forzati in una cava di pietra.  Si sa che il numero di prigionieri arrivò a 1000 e la media fu 500, ma non esiste una contabilità di quanti morirono.

Un capitano della marina militare che la visitò nel 1901 la descrisse così: I detenuti, coperti di piaghe e d’insetti, muoiono lentamente di fame, scorbuto e di altre malattie. Non un medico per curarli, 30 centesimi per il loro sostentamento, inscheletriti, luridi, in gran parte hanno perduto l’uso delle gambe ridotti come sono a vivere costantemente sul tavolato alto un metro dal suolo.  La realtà che trovarono gli inglesi dopo quarant’anni quando la liberarono nel 1941,  non fu  molto diversa. Nocra fu per le crudeli condizioni di prigionia un vero e proprio campo di sterminio, una Auschwitz tropicale.

Ma demolì anche Indro Montanelli.”… anche Montanelli non poteva condividere la mia impietosa ricostruzione dei fatti, perché non lasciavano spazio ai suoi tentativi difensivi, dettati più dalla nostalgia che dalla ragione. Sopratutto non poteva sopportare che l’ impresa africana solare nei suoi ricordi, potesse essere infangata da accuse infangata come l’  impiego dell’ arma chimica. Su questo punto Montanelli era irremovibile. Testardo come un mulo. Pronto a menar fendenti a destra e a manca. La sua certezza si basava su due circostanze:            l’  essere mai stato sul teatro degli avvenimanti e        l’  aver raccolto una dichiarazione di Badoglio, secondo la quale in Etiopia erano stati usati gas soltanto una volta, per sbaglio e senza nessun effetto. Fu nella battaglia dell’   Endertà, dove un giorno una batteria di sua iniziativa lanciò una bomba all’   iprite, ma era deteriorata e non ebbe conseguenza. Sarebbe stata una scioccezza usare i gas in quella guerra. Montanelli ha sempre avuto una grande considerazione di se stesso e si è sempre ritenuto più furbo degli altri”. Da “I gas di Mussolini”, pubblicato da Editori Riuniti nel 1996.

Indro Montanelli  compro per 500 lire in cambio di compagnia sessuale una bambina eritrea di dodici anni, Montanelli scrisse sugli eritrei in Civiltà Fascista del gennaio 1936: “Non si sarà mai dei dominatori, se non avremmo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Con i negri non si fraternizza, non si può, non si deve…”  Possiamo quindi immaginare quale fu la natura del giovane fascista Montanelli e la bambina eritrea.

La bibliografia di Angelo Del Boca è immensa, alcuni suoi lavori, come “Italiani Brava Gente” dovrebbero diventare libri di testo nelle scuole italiane.

Tre libri di Angelo Del Boca