Settembre 20, 2021

AFV

Libera la tua mente

La finta libertà regalata ai no-vax proprio dal “sistema”

Se per davvero la libertà è partecipazione, allora dovremmo arrivare alla conclusione per cui, ogni volta che si esercita questo diritto, laicamente sacrosanto, si fa della condivisione di una piazza di questo nostro Paese un luogo dove si esprime compiutamente la quintessenza della libertà stessa. O, quanto meno, ci si avvicina a quel punto preciso, a quell’intendimento che diviene concretezza e magari, una volta ogni tanto, mette in pratica il dettato costituzionale.

Se questo è altrettanto vero, forzando un poco la sillogistica aristotelica, allora deve essere anche vero che ogni atto compiuto nelle piazze, dove ci si raduna e si condividono momenti di scambio sociale, politico e culturale, è per forza di cose espressione diretta della libertà e, a sua volta, la nutre e la rende sempre più presente nel consesso civile in cui troviamo a vivere.

Eppure così non è. Questa correlazione non risulta immediata nel rapporto di dipendenza tra causa ed effetto, nemmeno se riferita a singoli episodi, slegandoli da una contraddizione evidente, cercando l’alibi dell’eccezione rispetto alla regola. Lo si è visto molto bene in questi ultimi giorni, appena seguenti la notizia dell’introduzione del certificato Covid-19 (altrimenti conosciuto come “green pass“).

Lo si è visto proprio nell’esagerazione, del tutto evidente, di manifestazioni in cui la libertà era unilateralmente intesa, diretta esclusivamente verso chi protestava contro il governo, contro la “dittatura sanitaria“, contro le Big Pharma, contro la scienza ingannatrice e contro altre mille fantasie di complotto che mortificano qualunque tentativo di analizzare compiutamente i rapporti di forza nella società e, conseguentemente, i rapporti tra questa e le istituzioni, tra la politica e l’economia e via seguito.

Chiunque muovesse un dissenso, anche timido, entro i limiti autoimposti di una critica pacata e non per forza contrapposizionista, oppure chi, come il giornalista Saverio Tommasi, stava facendo il suo lavoro documentando per Fanpage.it una delle tante manifestazioni che si stavano tenendo nelle piazze d’Italia (in questo caso a Firenze), veniva apostrofato come “servo del sistema“, “terrorista”, “coglione“, “figlio di puttana“, “bastardo” e, fiera dell’assurdo e follilandia compresi, appellato come “nazista” e “fascista“.

Questa non è libertà. E’ un eclatante abuso della libertà, perché proviene da un altro abuso: quella della credulità popolare, che è un male antico come il mondo.

Chi favoleggia sui complotti, oggi lo fa con l’ausilio non soltanto delle potenti macchine pressapochiste dei social, dove la carta etica di Facebook non coincide esattamente con i valori della nostra Costituzione, ma è resiliente invece rispetto alle tendenze del momento (che fanno visite, “mi piace” e tante visualizzazioni degli sponsor…); lo fa soprattutto cercando di ottenere credibilità per quelle che, se ci trovassimo in una società capace di una vera coscienza critica (e sociale), verrebbero classificate come “stravaganze” nella migliore delle accezioni e “cazzate” in quella più ruspantemente popolare.

La distopia in cui viviamo è allarmante: migliaia di persone si convincono che la scienza sia stata totalizzata ed asservita completamente al volere di un nuovo ordine mondiale che si propone di sovraintendere alle nostre vite non lasciandoci nessuno spazio per noi stessi, comprendendoci appieno ed esercitando su di noi un controllo globale e globalizzato.

Mentre Saverio Tommasi gira per la piazza di Firenze, prendendosi insulti, botte e spintoni, c’è qualcuno che tira fuori un cellulare e mostra una foto: sarebbe la prova che nei vaccini ci sono degli aghi che vengono iniettati nel nostro corpo al momento dell’iniezione. Aghi che iniettano aghi. Definire tutto questo “delirante” è fare un favore agli antivaccinisti (ufficialmente “anti-green pass“), perché siamo alle soglie dell’imponderabile e dell’inspiegabile. Apparentemente. In realtà, queste allucinazioni di massa sono l’ultimo appiglio di una parte di società spaventata, depredata nei diritti sociali, impoverita e profondamente ignorante.

L’ignoranza non dovrebbe essere mai una colpa, come la povertà. Ciò che ci manca, sovente, è responsabilità di chi dovrebbe garantire tutta una serie di tutele e protezioni che renderebbero la vita migliore, impedendo a chiunque di cadere nelle trappole complottiste e nelle ossessioni dal sapore Qanonista. Ma l’ignoranza finisce per divenire una colpa se è spavaldamente esibita come semplicità di ragionamento, l’andare alla radice delle cose, scardinando ragionamenti che invece aiutano a comprendere fino in fondo i motivi per cui esiste una linearità tra A e B e tra B e C.

Non si possono saltare dei passaggi logici, sussumere ilazioni lette su WhatsApp o su Facebook e farle divenire delle verità incrollabili. La credibilità che gli organizzatori delle piazze no-vax e no-pass vogliono costruire attorno a questo disagio sociale che si manifesta con la rabbia popolare su temi altamente divisivi, che investo per l’appunto la vita di ognuno di noi, è – si diceva – il passo successivo alla sedimentazione delle fantasie di complotto.

Per poterle sostenere a lungo occorre dare loro dei “portavoce” che abbiano dei “titoli” riconosciuti: avvocati, medici, studiosi, persino costituzionalisti, che si prestano a salire su palchi improvvisati e comiziano, espongono alle folle accorse tutte le ragioni “nascoste“, quelle che il “sistema” non vuole far conoscere, sulla illegittimità tanto del “green pass” quanto sulla pericolosità dei vaccini inoculati a milioni di cavie…

L’oratore del momento, presentato come grande attivista della prima ora, riscalda la folla: parla da “cittadino comune“, che avrebbe capito fin dal principio cosa si nascondeva dietro questa pandemia. Nemmeno i servizi di sicurezza delle più grandi potenze del mondo avrebbero potuto mettere in piedi un circo così variegato, un baraccone di negazionismi che vanno dall’Olocausto ai dati scientifici, passando per quel collante universale che unisce tutti i riduzionisti di questo povero Paese: la “dittatura sanitaria“.

Questi binomi, questi concetti del tutto inventati e aleatori, privi di un vero riscontro con la realtà, servono esclusivamente proprio al “sistema” per allontanare la critica sociale da sé stessa e rimbambire migliaia di cittadini privi dell’anticorpo più efficace in questi casi: quello della resistenza alla faciloneria mentale, alla stupidità conclamata, alla più seducente delle idee. Quella che si sposa meglio con la banalità, dunque con l’assoluta inconsistenza, con il vuoto più disarmante.

Chi ha aggredito Saverio Tommasi in piazza a Firenze ha unito presunzione e cattiveria, rabbia a ignoranza e ha fatto un missaggio del peggio che circola nella vulgata comune di un ribellismo che non è anticapitalismo, non è consapevolezza dello sfruttamento endemico del sistema economico in cui sopravviviamo.

Proprio questo vuole il cosiddetto “sistema” (ammesso che si sappia bene a cosa ci si riferisce quando si generalizza in questo modo): far credere che il problema cui fare fronte sia il vaccino che entra nel corpo e chissà cosa mai veicola; non invece i tanti riflessi negativi di un liberismo che approfitta della pandemia per fare quattrini con il commercio su Internet, con il brevetto su nuovi vaccini e nuove cure (che prima o poi saranno scoperte) per il Covid-19.

Chi vuole distrarre le masse da una lotta sociale possibile e concretizzabile, utilizza la circolazione di queste fantasie di complotto, facendo credere che sta dominando il mondo con soluzioni vaccinali che mutano il DNA, che ci trasformano in chissà cosa. Il capitalismo ha già raggiunto il suo scopo: della confusione, della rabbia e della contrapposizione sociale ha bisogno per lavorare un po’ meglio, senza l’impiccio di proteste contro le delocalizzazioni, i licenziamenti e i profitti sempre più ingenti che già oggi crescono a dismisura.

Continuate a credere che un ago inietti un ago, intanto gli indici di borsa volano e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo continua…