Crisi migratoria e crisi climatica, le esperienze di mutualismo che stanno emergendo in tutta la Gran Bretagna per combattere la povertà dilagante e la solidarietà mostrata nei confronti dei migranti. Il leader della sinistra laburista riflette sui temi più urgenti del nostro quotidiano.

Gli ultimi dodici mesi si sono rivelati pieni di sfide qui a casa nostra e nel mondo.

La pandemia continua a mettere a nudo le fondamenta del nostro tessuto sociale dopo più di un decennio di austerità.

Ma di volta in volta, è stata l’incredibile generosità e lo spirito delle nostre comunità a portarci la speranza che le cose possano cambiare.

Nell’ultimo anno, abbiamo assistito a crisi di ampia portata, dalla pandemia all’emergenza climatica e allo spostamento di quasi 30 milioni di persone in tutto il mondo in fuga da guerra, povertà e carestie.

I fallimenti nell’affrontare efficacemente questi problemi hanno fatto sì che un’azione urgente e radicale sia oggi più necessaria che mai.

Con le temperature in aumento e il più grande numero di rifugiati mai registrato nella storia, è chiaro che è arrivata l’ora di agire. Dobbiamo impegnarci per costruire le condizioni affinché si dia una risposta attenta, compassionevole e umana a questo disastro.

L’incapacità delle leadership mondiali nel fornire concretamente un passaggio sicuro e un sostegno adeguato a coloro che cercano rifugio ha portato alle orrende scene che si sono verificate al confine polacco con la Bielorussia.

L’Onu e le organizzazioni per i diritti umani hanno descritto il trattamento di questi disperati da parte delle rispettive forze di confine come «profondamente preoccupante», menzionando potenziali violazioni del diritto internazionale.

Le persone intervistate nei campi hanno riferito di pestaggi e minacce da parte delle guardie di frontiera, un’impossibilità cronica di accedere a cibo, acqua potabile e a un riparo, a fronte di temperature gelide che stanno precipitando.

Le immagini delle forze di frontiera che aprono cannoni ad acqua su uomini, donne e bambini al valico di frontiera rappresentano un orribile atto d’accusa verso il fallimento dell’Unione Europea nel concertare un processo globale e compassionevole di sostegno ai rifugiati.

L’Onu ha sollecitato la Polonia a rivedere la sua legislazione e a condurre «valutazioni individuali effettive» per determinare il bisogno di protezione dei rifugiati, un requisito del diritto internazionale.

Negli ultimi mesi, anche il governo britannico si è fatto responsabile di alcune delle retoriche più feroci contro i rifugiati che tentano di attraversare la Manica.

Il mese scorso si è registrato il peggiore incidente singolo di annegamento di rifugiati nella traversata tra Francia e Gran Bretagna: sono scomparsi 27 uomini, donne e bambini dispersi in mare dopo che il loro gommone si è sgonfiato e ribaltato.

È una questione di assoluta urgenza che i governi di Francia e Gran Bretagna lavorino insieme per assicurare che questo tipo di tragedia non accada mai più.

Devono prendere esempio dai governi del Bangladesh, della Colombia e di molti altri paesi che hanno adempiuto ai loro obblighi di fornire una sistemazione ai rifugiati.

È necessario anche il governo ponga fine alla detenzione di richiedenti asilo in strutture come Yarl’s Wood e il nuovo centro di detenzione di Hassockfield in Co Durham, che ha aperto solo pochi giorni prima di Natale, nonostante la grande opposizione locale. Ed è appunto la risposta locale a questi problemi che dovrebbe ispirare tutti noi.

Nel Kent, molte persone si sono fatte avanti e hanno offerto alloggio ai rifugiati attualmente detenuti nelle affollate strutture temporanee messe a disposizione dal governo, oltre a donare cibo, vestiti e giocattoli per bambini.

La situazione è resa molto complessa dalle circostanze individuali di ogni rifugiato, che si tratti di persone che stanno cercando di raggiungere la Gran Bretagna o l’Ue, ma ciò che è chiaro e che è assolutamente necessario alla costruzione di una risposta empatica e umanitaria alla crisi, è che ogni singola persona che cerca asilo attraversando una frontiera merita di essere trattata con dignità e comprensione, riconoscendogli il diritto di accesso alla casa, all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ai diritti umani fondamentali.

È solo con la cooperazione internazionale e la costruzione di partenariati in tutto il mondo che riusciremo a porre fine alla crisi dei rifugiati.

Questo Natale, milioni di persone qui in Gran Bretagna stanno affrontando le conseguenze feroci della povertà, molti si trovano a dover compiere una scelta straziante tra scaldarsi o mangiare, pagare una bolletta o comprare un regalo per i loro figli.

Questa è un’ingiustizia economica assolutamente vergognosa che il governo sembra fin troppo disposto a ignorare ed è questa apparente incapacità di agire con gentilezza o compassione, anche verso i suoi stessi cittadini, che ci fornisce l’argomento definitivo a favore di un ripensamento totale del nostro intero sistema di immigrazione e del trattamento che riserviamo ad alcune delle persone più povere e disperate del mondo.

Così come individui, famiglie e imprese hanno offerto il loro sostegno ai rifugiati nel Kent, allo stesso modo la risposta ai racconti di persone che lottano per sbarcare il lunario a Natale è stata fenomenale.

In tutto il paese le comunità si stanno unendo per mettere in piedi cucine, banche del cibo e gruppi di mutuo soccorso per le persone più vulnerabili.

Nella Gran Bretagna del 21° secolo questo non dovrebbe essere necessario, ma il fallimento di un vero e concreto “avanzamento” è stato devastante.

Ma guardiamo avanti al 2022, ispirati da questi scorci di una società davvero solidale, fiduciosi in un radicale, necessario per portare pace e giustizia a tutti e tutte.

Di Nardi

Davide Nardi nasce a Milano nel 1975. Vive Rimini e ha cominciato a fare militanza politica nel 1994 iscrivendosi al PDS per poi uscirne nel 2006 quando questo si è trasformato in PD. Per due anni ha militato in Sinistra Democratica, per aderire infine nel 2009 al PRC. Blogger di AFV dal 2014

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