Rishi Sunak e Vladimir Zelensky

Il Premier britannico Rishi Zelensky a Kiev promette soldi 50 milioni di strline e armi,  125 cannoni antiaerei e tecnologia per contrastare i  droni russi.
Gli spiragli aperti  sono stati ritappati in fretta e furia “Qualsiasi concessione della nostra terra o della nostra sovranità non può essere definita pace. I compromessi porteranno nuovo sangue. Una vera pace duratura e onesta non può che essere il risultato della completa demolizione dell’aggressione russa”. Con queste parole, pronunciate in un videomessaggio all’International Security Forum di Halifax, il presidente ucraino Zelensky ha fatto tabula rasa dell’ipotesi avanzata ieri dal suo consigliere Mykhailo Podolyak, su spinta di Washington. Il capo negoziatore di Kiev aveva detto che la guerra si sarebbe potuta fermare anche prima della liberazione militare di tutti i territori ucraini occupati. Per Zelensky, invece, la Russia non vuole veramente la fine delle ostilità ma vuole solo comprare tempo durante l’inverno per riorganizzare le sue forze e sferrare nuovi attacchi. Podolyak si riallinea: “L’Ucraina non si inginocchierà davanti ai russi. Non è una questione di politica. È una questione di esistenza”. E il viceministro della Difesa si sbilancia affermando che l’esercito ucraino potrebbe entrare in Crimea “entro la fine di dicembre” e la guerra terminare entro primavera. Sul campo arrivano notizie (ucraine) di un bombardamento russo di Kherson (abbandonata 8 giorni fa) e di truppe di Mosca che si ammassano nel Lugansk. Cresce la preoccupazione per la carenza di energia. A Kiev, il sindaco ha suggerito ai cittadini di andare via e lasciare la luce per gli ospedali, mentre l’operatore energetico nazionale ha confermato che gli invasori hanno l’obiettivo di “distruggere la nostra infrastruttura energetica e lasciare gli ucraini senza elettricità e riscaldamento”. Ancora una volta, le uniche soluzioni al conflitto a cui si lavora sono militari.  “Saremo al vostro fianco fino alla vittoria”, è il messaggio di Sunak e Zelensky ha aggiunto : “Nessuna tregua, i combattimenti proseguono”
Conclusione, la guerra continua e chi ne fa le spese è il popolo ucraino e quello delle aree russofone.

Fermare la guerra!

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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