Ascoltato l’annuncio della presentazione dei ricorsi avverso la nuova legge elettorale mi permetto di ritornare sull’argomento ribadendo prima di tutto la necessità di una forte iniziativa politica che coinvolga la società italiana: la manifestazione indetta dalla CGIL per sabato prossimo dovrebbe avere nei contenuti anche questo segno facendo comprendere che la formula elettorale rimane l’architrave della democrazia.

Occorre sottolineare fortemente due punti sui quali impegnarsi, ma è tutto l’impianto della nuova legge che va respinto non semplicemente modificandone alcuni aspetti: non c’è nessuna continuità istituzionale che tenga quando il Parlamento è stato eletto con un meccanismo posto al di fuori dalla legalità costituzionale.

Del resto nel 2017 l’accoglimento da parte della Corte del “ricorso Besostri” impedì alla deforma “Italikum” di essere utilizzata.

Inoltre assieme alla presentazione dei ricorsi sarebbe necessaria l’avvio di una riflessione tra le forze politiche che si sono impegnate nel referendum sulla magistratura in nome dell’identità costituzionale circa l’orientamento di fondo che si dovrebbe ricercare al riguardo del rapporto “formula elettorale/difesa della Costituzione”. Una riflessione che dovrebbe riguardare il rifiuto di ogni tentazione maggioritaria (che in ogni caso di questi tempi risulterebbe sicuramente minoritaria) e personalistica avendo come stella polare la formula proporzionale.

Con questo intervento si punta a sollevare una precisa questione sottolineando due elementi che possiamo definire “cruciali”. Due elementi che rappresentano il frutto avvelenato di un processo di disgregazione della democrazia italiana che viene da lontano, cioè dalla stagione del deperimento dei partiti di massa, della sbornia referendaria promossa da Mario Segni e accolta e sostenuta dal PDS, dall’idea di una priorità della governabilità sulla rappresentanza da racchiudere in una persona. Così si sono trasformati i partiti ( vedi l’analisi di Calise sul partito personale) sull’onda del berlusconismo e del grillismo con la ricerca di incerte leadership: così si sono svolti anche vari tentativi di mutamento della forma di governo come nel caso della Bicamerale del 1997 e del progetto della destra del 2006 respinto dal voto popolare, così come il voto popolare respinse le riforme elaborate dal governo Renzi nel 2016 e – dieci anni dopo – il tentativo di alterare il ruolo costituzionale della magistratura. Non si sono purtroppo potute evitare, invece, due storture come quella attuata nel 2001 con la modifica del titolo V della Costituzione ( che ha aperto la strada alla cosiddetta autonomia differenziata) e l’inopinata riduzione nel numero dei componenti del Parlamento avvenuta nel 2020. Nel 2020 fu accolta un’ ondata populista che, in tempi di egemonia dei decreti legge sull’iniziativa parlamentare, ha ancora ridotto il grado di rappresentanza politica e territoriale delle due Camere. Un’ondata populista pagata a caro prezzo avendo aperto la via del governo ad una estrema destra di vocazione trumpiana.

Se nella legge permarrà l’obbligatorietà dell’indicazione della candidatura a Capo del Governo da parte delle coalizioni o di singoli partiti (mentre si auspica che la Corte la cancelli) si dovrà segnalare nel corso della campagna elettorale come la posta in gioco (assieme alla pace, al lavoro, al welfare) sarà la forma di governo. Assisteremo ad un assalto alla Presidenza della Repubblica: il meccanismo è già stato indicato ma vale la pena di ribadirlo. Se la destra riuscisse ad accaparrarsi il premio di maggioranza considererebbe il proprio candidato alla presidenza come eletto dal popolo e punterebbe alla prossima elezione presidenziale con l’obiettivo di trasformare l’istituto in organo di governo (plebiscitato) e non di garanzia. Inoltre, immediatamente all’indomani delle elezioni, si troverebbero coartate le attuali prerogative del Capo dello Stato di scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio.

Ancora più grave, almeno a giudizio di chi scrive, l’altro aspetto che si intendeva sottolineare: quello dei capilista bloccati. Un segnale ancora più evidente della volontà di blindare il gruppo di fedelissimi del gruppo dirigente pro-tempore in carica nei singoli partiti. Quindi una accentuazione di quel meccanismo di “fedeltà” che rappresenta l’altra faccia della medaglia del personalismo. Mi permetto un paradosso: blocco per blocco meglio l’intera lista che almeno esprimeva comunque una possibilità pluralità di opinioni all’interno delle forze politiche. Così, invece, si formerà in parlamento una vera e propria “testuggine” comprensiva dei 70 che saranno elette/i con il listone votata alla difesa del Capo costituendo. Così anche in Parlamento si costituirà una sorta di “cerchio magico” inscalfibile e impermeabile al dibattito politico.

Occorre essere chiari: le coordinate di massima sulla base delle quali sono stati presentati ieri i ricorsi da avanzare verso i Tribunali e la Corte Costituzionale appaiono insufficienti a dimostrare nel Paese l’esistenza di una volontà concreta di affermazione dell’identità repubblicana disegnata dalla Costituzione del ‘48.

E’ necessario che l’identità repubblicana sia presente anche nella prossima campagna elettorale attraverso l’espressione di una posizione che chiarisca i termini della rappresentanza, del sistema elettorale e del ruolo del Parlamento.

Nella lotta politica quotidiana debbono vivere i due pilastri che sul piano istituzionale sono delineati dalla Costituzione rappresentati dal sistema proporzionale e dal Parlamento “specchio del paese” .

Un Parlamento fondato sulla presenza di soggetti politici radicati capaci di svolgere non soltanto un ruolo di governo ma compiti costanti di presenza nella società e di vera e propria pedagogia politica.

Di Franco Astengo

Lunga militanza politico-giornalistica ha collaborato con il Manifesto, l'Unità, il Secolo XIX,. Ha lavorato per molti anni al Comune di Savona occupandosi di statistiche elettorali e successivamente ha collaborato con la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova tenendo lezioni nei corsi di "Partiti politici e gruppi di Pressione", "Sistema politico italiano", "Potere locale", "Politiche pubbliche dell'Unione Europea".

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