Non sarebbe certo la prima volta che una manifestazione pacifica viene compromessa dall’azione di provocatori o infiltrati. La storia italiana conosce episodi di infiltrazioni, depistaggi e ambigui rapporti tra ambienti estremisti e apparati dello Stato.

Quando una protesta di massa degenera in violenza, è quindi legittimo interrogarsi su chi abbia provocato gli scontri e su eventuali responsabilità esterne agli organizzatori.

A chi giova trasformare una protesta politica in un problema di ordine pubblico?

Certamente non a chi scende pacificamente in piazza per rivendicare i propri diritti. Gli episodi violenti finiscono spesso per oscurare le ragioni della mobilitazione, offrendo argomenti a chi intende delegittimarla.

Questo non significa che dietro ogni scontro ci siano infiltrati legati alle forze dell’ordine. Ma nemmeno che tale possibilità debba essere esclusa a priori.

Prima di criminalizzare un’intera manifestazione, sarebbe opportuno accertare chi ha realmente alimentato le violenze e perché.

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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