Il danno più grave che questa destra casualmente al governo in Italia può compiere è quello di rendere ancora più fragile di quanto non lo sia già questa generazione di ragazze ragazzi che ieri sono scesi in piazza per protestare: “senza coordinamento”. “senza piattaforma” come ha sottotitolato giustamente “Il Manifesto”.
E’ la generazione dei social, che esce dall’isolamento del COVID, che in qualche caso è stata “accompagnata” per le strade da genitori e insegnanti: proprio a sottolineare ancora di più questa debolezza strutturale. Mancano ormai i “tradizionali” servizi d’ordine, quelli mitici dei portuali di Genova , degli operai dell’Alfa Romeo a Milano, dei minatori del Sulcis.
Il “teppisti” di Valditara significa avere l’intenzione di trattare questa generazione come fu trattata la generazione del ‘77 quando la sinistra della solidarietà nazionale compì un errore fondamentale . Permettere alla destra di agire in nome della repressione significherebbe regalare decenni di storia alla cupezza del revanscismo e del rancore per le avanguardie che si radicalizzano e al riflusso per una massa che si è vista respingere brutalmente dall’impegno. Accadde così anche nel 2001 quando un’idea alternativa della globalizzazione che già aveva avuto casa a Porto Alegre e a Seattle fu affogata nel sangue dell’inganno di una coercizione senza senso.
Certo tutti i fiumi portano con sé detriti, come disse Longo a una delegazione di sessantottini ricevuti a Botteghe Oscure. Non bisogna aver paura : va compreso un movimento di massa che senza istruttori politici e senza ideologie di riferimento prende posizione sui temi più delicati dell’agenda di oggi: il rifiuto delle armi e l’allocazione delle risorse, la migrazione di popoli che reclamano un diverso destino, il genocidio perpetrato ai danni di una comunità spossessata della propria terra e della propria dignità. Questo movimento, queste ragazze e ragazzi rappresentano un patrimonio di futuro così grande che siamo chiamati a difendere e a far crescere.
Abbiamo il dovere di farlo se esiste ancora una realtà politica progressista e non ci si vuol limitare a pensare all’ebbrezza del potere.