Procede senza sosta l’autunno caldo di un’Europa alle prese con carovita e tagli alla spesa sociale. Dal Portogallo all’Albania, passando per Francia, Spagna e Belgio: nel fine settimana milioni di cittadini sono scesi in piazza contro i propri governi, rilanciando una mobilitazione diffusa che va avanti da settimane. Mesi, nel caso dell’Albania, dove il Movimento dei Fenicotteri si è saldato a quello studentesco, mettendo nel mirino le politiche del premier Edi Rama. Gli studenti sono protagonisti anche in Francia: sabato hanno guidato l’Atto II del movimento antigovernativo, che ha visto scendere in strada almeno 400mila persone. Sono le stime del Ministero dell’Interno che i promotori raddoppiano, parlando di oltre 800mila manifestanti. Proteste anche in Spagna, che si prepara a vivere il suo primo sciopero generale in 14 anni. I sindacati portoghesi stanno valutando di proclamare uno sciopero nella stessa data, l’11 novembre, per dare vita a una mobilitazione iberica. Nel frattempo a Lisbona e a Porto si scende in strada, trovando di fronte la repressione poliziesca.
Un presente e un orizzonte segnati dalla crisi, il carovita, i tagli alla spesa pubblica ma non al riarmo sono tutte micce della rabbia sociale che sta attraversando il Vecchio Continente. La Francia continua a rappresentare l’avanguardia di questa mobilitazione diffusa. Nel fine settimana le piazze hanno retto la prova della replica, confermando di fatto i numeri del 17 ottobre scorso. Non era scontato, visti i divieti e l’ondata repressiva messi in campo dal governo Macron e dalla polizia. In entrambi gli appuntamenti, alle rivendicazioni dei giovani sul diritto allo studio si è aggiunta la protesta contro il carovita veicolata dai gilet gialli. Non sono mancati gli scontri con la polizia, come a Marsiglia o a Lione, seppur in forma ridotta rispetto a dieci giorni fa. Il bilancio degli arrestati è comunque alto: sono più di 1.300.
Un corteo contro austerità, stato degli edifici scolastici e qualità dell’insegnamento si è tenuto anche a Liegi, in Belgio, coinvolgendo centinaia di ragazzi senza particolari disordini. A Bruxelles, durante la manifestazione organizzata dagli studenti, si sono registrati invece degli scontri con gli agenti che hanno portato a nove arresti (nel fine settimana precedente erano stati circa 150). Almeno un centinaio di fermi anche a Barcellona, dove una manifestazione spontanea a Plaça de Catalunya è sfociata in scontri con la polizia. A Madrid decine di migliaia di persone hanno sfilato per chiedere un aumento delle pensioni, agganciandolo all’inflazione che negli ultimi tempi ha eroso il potere d’acquisto dei cittadini. Il Paese si prepara allo sciopero generale dell’11 novembre, convocato a seguito delle proteste per il diritto alla casa.
Alla mobilitazione potrebbe unirsi anche il Portogallo, per una convergenza tutta iberica. Nel frattempo non mancano gli appuntamenti di piazza. Nel fine settimana migliaia di persone hanno protestato a Lisbona e a Porto contro il carovita, mettendo nel mirino l’inaccessibilità del mercato immobiliare. Nelle due città, i manifestanti hanno montato centinaia di tende, trovandosi di fronte la repressione della polizia. I manifestanti hanno denunciato intimidazioni di ogni genere, dai cani aizzati contro la folla alle manganellate, fino allo sgombero coatto.
Tirana ha confermato l’alto livello di conflittualità. Tra sabato e domenica migliaia di persone sono scese in piazza contro il governo di Edi Rama, chiedendo un netto cambiamento politico. Alle rivendicazioni dell’estate contro il resort di lusso targato Kushner-Trump si sono aggiunte, nelle ultime due settimane, le richieste avanzate dagli studenti per maggiori investimenti nella scuola e quelle dei cittadini contro il carovita. Diversi obiettivi pubblici, dalla sede del Ministero dell’Istruzione ai palazzi della presidenza e del Parlamento, sono stati colpiti con pietre e molotov lanciate dai manifestanti. Non sono mancati gli scontri con gli agenti, intervenuti con idranti e lacrimogeni.
In alcuni dei Paesi attraversati dalle proteste l’appuntamento elettorale è imminente: le dimissioni di Pedro Sánchez hanno aperto una crisi politica in Spagna, che si risolverà il prossimo 29 novembre con il voto anticipato. In Francia la data da segnare in rosso è il 18 aprile 2027, quando i candidati presidenti si sfideranno al primo turno, con l’eventuale ballottaggio fissato per il 2 maggio. Emmanuel Macron non potrà ricandidarsi, avendo raggiunto il limite dei due mandati consecutivi fissato dalla Costituzione. I cittadini italiani non conoscono ancora la data delle prossime elezioni parlamentari. Se la legislatura dovesse raggiungere la scadenza naturale, si voterebbe in autunno, ma non è escluso il ricorso alle elezioni anticipate in primavera. Palazzo Chigi attende l’evoluzione delle proteste in corso, che nel fine settimana hanno portato migliaia di persone in strada e che il 30 ottobre confluiranno nello sciopero generale convocato dall’Unione Sindacale di Base (USB).
Questo fine settimana si è votato per rinnovare il Parlamento in un’altra piazza calda d’Europa, quella serba. Dopo due anni di proteste, blocchi e scontri, gli studenti hanno saputo alzare il livello della sfida, creando un movimento politico dal basso che ha trovato nella collettività la sua forza. È stato così sfidato alle elezioni il presidente Aleksandar Vučić, volto del potere serbo da oltre un decennio. La lotta ha ripagato: la Lista studentesca guiderà il prossimo governo, avendo conquistato 140 dei 250 seggi a disposizione.

