Dicembre 2, 2020

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l’Impatto e l’Oltre – Alberto Bragaglia   Futurismo e Futuristi

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di Tracce

Fuochi

Questa mostra, dedicata ad Alberto Bragaglia, nasce in anni lontani, quando il Futurismo non era stato sdoganato e  portava impresso il marchio infamante fascista e, pertanto, privo di qualsiasi valore.

Catalogo Venezia  Palazzo Grassi 1986

La lucida disamina del Futurismo trae origine dalla grande mostra allestita nel 1986 in Venezia : curatore Pontus Hulten;  36 personalità  internazionali hanno analizzato il Futurismo nei suoi molteplici aspetti e illustrato l’influenza esercitata nella cultura mondiale. Occorre solo rendersi conto della sua genesi. Del perché e del come sia avvenuta in un periodo circoscritto tra il 1880 e il 1909 – la pubblicazione da parte di F.T. Marinetti del Manifesto su Le Figaro, ma già apparso su diversi giornali di provincia italiani – con la proclamazione di un evento in fieri, anzi non ancora realizzato. Ci voleva spavalderia e coraggio e una buona dose di incoscienza.

Il FUTURISMO 1909 – 1918 : ANNI ‘10  IL DINAMISMO PLASTICO – FUTURISMI 1918 – 1930 : ANNI ‘20 L’ARTE MECCANICA  ANNI ‘30 L’AEROPITTURA   e, per finire, L’EREDITA’ DEL FUTURISMO

Pontus Hulten  lo determina con esattezza senza cedimenti e o allargamenti nel catalogo, enorme, esaustivo, una bibbia, che accompagna l’esposizione di Palazzo Grassi nel 1986. Circa ventisei anni prima, nel 1960, si tiene una Mostra Storica del Futurismo in coincidenza con la XXX Biennale d’Arte di Venezia. Hulten, tuttavia, curatore della manifestazione di Palazzo Grassi, ritiene molto più importante quella allestita nel 1981 in Philadelphia, presso il Museo delle Belle Arti depositaria di un catalogo documento fra i migliori sul movimento. L’unica ad attribuirgli una identità internazionale e di grande impatto nella storia a venire, a differenza di altre esposizioni che identificano il Futurismo come un movimento italiano, un fenomeno senza ripercussioni altrove.

La mostra di Palazzo Grassi lo colloca nella sua interezza culturale internazionale in tutti i suoi aspetti: pittura, scultura, letteratura, architettura, musica, fotografia, tipografia, cinema, moda e arredamento, pubblicità, artigianato, perfino cucina, sul modello del Barocco, Modello fino a quel momento unico. Tra il 1909 e il 1918 si configura il periodo più intenso del Futurismo. Il periodo nel quale si contrappongono in Europa e fuori dai suoi confini le fermentazioni in grado di sovvertire quanto già verificatosi nel mondo dell’arte per cercare trovare intraprendere nuove strade.

E’ difficile rendersi conto dell’impatto che i nuovi movimenti hanno nel secolo, ma l’Oltre si manifesta non solo nell’attenzione al sociale, nella velocità, nel progresso che profeticamente mette la macchina al di sopra dell’uomo pronta a divorarlo, ma nel fatto che l’immagine si manifesta in tutta la sua potenza per acquisire supremazia sulla cultura scritta. E’ un’arte visiva che segue l’andamento del meccanismo che si verifica sulla retina.

G.Pellizza da Volpedo, Auto al passo del Penice

 

 

Ora che il contemporaneo nel quale siamo immersi ci annega nelle immagini a scapito della cultura letteraria.

Armiro Yaria, L’ingranaggio

 

Tuttavia, la pittura futurista è esente dall’irruenza violenta aggressiva scalpitante che erompe dai testi, dal modo di agire, ad es. le serate, di Marinetti, Govoni e anche del primo Carrà. Guerra pittura. La velocità dell’evoluzione che caratterizza il secolo è impressionanti; il modello di architettura di Sant’Elia ha influito sui maggiori architetti internazionali di epoca successiva.

Il Futurismo è sociale e politico, inventivo, il Cubismo, il maggiore movimento francese nato in parallelo, è elitario, contemplativo. La guerra sola igiene del mondo lascia un quadro impressionante spezzato e dilapidato moralmente e concretamente. Ma non è quel bagno di sangue, quella distruzione alla base del pensiero intellettuale marinettiano. Le sorprendenti intuizioni sulla dinamicità del progresso tecnico e scientifico portano Marinetti ad interrogarsi riguardo ad una realtà profetizzata, e forse sarebbe rimasto sbalordito dall’entità dinamica di realizzazione della stessa. Se si pone attenzione all’opera Zang TumbTumb ne risulta una lucida esposizione di guerra e genocidi che ci riportano all’attualità, a resoconti di cecità di classi politiche, militari e istituzionali che giocano coi destini di popoli e nazioni annegando tutto nel sangue. Così come se le pone Pirandello nel suo Taccuini di Serafino Gubbio operatore, col mettere a nudo traumi e conflittualità progressive tra una mano umana e una manovella meccanica adoprate per il medesimo fine. D’Annunzio vate di aeromobile e automobile – all’inizio rigorosamente sostantivo maschile – insuperabile nella condivisione del magico staccarsi dal suolo o del dominio su di esso con la saettante velocità finisce per bloccarsi sulla tragicità dell’Oltre, quell’Oltre che nella sua letteratura sono i sentimenti portati all’estremo. Forse che sì Forse che no. Che cosa dire delle imponenti giraffe metalliche ipotizzate da F.T.Marinetti e del suo Mafarka disegnato in sessualità “Oltre” col suo pene gigantesco che lo fa reo di oscenità     ( ma che ne è dell’Ulisse di Joyce o più tardi di Io e lui di Moravia ) nello sconvolgimento generale e lo induce successivamente ad una riedizione “purgata” fino a che, nel prosieguo degli anni, Mafarka il Futurista tornerà alla prima stesura. La provocazione delle serate in tutta Italia disegna una mappa estesa, dove ortaggi e frutta a volontà dalla platea incoronano e incorniciano Marinetti che ringrazia imperturbabile e nel suo solito modo se ne vanta e avvantaggia, senza battere ciglio, illimitato nel trasporre parole e parole indicando la punteggiatura come suono in libertà. In effetti lo scontro platea palco si svolge nel modo plastico sonoro dinamico veloce in divenire che si prefigge Marinetti. Primo esempio di smart e flash mob, teatro di strada ? Il Futurismo e i Futuristi si propongono, in effetti, come apripista validi e lucidi.

I Futurismi sono quelli che si originano tra il 1909 e il 1930.  Oltre queste date non se ne verificano e non ve ne sono altri. Questo per quanto è relativo alla storia. Il Futurismo e i Futurismi si svolgono in questo arco di tempo. Punto e basta. Nascono dai pittori divisionisti italiani che talvolta, al contrario di quelli francesi, si pongono come temi precipui il sociale e ancor prima operano gli artisti della Scapigliatura milanese attenta al sorgere, negli anni dell’800, delle industrie, dell’attenzione alle tecniche, della potabilità dell’acqua e dell’elettricità in una città e nel suo entroterra, Milano, che vive i problemi del crescere, e quelli dell’integrazione delle sue realtà suburbane. Sorgono banche che costituiranno il nerbo del sistema bancario. Si costruiscono strade e linee ferroviarie che congiungono la città alle capitali estere. I protagonisti della Scapigliatura descrivono temi sociali, sono anche perseguiti dalla polizia come incitatori alle rivolte di classe, illustrano con opere di grandi dimensioni l’epopea della crescita. Sorge addirittura un posto per aiutare le donne in difficoltà e s’innesta nella storia, pilastro edificante, il “Quarto stato” e “Automobile al passo del Penice” di Pellizza da Volpedo che influenzeranno Boccioni e Russolo e Carrà. Va ricordato, peraltro, che la Città che sale di Boccioni (primo titolo Il lavoro), è ambientata (M. Calvesi) in Roma non appena edificato il Ponte del Risorgimento. Le pennellate dei divisionisti sono diverse da quelle degli artisti d’oltralpe e la scienza e la tecnica e la chimica fanno preferire colori puri accostati ai complementari, piuttosto che l’uso della mescola sulla tavolozza delle sostanze coloranti. Ne risulta una pittura più vivace, brillante e che meno si presta all’ossidazione. I pittori s’incontrano e si scontrano, partecipano al Futurismo per poi separarsene, si aggregano e si disgregano, continuano a sentirne l’influenza come nel caso dei Russi. Sono, comunque due i grandi movimenti europei, il Cubismo, in Francia, e il Futurismo, in Italia. che improntano il secolo e costituiscono il nerbo di tutte le avanguardie.

Nel corso dell’estate palermitana che vede Palermo Capitale della Cultura 2018, sono in mostra presso gli Archivi opere di Alberto Bragaglia di stirpe bragagliesca, tutte di collezione privata, Roma.

Schivo, dedito all’insegnamento e alla filosofia, è molto diverso dai fratelli Anton Giulio, Arturo e Carlo Ludovico. Anton Giulio, il maggiore, eclettico troppo dotato per poter spartire onori con altri ingegni, si accosta al Futurismo e se ne discosta, pur mantenendo sempre profondi contatti, concentrandosi su teatro, cinema e fotografia con i fratelli Arturo e Carlo Ludovico.  Alberto espone una volta presso il fratello e in pochissime altre collettive sempre in Roma. La pittura è una faccenda della quale è geloso e la condivide con pochi. E’ per questo motivo che questo artista amico, giovanissimo, di Boccioni, non è venuto alla ribalta insieme ad altri. Anton Giulio gli è debitore di molti concetti da lui teorizzati. I trattati di Policromia Spaziale Astratta e Panplastica, qui esposti, insieme a molti altri testimoniano l’opera letteraria, mentre la numerosa produzione artistica rimane per decenni confinata nel suo studio. Nel 1974, proprio per approfondire l’analisi sui protagonisti del Futurismo il suo nome è confermato da quanto appreso negli anni ’60 da Armiro Yaria e dai critici che l’hanno apprezzato. Fogli meravigliosi li definisce il critico d’arte Toni Bonavita che nella sua veste di editore, cura la ristampa di Policromia Spaziale Astratta, e il suo studio è oggetto di ulteriori visite e conversazioni per approfondire la visione precisa della sua opera. Così come da giovane, da anziano non ha desiderio necessità voglia di esporre le sue opere. E’ stata sufficiente l’esposizione al Bragaglia Fuori Commercio di Anton Giulio, al manifestarsi dei sintomi del Futurismo. Dalla frequentazione di Boccioni ha messo a frutto consigli e apprezzamenti e intrattenuto un ottimo rapporto. Ha vissuto il Futurismo dal suo studio come intellettuale e artista, cedendo al lato innovativo mescolato a un personale intimismo, quasi alla francese, pur mantenendo negli scritti e nelle opere spirito di avanguardia.

Critici e storici dell’arte del calibro di  Virgilio Guzzi, Lorenza Trucchi, Sandra Orienti, Valerio Mariani, Carlo Ludovico Ragghianti, Soprani, tra gli altri, hanno scritto della sua produzione artistica sui maggiori quotidiani nazionali, quando espone la sua prima antologica presso hermes Studio d’Arte in Roma nel 1974.

Democrazia Futurista con dedica autografa di F.T: Marinetti a Depero

 

In occasione del suo ottantesimo compleanno, vista la mole dei suoi lavori, ne sono esposti altri 80 come i suoi anni, sempre presso “hermes studio d’arte”; le mostre si sono susseguite, Frosinone, sua città natale, la provincia di Cosenza, la Sicilia e Cefalù, l’università di Rende, dopo la sua scomparsa, e un’altra grande antologica all’Isola Borromeo e, di nuovo, la Sicilia e Palermo – 4 maggio 8 giugno 2018 – presso l’archivio Comunale.

Troviamo l’Oltre nel “foglio” Apparecchiature Fantastiche (di Città Avveniriste Immaginarie), concreto e reale prospetto della città oltre il domani, e, in altri “fogli”, dell’uomo che sostiene la ripetizione elettrica di onde geometriche e labirintiche, di ali che dilatano pareti irradiando una sfera di calore, in uno schema frantumato di spazi abitativi o in morbide onde che si avvolgono, fanali, gru in fila, il geometrico incontra la voluta  i colori possono cozzare fra di loro o creare serie di sfumature o fronteggiarsi jn modo dinamico. La pennellata è magra sia che si tratti di olio o di tempera.

Vortice

 

E’ classicamente futurista nel cogliere la dinamicità del movimento la cui visione avviene come nella retina. Scatto fotografico dopo scatto fotografico alla stregua della percezione dell’occhio umano.

Non è visione immobile è dinamismo evolutivo concretamente immerso, se pure a suo modo, nella vita.  Il domani è oggi, corpi aerei nello spazio, da una parte lo slancio irrefrenabile con i bianchi smorzati e le linee più scure, tutto trasuda energia; dall’altra oltre l’onda d’urto l’atmosfera trova l’impatto rarefatto che risiede nell’atto e nel fatto e sfuma nell’Oltre ignoto.

Così appariva nel ottimo allestimento in Cefalù nel 2009.

 

 

Affiancati, nella terra di mezzo, esponenti del secondo futurismo torinese, un cenno breve, appena uno sguardo su Armiro Yaria nato in Calabria e vissuto in Torino, e in Roma, amico di Depero e Marasco;  Pippo Oriani, cosmopolita vissuto per lungo tempo in Parigi  amico di Severini e Soffici; Baccio Maria Bacci, toscanaccio essenziale, vate del Caffè delle Giubbe Rosse, Firenze; Antonio Marasco, calabrese di nascita, denominato da Marinetti, futurista di transito, amico di Boccioni e Balla, con Marinetti in Russia conosce Malevic, Puni, Tatin e Majakovskij. Passa dal dinamismo plastico all’aeropittura, al cubofuturismo, scrive per Lacerba, disegna e invia bozzetti, è presente nelle più importanti esposizioni futuriste; molto spesso in Germania : a Duesseldorf e Berlino gli viene dedicato ampio spazio culturale ed espositivo. Nel 1927 partecipa alla Mostra d’Arte Nazionale Futurista di Palermo.

Le 16 vetrine hanno ospitato una vasta documentazione cartacea coeva da collezione privata, Roma, libri autografati e numeri rari di riviste quali Lacerba, dove sono pubblicati tutti i manifesti e gli spartiti musicali degli aderenti, abiti d’epoca, costumi  di scena, una istallazione teatrale, gioielli d’epoca, sempre di collezione privata, Roma. In due vetrine documenti marinettiani del Fondo De Maria per concessione della Biblioteca Casa Professa di Palermo ad opera Dr. Guarneri e Dr. Tagliavia.

Baccio Maria Bacci, Ballerina

 

Antonio Marasco, Vento perverso

Mario Sironi, La porta che si apre

Pippo Oriani, Images

 

Rientra in questa mostra, in precedenza illustrata, una scultura di Ugo Fontana, marinaio d’alta montagna, come lo definisce Vittore Querel, poiché ha trascorso in Marina gran parte della giovinezza, nato in Bassano del Grappa, vissuto in Roma e in Sicilia, giornalista editore di grafica d’arte, scultore che espone un Omaggio a Prampolini in tondino di ferro verniciato, affiancato da un altro scultore Giuseppe Lo Presti, che si avvale di radici di legno di ulivo, nato in Cefalù vissuto a Roma negli anni 70/80. Tratta il legno per estrarre lo spirito dalla forma. Strappa alla terra le radici con le mani e l’aiuto di una vanga, vuole cogliere onde di energia dalla materia.

 

Agli Archivi Comunali in Palermo nel 2018 le opere di Bragaglia hanno lottato con le limitate possibilità espositive per esprimere il loro reale prezioso valore. Faldoni e altro, inamovibili, aggeggi antincendio il tutto avvolto da una pesante burocrazia si sono adoperati per reprimere il fascino delle opere insieme a chiusure improvvise inaspettate della sala per far posto a corsi formativi, convegni e altro, che non erano in programma. E che hanno escluso visitatori, venuti da fuori, dalla visita.

Il catalogo è scaricabile in pdf sul sito www.ivastasidivicolosaraceni.it.

 

Spiritosi irriverenti ironici smart mob, in perfetta sintonia con il tema, hanno vivacizzato l’evento durante e in concomitanza con il periodo espositivo. Avvenuti a sorpresa nell’epoca della riproducibilità tecnico/tecnologica dell’arte hanno avuto luogo anch’essi senza preavviso e, questi sì, di cinico e satirico sapore.