• Fabrizio Verde

Puntuale come un orologio svizzero giunge l’accusa alla Russia di finanziamenti volti a realizzare ingerenze nella vita politica di altri paesi, miranti ovviamente a influenzare alcune forze politiche per raggiungere obiettivi che sono nell’interesse di Mosca. 

A tal proposito secondo quanto afferma il Dipartimento di Stato USA in un cablogramma di intelligence, la Russia avrebbe stanziato almeno 300 milioni di dollari (301 milioni di euro) a partiti politici e candidati stranieri dal 2014 nel tentativo di influenzare la politica mondiale. 

Viene affermato che la Russia ha tentato di ottenere influenza in più di due dozzine di Paesi. Una fonte governativa statunitense ha affermato che la Russia ha finanziato il Partito Democratico di centro-destra dell’Albania per un ammontare di 500.000 dollari nel 2017, e ha anche finanziato partiti o candidati in Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Madagascar.

“Pensiamo che questa sia solo la punta dell’iceberg”, ha dichiarato un funzionario ai giornalisti a condizione di anonimato, come riportato dalle agenzie di stampa AP e AFP. La valutazione dell’intelligence, contrassegnata come sensibile ma non classificata, è stata inviata alle missioni statunitensi con punti di discussione per i diplomatici.

La pubblicazione dei documenti fa parte della spinta dell’amministrazione Biden a condividere le informazioni sulla Russia dopo che a febbraio Mosca ha avviato l’operazione militare speciale in Ucraina per smilitarizzare e denazificare il regime di Kiev. 

Nel cablogramma viene affermato che la Russia aveva una duplice strategia, che consisteva nel promuovere le fortune dei candidati favoriti, ma anche nell’acquisire influenza all’interno dei partiti politici.

Alcuni dei fondi sarebbero stati trasferiti attraverso organizzazioni in Belgio, l’ambasciata russa in Ecuador o tramite criptovalute.

In un incontro con la stampa, martedì, i funzionari non hanno spiegato come è stata calcolata la cifra di 300 milioni di dollari, ma il documento sostiene che Mosca ha pianificato di trasferire “almeno altre centinaia di milioni” in futuro a partiti a essa solidali, nel tentativo di contrastare le sanzioni.

Le ripercussioni in Italia

Ovviamente è immediatamente ripartito anche in Italia il surreale dibattito sulle presunte ingerenze russe con la relativa caccia alle streghe. Surreale perché l’Italia, in particolare con a capo del governo Mario Draghi, è diventato un paese ultra-atlantista che condivide le stesse posizioni oltranziste dei fascisti polacchi. Basti pensare che misure gravi come le sanzioni alla Russia e l’invio di armi all’Ucraina sono condivise da tutti i maggiori partiti. 

Da Washington interviene il presidente del Copasir Adolfo Urso: “Mi sono confrontato con l’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica Franco Gabrielli” sul rapporto dell’ intelligence Usa che riferisce di finanziamenti della Russia a partiti di Paesi esteri “ed al momento non esistono notizie che ci sia l’Italia” tra i Paesi coinvolti, ha affermato ai microfoni di Agorà su Rai 3. 

“Io qui a Washington – ha proseguito il senatore- avrò altri incontri, tra l’altro con il presidente della Commissione intelligence del Senato ed ai miei interlocutori chiederò notizie in merito”. Peraltro, ha aggiunto, “è evidente che l’ingerenza straniera esiste e che Russia e Cina tentano di delegittimare in vari modi le nostre democrazie e noi dovremo contrastarle”. “Ho concordato – ha infine informato – con Gabrielli di fare comunque una riunione con il Copasir, penso per venerdì e vedremo se ci saranno ulteriori notizie”. 

Con queste parole inoltre Urso ha aggiunto che la caccia alle streghe sarà allargata alla Cina e che sostanzialmente a Washington viene determinato il futuro dell’Italia, anche se questa non costituisce purtroppo una novità, ma semmai una triste conferma 

A seguire le solite reazioni politiche. Balza all’occhio quella di Giorgia Meloni, leader del partito (Fratelli d’Italia) che potrebbe vincere le prossime elezioni, che ai microfoni di Radio 24 afferma: “La Ue nei mesi scorsi ha già ampiamente fatto esempi su come in altre nazioni la Russia abbia tentato in questi anni di aumentare la sua sfera di influenza usando strumenti a 360 gradi. E’ importante saperlo, ed è importante sapere se le scelte che alcuni fanno siano convinte o in qualche modo influenzate da qualche interesse”. 

Giorgia Meloni ha indubbiamente ragione. In Italia abbiamo urgente bisogno di un’opera di chiarezza: ci sono partiti e nel caso quali sono che ricevono finanziamenti o sono “in qualche modo influenzati” dall’estero, e particolarmente dagli Stati Uniti?  

Stesso discorso vale per quella stampa mainstream autoproclamata libera e democratica. Quanti e quali sono i giornali e i giornalisti “influenzati” dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti tramite NED e le sue ramificazioni come ad esempio l’Atlantic Council?

Le ‘ingerenze’ USA

Dalla Russia le accuse statunitensi vengono rispedite al mittente con i funzionari russi che ricordano come la CIA abbia una lunga storia di sostegno ai colpi di Stato in nazioni come l’Iran e il Cile nel passato, fino a giungere a esempi temporalmente più vicini come la Bolivia, il Venezuela o la stessa Ucraina. Un golpe che poi ha portato al deteriorarsi la situazione sino alla drammatica vicenda attuale.

Come evidenzia su Twitter il giornalista Wyatt Reed: “L’intelligence statunitense sostiene che negli ultimi 8 anni la Russia ha speso poco più di quanto un singolo reparto della CIA spende in un anno per influenzare le elezioni”.

Emblematico in tal senso è il caso del NED (National Endowment for Democracy) una ONG che dietro il pretesto di “promuovere la democrazia” lavora in realtà per “esportare la democrazia” statunitense in quei paesi non piegati alla volontà di Washington e quindi reprobi da abbattere perché ‘antidemocratici’ e retti da spietati ‘dittatori’. 

Il Congresso degli Stati Uniti può sovvenzionare il NED e quest’ultimo può a sua volta e in modo del tutto indipendente, aiutare direttamente o indirettamente associazioni, partiti politici o sindacati che operano in questo senso in qualsiasi parte del mondo. Le ONG, essendo, come suggerisce il loro nome, “non governative”, possono prendere iniziative politiche che gli ambasciatori non potrebbero assumere senza violare la sovranità degli Stati che le ricevono. 

Il National Endowment for Democracy statunitense è attivo in tutto il mondo, come si evince da questa vasta inchiesta realizzata da Swiss Policy Research. In ogni continente ci sono organizzazioni, ONG, mezzi di comunicazione finanziati quindi direttamente da Washington tramite NED. 

Queste non sono ingerenze? 

NED è attivo anche in Russia: nel solo 2019 il National Endowment for Democracy (NED) ha stanziato circa 1 milione di dollari per progetti in Russia. La parte principale delle spese ha riguardato il sostegno di attivisti e programmi volti, secondo quanto viene affermato, allo sviluppo della società civile nel Paese. Inoltre, la fondazione ha fornito attivamente sovvenzioni per “educare” i giovani alla destalinizzazione e alle “conseguenze della repressione politica” e ha anche sostenuto “media indipendenti”. Inoltre dal 2016 risultano stanziati per progetti in Russia oltre 21 milioni di dollari, secondo quanto indicato nel database delle sovvenzioni della Fondazione stessa. 

La maggior parte dei progetti in Russia nel 2019, secondo il fondo, mirava allo sviluppo della società civile (circa 650.000 dollari). In particolare, sono stati spesi 138.000 dollari per la “protezione degli attivisti”, attività che comprende il monitoraggio e studi “indipendenti”.

Nel frattempo, la Fondazione statunitense ha stanziato 111.000 dollari per lo sviluppo del “potenziale” degli attivisti russi. Come indicato nella descrizione della sovvenzione, il progetto riguarda i processi politici in Russia e il denaro stesso è stato destinato a sostenere gli attivisti sociali “nel loro lavoro per risolvere problemi sistemici a livello locale”.

“Questo progetto aiuterà anche le organizzazioni civili e i singoli attivisti a sviluppare la loro capacità di servire meglio gli interessi della popolazione nelle loro comunità attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione”, afferma la descrizione del progetto National Endowment for Democracy.

Un’altra sovvenzione (35.000 dollari) per “leader della società civile locale” mirava a creare una piattaforma per lo sviluppo di “soluzioni democratiche” ai conflitti locali. 

Quasi 58.000 dollari sono stati stanziati dalla NED per organizzare eventi pubblici e vari programmi educativi volti a promuovere i “valori democratici”.

Come progetto separato, c’è un’iniziativa per ampliare le opportunità per gli attivisti di educare i giovani russi sui diritti umani, compresi quelli civili con 84.000 stanziati per questo dal budget.

La fondazione si è anche occupata di sostenere “l’attivismo democratico russo in condizioni difficili”. NED ha stanziato 175.000 dollari a questo proposito.

“Saranno identificate e promosse misure per rafforzare la sicurezza digitale delle organizzazioni della società civile e migliorare i loro metodi di comunicazione digitale, con particolare attenzione ai social media e alla creazione di contenuti di siti Web e alla gestione dei dati”, si legge nella descrizione del progetto. 

Ma non si fermano qui i fondi stanziati sostanzialmente dagli Stati Uniti per destabilizzare la Russia. Nel 2019 il National Endowment for Democracy ha speso quasi 183.000 dollari per sostenere i “media indipendenti” in Russia.

Ad esempio, una sovvenzione di 39.600 dollari è stata concessa a un’organizzazione sconosciuta per “servire come fonte” di informazioni indipendenti. 

È stata inoltre assegnata una sovvenzione a un’organizzazione sconosciuta per promuovere la “valutazione indipendente” di processi politici e cambiamenti sociali significativi. 55,5 mila dollari sono stati trasferiti per tali pubblicazioni.

Un altro progetto (di 51.000 dollari) mira, tra le altre cose, ad “aumentare la disponibilità del giornalismo investigativo su argomenti relativi alla Russia e alla regione baltica”. Il contenuto stesso, secondo la concessione, è progettato per un pubblico di lingua russa.

Nella descrizione del progetto chiamato “Independent News and Analysis” ($ 36,4 mila), l’obiettivo principale è l’emergere di una “nuova generazione” di giornalisti-analisti.

“Materiali e commenti analitici saranno pubblicati su Internet e verrà fornita assistenza per lo sviluppo di una nuova generazione di giornalisti analitici russi”, afferma il progetto, che ha ricevuto finanziamenti dal fondo. 

I fondi statunitensi utilizzati tramite NED vengono anche utilizzati per progetti dedicati a “diritti umani e memoria storica” e per finanziare attività politiche di opposizione al governo di Mosca. 

L’attività del fondo mira sostanzialmente a contrastare i “regimi dispotici risorgenti” di Russia e Cina indicati come minaccia alla democrazia. A questo scopo sin dal 2015 la fondazione sostiene attivamente organizzazioni e strutture in tutta Europa nella lotta alla “disinformazione russa”. Sempre nel 2017, NED ha stanziato 1,5 milioni di dollari per sostenere progetti di giornalismo investigativo e mediatico in Europa che creano, pubblicano e “ingigantiscono” contenuti sulla “disinformazione del Cremlino”. 

A questo punto sarebbe interessante sapere se c’è qualcuno in Italia che beneficia di questi fondi. E se magari sono gli stessi che un giorno sì, e l’altro pure, gridano alla minaccia portata all’Italia dalle ingerenze e la disinformazione della Russia

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-quando_verranno_indagati_i_finanziamenti_e_le_ingerenze_usa_allestero/8_47326/

Di Red

„Per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d'inventare l'avvenire. Noi dobbiamo osare inventare l'avvenire.“ — Thomas Sankara

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