Mario Draghi, il premier in scadenza che invece di mantenere un basso profilo continua a ipotecare la nostra politica estera.

Contro Draghi e la sua cricca

Di Fausto Anderlini*

Mario Draghi, il premier in scadenza che dovrebbe limitarsi alla ‘normale amministrazione’, va in America a pochi giorni dal voto per ritirare il premio di ‘Statista dell’anno’. Si celebrano ed imbrodano fra consanguinei, come quei giornalisti che si intervistano a vicenda. Vera aristocrazia del potere iconografico.

Indegno contraltare laico alla grottesca parata funebre della casa reale inglese somministrata in mondo visione in un profluvio retorico di facce equine e teste coronate degne dell’inserto ippico di Novella 2000.

In un anno, peraltro, nel quale ha combinato poco nulla vivendo di rendita sul lascito del governo precedente, salvo prendere le redini in via autocratica della politica estera

Premier in scadenza obbligato al basso profilo che in conferenza stampa si abbandona a giudizi pesanti su forze politiche interferendo con la campagna elettorale pur non essendo leader di alcuna forza politica.

Premier che appena dimessosi, neanche salito al colle, prende contatto con Zelensky, un capo di stato straniero. Per dirgli cosa nessuno lo sa, anche se è facile intuirlo: la guerra continua. Perché il potere, come bene si espresse Mao, sta sulla canna del fucile. Il potere sovrano dello stato d’eccezione.

Premier in scadenza, pallido emblema di uno degli episodi peggio riusciti di ‘unità nazionale’, che a tre giorni dal voto usa il podio dell’Onu come occasione per sé, si sbellica per Biden, l’amico americano, e posa con la Zelenskaya imitando la von der Leyen col suo tailleur ucraino

Soprattutto Premier ormai scaduto che rassicura i partners e il mondo intero che comunque vadano le elezioni e qualunque sia il nuovo governo la politica euro-atlantica della quale è paladino non cambierà indirizzo. E parla con la sicumera di chi va preso in parola. Perché le pouvoir c’est lui.

Chi è costui e come si permette ? Non è il Presidente della Repubblica, non è leader di un partito, mai presentatosi a una elezione democratica, sempre nominato in ogni incarico ricoperto.

Eppure blatera e agisce col piglio del vero detentore del potere italico, sezione provinciale del blocco atlantico. Gettando la maschera del commis d’etat illuminato dalla sapienza, del servitore ispirato dalla ponderata consapevolezza dei limiti imposti dalla deferenza istituzionale.

Una metamorfosi improvvisa: la funzione neutra, inter partes, che si palesa spudoratamente come dominio. Degno del Re Sole. Le pouvoir s’est moi. Comunque vada le cose andranno come vuole lui.

Una inaudita esibizione di protervia, al di fuori di ogni regola costituzionale. Tanto più in quanto professata da un Premier neutro e in scadenza. Fuori da ogni bon ton della ‘normale amministrazione’. Sopra il Parlamento, sopra la Presidenza della Repubblica, persino sopra il giudizio dell’elettore sovrano.

Si additano le autocrazie. E in effetti con qualche ragione, salvo il fatto che l’indice puntato non è certo quello di una democrazia. Direi piuttosto quello della forma neutra e funzionariale, quanto dispotica, della Plutocrazia.

Il blocco di potere monopolistico, economico-finanziario, sociale, politico e mediatico che in via extra-costituzionale tiene in ostaggio il paese. Potere di fatto, se non occulto. Senza legittimità democratica.

Non mi si accusi di dietrologia. Una serie innumerevole di indizi fanno più di una prova

* Estratto da Fausto Anderlini.

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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