Francesco Cecchini

LAURA BONAPARTE, UNA VOCE CONTRO L’OBLIO

Dal punto di vista psicologico, quella generazione sembrava dotata di un vero coraggio, con una tremenda volontà di agire e una non meno tremenda fiducia nelle possibilità di un cambiamento. Hannah Arendt

La frase di Hanna Arendt si adatta bene a quella generazione di giovani argentini che vollero assaltare il cielo e che sparì sotto la dittatura militare. Alla mattina del 24 marzo 1976 con la Operación Bolsa o OperaciónAries le Forze Armate presero il potere. La giunta militare formata da Videla, Massera e Agosti dichiararono tutta l’Argentina “objetivo militar”, soggetto al nuovo ordine dittatoriale. Iniziò il terrore di stato: 340 campi clandestini in tutto il paese, sequestri, torture, migliaia di desaparecidos, donne, uomini, adolescenti e bambini, prigionieri politici. La morte per shock elettrici, immersione nell’acqua, soffocamento,  lanci in mare dai voli della morte,  fucilazioni individuali o di massa divenne l’arma politica dello sterminio.

Il libro di Claude Mary è la biografia di Laura Bonaparte, che racconta in prima persona oltre la propria vita la geografia dei suoi luoghi, Entre Rios, ” Se chiudo gli occhi rivedo ancora quella natura esuberante e fertile, le rupi a strapiombo nell acque del fiume, l’ondeggiare dei battelli, l’ombra degli alberi… ” e la storia dell’Argentina, un paese giovane, mettendo in evidenza che la ricchezza dei bianchi nuovi arrivati era dovuta a massacri ed emarginazioni dei popoli originari che l’abitavano, i mapuche, gli onas e altri, Gli antenati di Laura Bonaparte, provenienti dalla Corsica, parteciparono a queste operazioni di despojo. Un suo prozio in una campagna del deserto, come bottino di guerra, si impadronì di una ragazzina di dodici anni, che regalò come un oggetto grazioso alla sorella.   Anche Laura Bonaparte, da giovane, volle assaltare il cielo. Trasferitasi con la famiglia a Buenos Aires si laureò in psicologia nella UBA, e lavorando nell’ Ospedale di Lanús  si impegnò per la salute dei poveri negli slum, villas miserias,  della città. Partecipò anche a due azioni armate della Fuerzas Armadas Peronistas, più che altro per dare, nell’eventualità di feriti, assistenza sanitaria. Las Fuerzas Armadas Peronistas agli inizi del 1967 si formarono in Taco Rato. Combatterono il governo del generale Ongania, che accusavano di aver trasormato il paese in una colonia. Nel 1968 venne definitivamente sconfitto e i principali dirigenti, dirigenti, Envar El Kadri e Carlos. In quegli anni molte furono le organizzazioni politico-militari in Argentina, tra le quali il Partito Rivoluzionario dei Lavoratori – Esercito Rivoluzionario Popolare (PRT-ERP) e Montoneros che furono vinte prima o subito dopo il golpe militare del 76.  Laura Bonaparte ebbe rapporti con le FAP, composte da operai peronisti dissidenti e incontrati belle baraccopoli che circondavano Buenos Aires.  Gli anni neri della dittatura militare furono per Laura Bonaparte nerissimi e macchiati di sangue famigliare . In due anni di dittatura militare la famiglia di Laura fu distrutta. I suoi famigliari, impegnati in politica, che sparirono furono:

Aida Leonora Bruschtein. “Noni”, figlia di Laura arrestata il 24 dicembre 1975.  Era militante del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori – Esercito Rivoluzionario Popolare (PRT-ERP) ). Fu uccisa. I suoi resti furono riesumati nel cimitero di Avellaneda e identificati.

Adrián Saidon, marito di “Noni”, fu assassinato il 24 marzo 1976. Il figlio di Aída y Adrián, Hugo Saidon Bruschtein, fu preso in Messico dalla nonna Laura Bonaparte.

Santiago Isaac Bruschtein fu il marito separato di Laura Bonaparte. Sparì il 25 maggio 1976 a San Nicolás de los Arroyos, Buenos Aires. Anni dopo un gruppo di cadaveri bruciati fu trovato in edificio di un club sportivo a Cañuelas e in una foto il suo volto, pur rovinato, è fu riconosciuto.

Irene Mónica Bruschtein di Ginzberg,  “Lilia”, figlia di Laura Bonaparte, militante del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori – Esercito Rivoluzionario Popolare (PRT-ERP), fu sequestrata  Buenos Aires assieme al marito. I suoi resti non furono mai ritrovati.

Mario Ginzberg “Pata” nato il12 agosto 1952, marito di Irene e anche lui fu militante del PRT-ERP.  Assieme ad Irene fu sequestrato alla presenza dei due piccoli figli. I suoi resti non furono mai trovati, Víctor Rafael Bruschtein. “Julio” , figlio di Laura Bonaparte. Anche lui militante del PRT-ERP fu sequestrato assieme alla sua compagna Jacinta Levi il 19 maggio 1977. I due corpi non furono mai trovati.

Le vicende del PRT-ERP, dove militarono Aida, Adrián, Irene, Mario, Victor e Jacinta, e del suo leader Roberto Santucho sono state raccontate da Maria Seoane nel libro Todo o nada.

Laura Bonaparte nell’aprile del 1976 si rifugiò, assieme al figlio Luis, in Messico , dove sarebbe rimasta fino al 1985.

In Messico ha continuato il suo impegno in difesa dei diritti umani. Con  Amnesty International è stata inEl Salvador e in Guatemala e si è recata in Libano in solidarietà con le vittime dell’invasione dell’esercito israeliano. Nel maggio del 1979, Laura si incatenò alle porte dell’ambasciata argentina a Città del Messico per protestare contro la dittatura militare e iniziò uno sciopero della fame con Rosario Ibarra de Piedra e il comitato Eureka, per i desaparecidos in quel paese. Nel 1983 viaggiò in Argentina per partecipare all’apertura di fosse  comuni  cimitero di Avellaneda, dove erano stati sepolti “Noni” e altri desaparecidos. Nel 1985 rientrò definitivamente in Argentina è aderì  a Movimento di Solidarietà per la Salute Mentale e nel 1986, a las  Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora. ( Nel 1984, le differenze all’interno dell’Associazione Madri di Plaza de Mayo cominciarono a diventare evidenti. Queste divergenze di opinioni furono approfondite nel 1985 quando dovettero testimoniare nella Commissione nazionale sulla scomparsa delle persone fino a quando nel 1986 ci fu la divisione. Linea fundadora si dichiarava politica , ma non partitica mente le altri madri erano e sono partitiche, partito peroniste).  Ha viaggiato in Bosnia per incontrare le donne in nero, vittime della violenza etnica. Ha difeso i membri LGBT Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, in Argentina a metà degli anni ’90 e nel 1995 ha dato parte della sua casa per facilitare i primi incontri dell’organizzazione,H.I.J.O.S., Hijos e Hijas por la Identidad y la Justicia contra el Olvido y el Silencio. Laura Bonaparte ricorse  per impedire la privatizzazione della proprietà ESMA ed fu la prima madre di Plaza de Mayo ad entrare nei locali, quando ancora vi era la Marina. Il ricorso vinse. La Escuela de Mechanica de la Armada, ESMA, ora è un museo della memoria, ma durante la dittatura militare fu il principale centro di detenzione, di interrogatori e di torture. Nel capitolo XIII Laura Bonaparte parla della Colombia, dove vi andò nel 1998 per un convegno sulle cure e gli aiuti alle popolazioni di una guerra civile che divide il paese. La situazione che trovò scorraggiò Laura che riprese il coraggio e speranza quando nel 1998 ritornò in Messico e venne il contatto con i zapatisti. Poco tempo dopo fondò con un’amica a Buenos Aires, LAS, Latino America Solidaria. Laura Bonaparte, militante dei diritti umani, ma anche internazionalista. Le ferite degli anni neri della dittatura militare  raccontate nel libro Una voce argentina contro l’impunità sono in parte ancora aperte in Argentina. In occasione del 42° anniversario della dittatura militare in Argentina, lo scorso 24 marzo 2018, Estela de Carlotto, il giorno della memoria, la leader de las abuelas, parlò a Plaza de Mayo di fronte alla Casa Rosada, sede del governo, a Buenos Aires e ha messo in rilievo che “La lotta che ci ha permesso di recuperare 127 nipoti, figli di desaparecidos i durante la dittatura militare.” Comunque la ricerca e il recupero sono lontani dall’essere recuperati. Inoltre criticò la mancanza di rispetto dei diritti umani da parte di Macri e  sottolineò che las abuelas, las madres de Plaza de Mayo e altri  gruppi “non permetteranno il rilascio di genocidi condannati per crimini contro l’umanità”, riferendosi, innanzitutto al criminale Alfredo Astiz. Il problema è generale, il governo di Mauricio Macri non è simile a quelli di Kirckner e Christina de Fernandez in materia di memoria della dittatura e delle sue vittime. Un anno fa Nora Cortiñas  delle Madres de Plaza de Mayo, Linea Fundadora ha accusato il presidente Mauricio Macri di voler cancellare e distorcere la storia dell’Argentina dichiarando “… come abbiamo affrontato una dittatura civile-militare (1976-1983), affronteremo questo governo che sta andando indietro”. La volontà di Laura Bonaparte continua.

LAURA BONAPARTE.

La vicenda di Laura Bonaparte, nata il 3 marzo 1925 e morta il 23 giugno 2013, a 88 anni, è raccontata anche nel documentario Tiempo suspendido.

https://www.youtube.com/watch?v=tWLSdTCzLCo

A metà 2015 l’ Hospital Nacional en Red Especializado en Salud Mental y Adicciones fu dedicato a Laura Bonaparte.

CLAUDE MARY,  giornalista, vive in Argentina dove è stata in particolare corrispondente al giornale “Libération” dal 1993 al 2001. Da molti anni segue in particolare gli eventi legati alla difesa dei diritti umani in Argentina.

VICTORIA GINZBERG, figlia dei desaparecidos Irene e Mario, è nipote di Laura Bonaparte. Ricorda la nonna e mette in evidenza il ruolo storico di Nestor Kirchner nel far giustizia dei crimini commessi durante la dittatura militare,

GENEVIEVE JEANNINGROS, religiosa nipote di Léonnie Duquet, una delle monache francesi sparite durante la dittatura militare. Responsabile fu il criminale Alfredo Astiz, infiltratosi nelle Madres de Plaza de Mayo.

FRANCESCO CAPORALE, nato nel 1951, in magistratura dal 1980, oggi Procuratore Aggiunto a Roma, è il pubblico ministero dei tre processi per i desaparecidos celebrati in Italia tra il 1999 ed il 2010.

CARTA D’IDENTITA’

Titolo: Una voce argentina contro l’impunità

Titolo originale: Une voix argentine contre l’oubli

Autrice: Claude Mary

Editore: Qudulibri. Edizioni e servizi editoriali.

Pagine: 190

Prezzo: 15.00 euro

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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