Mose, una storia infinita.


Francesco Cecchini


“Nulla di nuovo, tutto questo si conosceva quando si è deciso di buttare via i soldi con il Mose. Esisteva un progetto importante di rialzo di piazza San Marco e di contenimento delle acque per preservare la Basilica da questo fenomeno. Era possibile farlo ma poi tutti i soldi per la manutenzione della città sono stati spesi per il Mose e ora chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia.
MOSE (acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico), è l’ infrastruttura che dovrebbe difendere Venezia da allagamenti, è formato da quattro barriere collocate alle bocche di porto della laguna di Venezia composte complessivamente da settantotto paratoie mobili tra loro indipendenti, incernierate al fondale su un lato e azionate dalla variazione della propria galleggiabilità attraverso l’immissione e l’espulsione di acqua e aria. Dopo vari rinnvii la prima pietra è stata posta il 14 maggio 2003, la cerimonia d’ inaugurazione è stata tenuta alla scuola militare Morosini. Quindi il MOSE ha compiuto 18 anni, non è ancora terminato e ha la ruggine. E’ una notizia recente che la fine dei lavori, prevista per fine 2021 è stata rinviata a ottobre 2022, nonostante sia stato ufficialmente inaugurato 10 luglio 2020 . E’ l’ ennesimo rinvio del fine opera e come gli altri non è certo. E’ annunciato proprio dalla commissaria straordinaria Elisabetta Spitz, nominata un anno e mezzo fa, circa, 27 novembre 2019, per sbloccare i cantieri della grande opera. La legge che lha nominataè nota proprio come Sbocca Cantieri. La situazione evidentemente ha convinto anche Elisabetta Spitz ad aggiornare il calendario. Non sono completati gli impianti, i cantieri sono deserti, il Consorzio Venezia Nuova rischia il fallimento. Dei collaudi non cè traccia, e anche la manutenzione, già in grave ritardo, stenta a prendere forma. Un problema sempre più grave, verificato anche dalla Guardia di Finanza dopo le ultime ispezioni sulle paratoie sottacqua a Treporti e Malamocco. Le paratoie della barriera di Lido Nord sono invase dalla sabbia, che ne impedisce il rientro. Tutte le altre minacciate dalla corrosione sugli elementi femmina e sugli steli tensionatori.
C’ è da sperare che il rinvio e i problemi difficili, se non impossibili, da sormontare facciano pensare a soluzioni alternative al mostro arruginito MOSE. Per esempio, nel settembre 2020 gli ingegneri Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo, specializzati in tecnologia off-shore, avevano presentato un progetto basato sul fatto che la struttura com’ era non poteva essere collaudata. Cosa che si sta verificando.
Il link con l’ articolo, che ne parla, pubblicato su Ancora Fischia il Vento è il seguente:
https://www.ancorafischiailvento.org/2020/09/27/lettera-di-tre-ingegneri-al-governo-sul-mose-che-non-puo-essere-collaudato/

Il MOSE serve solo a chi lo fa, o tenta di farlo.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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