Giorgia Meloni con le braccia alzate

IL NERO HA VINTO     

 Come previsto, oltre un’astensione record,  la post fascista Giorgia Meloni di Fdi ha vinto, trainando due patetici complici come Matteo Salvini della Lega e Silvio Berlusconi di Forza Italia e Brugnaro di Noi moderati. Tra l’altro i tre per essere quello che sono, politici patetici, hanno anche perso voti, sebbene la coalizione abbia ottenuto il 44%.

Viktor Orbán è stato il primo leader europeo a congratularsi con Giorgia Meloni per i risultati ottenuti alle elezioni del 25 settembre. Un sodalizio, quello fra la leader di Fratelli d’Italia e il leader di Fidesz, che affonda le sue radici in visioni comuni, dalla centralità della famiglia e della cristianità fino all’ “Unione europea delle nazioni”. L’Ungheria potrebbe realizzare un’ “alternativa reazionaria”, collegando Budapest a Roma. Per non parlare di altre organizzazioni di destra o estrema destra come la spagnola Vox.
Gli obiettivi principali del futuro governo di Giorgia Meloni saranno la modifica della Costituzione nata dalla Resistenza, proprio perché nata dalla resistenza, l’abolizione  del reddito di cittadinanza, l’abolizione del diritto all’aborto, magari su esempio dell’ ultimo decreto del governo ungherese, quello entrato in vigore il 15 settembre scorso che introduce una stretta sull’interruzione di gravidanza, introducendo  l’obbligo per i medici di fornire alle donne in attesa la prova chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto. E così via sullo stesso tenore.

IL GRIGIO HA PERSO                                                              Chi ha subito una delle sconfitte più eclatanti è Luigi Di Maio, ora ex ministro degli esteri, non eletto. Il Partito Democratico di Enrico Letta è crollato  sotto il 20%. Il Terzo Polo non è riuscito a  frenare la corsa del centrodestra, come era nelle ambizioni dichiarate da Carlo Calenda e dal suo socio Matteo Renzi, che hanno fallito di ottenere il 10%. Giuseppe Conte esulta per il risultato ottenuto dal suo M5s, che però rispetto al 2018 è un tonfo.

IL ROSSO NON ENTRA IN PARLAMENTO                                               Unione Popolare, nonostante l’appoggio di molte personalità politiche internazionali e italiane non è riuscito ad entrare in parlamento, ottenendo solo l’1.43%. E’ un movimento giovane nato solo nel luglio 2022, che ha bisogno di radicarsi di più nel territorio. Comunque non deve scioglersi, ma continuare, crescere e costituire  la garanzia di una reale opposizione a Giorgia Meloni e ai suoi alleati Matteo Salvini e a Silvio Berlusconi. Luigi de Magistris poco prima delle elzioni del 25 settembre ha dichiarato:  “Sono preoccupato di una Meloni che non prende le distanze dalle sue origini fasciste, da una Meloni che continua a rivendicare con orgoglio la fiamma”.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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