Fabio Falchi

Ancora una volta i perdenti e i “delusi” di queste elezioni se la prendono soprattutto con gli elettori, perché fare un’analisi seria e obiettiva della attuale realtà sociale e (geo)politica è sempre più difficile.

Elezioni, chi perde se la prende con gli elettori…

Da queste elezioni arriva un risultato nella sostanza senza sorprese: netta la vittoria del centrodestra, notevole il recupero (soprattutto al Sud) del M5S e forte astensione come previsto; netta pure la sconfitta sia del Pd sia dei vari “minipartiti” definiti antisistema, e pure il cosiddetto “terzo polo” in pratica è rimasto “al palo”.

Del resto le elezioni, anche se non è vero che non contano nulla, contano relativamente poco, giacché nel migliore dei casi rappresentano solo l’inizio di una nuova fase della lotta politica, come il centrodestra, che ora (comprensibilmente) “canta vittoria”, scoprirà nei prossimi mesi, allorché dovrà gestire una crisi economica e sociale che il prolungamento della guerra in Ucraina rende peggiore ogni giorno che passa, e al tempo stesso dovrà rendere conto delle proprie azioni a Washington, alla Commissione europea, alla Bce, alla finanza internazionale e pure ai media mainstream “progressisti”.

Inoltre è prevedibile che il Pd – che nonostante questa sconfitta alle elezioni, controlla quasi tutti gli apparati di potere del nostro Paese ed è ancora il partito italiano preferito dagli “eurocrati” e dai potenti dem d’oltreoceano – farà il possibile per mettere nei guai il governo di centrodestra, nelle cui file – come peraltro in quelle del centrosinistra – non abbondano statisti o politici “di razza”, sempre che non si considerino tali demagoghi d’ogni risma.

D’altronde, la sinistra italiana da tempo rappresenta una destra tecnocratica e oligarchica, disposta a tutto pur di difendere gli interessi e i privilegi di una ristretta minoranza di italiani. Il Pd in particolare raccoglie quindi ciò che ha seminato, incluso il successo della Meloni, giacché è troppo pretendere che chi si bastona sia riconoscente a chi lo bastona.

Perlomeno questo il M5S di Conte lo ha compreso erigendosi a paladino dei ceti sociali subalterni del Meridione. Ma il M5S, anche se si è liberato di Di Maio & C, è pur sempre uno strano “partito-movimento”, che ignora (deliberatamente) che il Politico, ossia la “funzione politica”, richiede ordine mentale, dottrina dello Stato, disciplina, organizzazione e soprattutto classe dirigente

Ed è quindi inevitabile che un partito, quale che sia, che ignori le “dure regole” del Politico rischi di essere una macchina che produce dei Di Maio “a getto continuo”, tanto che se i pentastellati, con la scusa di volere “rifondare” la sinistra e “salvare il Paese”, si alleassero nuovamente con il Pd non ci si potrebbe sorprendere.

Comunque, come al solito i perdenti e i “delusi” se la prendono soprattutto con gli elettori, perché fare un’analisi seria e obiettiva della attuale realtà sociale e (geo)politica è sempre più difficile, in specie per i cosiddetti “intellettuali” (a tale proposito, viene in mente Dostoevskij che nelle minute del “Coccodrillo” scrive che in Russia filosofo – termine con cui allora in Russia si designavano gli intellettuali – è sinonimo di imbecille).

D’altra parte pure l’astensionismo è difficile da giudicare perché tra coloro che si sono astenuti non vi sono solo gli “indifferenti” ma anche quelli che non hanno potuto votare perché fuori sede (e sono molti), quelli che ritengono che la democrazia rappresentativa sia ormai un gioco politico “truccato”, quelli che, rebus si stantibus, ritengono che vi siano altri e più importanti modi di partecipare alla vita politica e via dicendo.

Certo, in Occidente la “funzione politica” oggi è svolta anche e soprattutto da attori internazionali (geopolitici o economici che siano) e chi non ne tiene conto nulla capisce del Politico.

Tuttavia, benché sia noto che pure le guerre si vincono anche nelle accademie e nelle scuole di guerra, molti italiani sono convinti che la preparazione metapolitica e politico-culturale (che indubbiamente richiede tempo perché dia i suoi frutti) conti poco e nulla, di modo che non ci si può meravigliare che agiscano in modo tale da ottenere non raramente l’opposto di quel che volevano ottenere.

Eppure dovrebbe essere evidente che in politica, come in guerra, non conta solo il fine che si persegue ma anche “come” lo si intende perseguire (e di questo dovrebbero tenere conto specialmente proprio i “minipartiti” che si definiscono antisistema, sempre che lo scopo non sia solo quello di raccogliere qualche briciola alla “mensa politica”).

Comunque sia, i mesi che verranno metteranno a durissima prova il nostro Paese. E sarà una prova tanto più dura perché in Italia praticamente vi è una classe dominante ma non dirigente, pur essendoci le condizioni sociali, economiche e perfino geopolitiche perché nasca una nuova forza politica in grado di “esprimere” un’autentica classe dirigente (capace cioè di difendere l’interesse collettivo con intelligenza strategica e secondo una prospettiva “realistica”), senza la quale il declino “drammatico” del nostro Paese sarà inevitabile.

Vero è che di tempo ce n’è poco. Tuttavia, è anche vero che i prossimi mesi non saranno difficili solo per il nostro Paese ma per l’intera Europa e soprattutto per la Germania. E pure questo conta

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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