Pierpaolo Brovedani

Giovedì 8 febbraio 2024 alla Camera è stata scritta, dal PD e dal M5S, una pagina nera sulle foibe e il conseguente esodo.

Il 3 ottobre 2023 fu presentato al Senato un disegno di legge di finanziamento alla legge n. 92/2004 di istituzione del Giorno del ricordo, risultante dall’unificazione dei disegni di legge n.  317 (Romeo), n. 533 (Menia) e n. 548 (Gasparri), dal titolo: “Modifiche alla legge 30 marzo 2004, n. 92, in materia di iniziative per la promozione della conoscenza della tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata nelle giovani generazioni” (https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/REST/v1/showdoc/get/fragment/19/DDLMESS/0/1388972/all). In pratica si prevedeva, per il triennio 2023-2025, lo stanziamento di 3 milioni di euro (più un milione per la gestione dei musei delle foibe e dell’esodo) per: 1) l’istituzione di un concorso nazionale per la “migliore installazione artistica a ricordo delle foibe”; 2) la promozione della conoscenza della tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata nelle giovani generazioni; 3) l’organizzazione di “viaggi del ricordo” nei luoghi delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e nelle terre di origine degli esuli.

Sconcerta, come ebbe modo di scrivere dieci giorni dopo il presidente dell’ANPI Pagliarulo in una lettera rivolta a tutte le forze politiche, «che la ricerca storica e la formazione delle pertinenti commissioni tecnico-scientifiche siano riservate unicamente ed esclusivamente a associazioni degli esuli più la Lega nazionale di Trieste, tutte associazione caratterizzate politicamente a destra, e alle quali la legge destina cospicui finanziamenti, escludendo tout court gli istituti storici (quello regionale di Trieste e i provinciali di Udine e Pordenone), le fondazioni, gli altri istituti di ricerca e le associazioni che nel Friuli Venezia Giulia si occupano appunto di ricerca storica» (https://www.anpi.it/modifica-approvata-senato-sul-giorno-del-ricordo-pagliarulo-ai-gruppi-parlamentari-ricerca-storica ). Imbarazzante fu il voto quasi unanime al Senato (solo due astenuti di Verdi Sinistra), nonostante il PD avesse visto bocciati i propri emendamenti.

Passato alla Camera, il testo è stato votato giovedì 8 febbraio scorso. Sulla scorta della lettera critica dell’ANPI, la deputata PD Irene Manzi ha presentato tre emendamenti che accoglievano le richieste di Pagliarulo per allargare la platea dei “formatori” anche agli Istituti storici del Friuli Venezia Giulia, alle associazioni partigiane e all’ANED, ma gli emendamenti sono stati tutti bocciati. A questo punto ci si sarebbe aspettati che una forza politica che vedeva bocciati i propri emendamenti quanto meno si astenesse. E invece la legge che rifinanzia la Giornata del Ricordo, voluta da Menia e Gasparri, è stata votata quasi all’unanimità: nessun contrario (il coraggio, chi non ce l’ha, non se lo può dare), 10 astenuti (gruppo Verdi Sinistra) e 224 a favore. Un comportamento grave, tenendo conto che questi soldi serviranno a finanziare solo le associazioni monopolizzate dalla destra post-fascista e a consolidare la narrazione faziosa e unilaterale della vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Da notare che le due principali forze d’opposizione hanno votato a favore nonostante l’irridente discorso conclusivo della presidente di Commissione Matteoni, giovane post-fascista triestina catapultata direttamente dal consiglio comunale di Trieste alla Camera dei deputati, che ha concluso la sua replica citando il difensore della razza e fucilatore di partigiani Giorgio Almirante: «Voglio citare, infine, una bellissima frase dell’onorevole Giorgio Almirante che ebbe a dire, durante un discorso alla Camera dei deputati nel 1948, quando tutto il Parlamento italiano si stringeva con forte preoccupazione agli italiani d’Istria e Dalmazia che, avendo optato per la cittadinanza italiana, erano soggetti a vessazioni da parte delle autorità jugoslave: “occorre che questi profughi, tornando in Italia, ricevano qualcosa in più di un’assistenza sporadica e generica e che sentano in maniera concreta il cuore della patria palpitare accanto al loro”. Oggi, in qualche modo, spero che quello che egli definì il cuore della patria possa essere udito ancora forte da istriani, giuliani, fiumani e dalmati» (https://www.camera.it/leg19/410?idSeduta=0241&tipo=alfabetico_stenografico).

I parlamentari di PD e M5S non considerano che la sciagurata legge n. 92/2004 sul Giorno del Ricordo, voluta dagli eredi di Almirante,prevede comunque di conservare e rinnovare la memoria anche «della più complessa vicenda del confine orientale». Come sottolineò l’ANPI dopo il 3 ottobre, tale “complessa vicenda” non si esaurisce nella pur terribile tragedia delle foibe e dell’esodo, ma riguarda la lotta partigiana, i campi di concentramento fascisti, il crematorio della Risiera di San Sabba, le libere repubbliche partigiane. Né può prescindere dall’invasione italiana della Jugoslavia, dalla violentissima repressione della popolazione slovena, dalla efferatezza nei confronti dei civili, dai delitti dei criminali di guerra italiani. Dalla formazione delle commissioni tecnico-scientifiche di ricerca storica previste nel disegno di legge sono invece esclusi – come si è detto – gli Istituti storici e tutte le fondazioni, le associazioni e gli altri istituti di ricerca che nel Friuli Venezia Giulia si occupano, non senza difficoltà, della ricerca storica.

Di fronte a questo fazioso processo di revisione storica i partiti di opposizione sembrano non rendersi conto della gravità della fase. Questo è un governo che occupa i posti di potere, condiziona la magistratura, ignora i sindacati e le parti sociali, vuole stravolgere in senso autoritario la Costituzione nata dalla Resistenza. La revisione storica e la riabilitazione del fascismo fanno parte di questo piano (già previsto dalla P2 di Gelli). Dobbiamo quindi attrezzarci per una nuova Resistenza democratica e antifascista: resistenza culturale, sociale e politica. E non è un caso che “Resistenza” sia la parola scritta sulla tessera 2024 dell’ANPI. Ma l’ANPI non può e non deve restare sola

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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