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Zela Satti

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha effettuato un nuovo, significativo avvicendamento ai vertici delle forze armate, alimentando dubbi sulla stabilità e l’efficacia della leadership militare del Paese in un momento cruciale della guerra contro la Russia.

Questi cambiamenti, spesso letti come “purghe presidenziali”, sembrano intrecciarsi con una crisi di credibilità che il presidente cerca di gestire rafforzando il controllo sui settori strategici dello Stato.

L’ennesima purga di Zelensky: un generale rimosso, un altro promosso

L’ultimo episodio riguarda il generale Drapatyi, nominato alla guida delle truppe di terra, e la rimozione del comandante Apostol, retrocesso a vice del comandante in capo, il generale Oleksandr Syrsky.  Quest’ultimo, soprannominato “il macellaio di Bakhmut” per l’elevato numero di perdite durante la difesa della città, sembra destinato a essere rimosso a breve.

Ma i cambiamenti ai vertici delle forze armate non stupiscono in un contesto bellico in cui i russi continuano ad avanzare nel Donbass e a recuperare territori come la regione di Kursk, persi durante le controffensive ucraine.

Tuttavia, il nodo centrale sembra essere un altro: Zelensky sembra utilizzare queste sostituzioni non tanto per riorganizzare le strategie militari, quanto per spostare il peso delle responsabilità degli insuccessi, proteggendo la propria immagine pubblica.

Da quando è salito al potere, ha cambiato cinque ministri della Difesa, sostituito funzionari chiave e ridisegnato più volte l’assetto della sua amministrazione. L’ultimo avvicendamento significativo ha coinvolto il ministro Oleksji Reznikov, sostituito da Rustem Umerov, in un periodo di crescenti difficoltà al fronte e di calo di consensi interni.

Particolarmente rilevante è la nomina del generale Pavel Palis come vice del capo dell’amministrazione presidenziale Andrij Jermak, una figura centrale del potere di Zelensky, spesso definito il “presidente ombra” dell’Ucraina.

Questa mossa suggerisce un tentativo di militarizzare ulteriormente una struttura civile, rafforzando la presa del presidente sul sistema decisionale.

La crisi delle forze armate

A peggiorare la situazione è la cronica carenza di soldati. Secondo il Financial Times, ogni mese circa 12 militari ucraini disertano durante le esercitazioni in Polonia. Le forze armate, inoltre, affrontano un numero crescente di diserzioni e abbandoni volontari: da gennaio a ottobre 2024 sono stati aperti 60.000 procedimenti giudiziari contro militari per abbandono delle posizioni, un dato quasi doppio rispetto agli anni precedenti.

La crescente militarizzazione del governo e l’uso delle forze armate per rafforzare il potere politico potrebbero portare a ulteriori tensioni interne, soprattutto se si dovesse arrivare a una tregua e a nuove elezioni. La domanda resta aperta: queste continue “purghe” rafforzano davvero il Paese o ne minano ulteriormente la stabilità?

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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