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“La società israeliana è impantanata nel fascismo. È come Berlino negli anni ’30. Direi che non hanno un lavaggio del cervello ideologico come, diciamo, in Corea del Nord. Sanno esattamente cosa sta succedendo. Hanno media più onesti degli USA. Vedono le immagini, sanno che i bambini muoiono di fame, sono d’accordo con questo, e questo è confermato nella stragrande maggioranza dei casi, non sono solo aneddoti dalle mie interviste con gente per strada quando ero in Israele.

Non c’è mai una relativa calma, questo è ovvio, ma era a Gerusalemme, nella piazza della tolleranza, proprio di fronte a Zara, e ho parlato con persone di tutti gli strati sociali, ognuna delle quali adottava una retorica genocida, retorica genocidaria: “uccideteli tutti”, “bombardateli tutti”, “lanciate una grande bomba nucleare”, “cacciateli via”, “non vogliamo che siano qui”. Sono rimasta scioccata, non riuscivo a capacitarmene, perché fino a quel momento politici e media mi avevano in qualche modo rassicurato dicendo che una soluzione a due Stati — Israele e Palestina — era possibile.



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