Secondo un nuovo report pubblicato dalla Fondazione Agnelli, l’Italia risulta tra i Paesi europei meno attrezzati per l’educazione 0-3 anni. Con circa 32 posti in asili nido ogni 100 bambini, l’offerta – caratterizzata da costi elevati e lunghe liste d’attesa – è infatti la più bassa tra i Paesi analizzati (oltre all’Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna). A differenza di realtà come Germania e Spagna, manca un accesso universale e gratuito, e persiste un ampio divario tra fine del congedo parentale e ingresso nei servizi. Le disuguaglianze sociali sono aumentate: il gap di accesso tra famiglie ricche e povere è più che raddoppiato. Criticità emergono anche su qualità e personale, spesso sottopagato. Gli investimenti pubblici restano inferiori rispetto ad altri Paesi europei.

Dal report emerge come la partecipazione ai servizi per la prima infanzia raggiunga, nel nostro Paese, il 35,5%, risultando dunque ancora lontana dall’obiettivo europeo del 45% fissato dall’Unione Europea per il 2030. Va inoltre distinta la partecipazione dalla copertura: secondo l’ISTAT, nell’anno educativo 2023-24 i posti disponibili erano 31,6 ogni 100 bambini sotto i tre anni, ancora sotto il 33% previsto come livello essenziale da raggiungere entro il 2027 dalla Legge 234/2021 (l’apparente contraddizione nasce dal fatto che la partecipazione include anche frequenze parziali e servizi più ampi, mentre la copertura misura i posti disponibili: lo stesso posto può essere utilizzato da più bambini in tempi diversi).

A ogni modo, dentro questo quadro, l’equità è la ferita più profonda. In Italia la crescita della partecipazione non ha ridotto i divari sociali: anzi, tra le famiglie con reddito più alto e quelle con reddito più basso lo scarto è passato da 7,5 punti nel 2005-06 a 19 punti nel 2023-24. Le differenze territoriali sono altrettanto marcate: il Centro-Nord presenta livelli di offerta molto più alti del Mezzogiorno, dove molte regioni restano ben al di sotto del target nazionale. A pesare sono anche le barriere economiche, con rette spesso onerose, e i criteri di accesso, che premiano soprattutto i nuclei in cui lavorano entrambi i genitori. In questo modo, il sistema tende a sostenere la conciliazione lavoro-famiglia più che il diritto educativo di tutti i bambini.

Il confronto europeo mostra che non esiste un unico modello vincente, ma alcune differenze sono nette. La Germania è l’unico tra i cinque Paesi analizzati a non presentare un vuoto temporale tra fine dei congedi parentali e diritto al posto nei servizi: lì la continuità è garantita fin dalla nascita. Francia, Inghilterra e Spagna riconoscono il diritto al servizio intorno ai tre anni, mentre in Italia il diritto legale comincia soltanto con la scuola primaria. Anche sul fronte della spesa pubblica le distanze contano: Francia e Germania investono di più, mentre Italia, Inghilterra e Spagna si collocano su livelli più bassi e abbastanza simili, intorno al 2% del Pil. Rispetto a 20 anni prima, si tratta dell’incremento percentuale di più modeste dimensioni (+0,2).

Sul fronte della qualità, tutti i Paesi condividono una grave carenza di personale. In Italia, secondo il CNEL, nei prossimi anni saranno necessari ulteriori 25.000 educatori. La ricerca della Fondazione Agnelli suggerisce di introdurre un diritto all’accesso a partire dai 18-24 mesi, riformare i criteri di accesso rendendoli meno orientati al lavoro e più all’equità, ridurre le barriere economiche e definire una strategia nazionale per il personale. Come sottolineato nel report, «l’Italia dispone di eccellenze educative, di una scuola dell’infanzia solida e di un’opportunità di investimento unica, il PNRR; tuttavia, i nodi strutturali — diritto all’accesso ed equità, qualità di processo, strategia sul personale e sostenibilità del finanziamento — richiedono un salto di governance e progettazione».

Stefano Baudino

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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