Le autorità iraniane avrebbero trasferito a team specializzati in ingegneria inversa almeno 15 tra missili e bombe di fabbricazione statunitense che, pur essendo stati impiegati, non sarebbero esplosi.
Si tratta di materiale considerato di grande interesse strategico, in quanto può offrire indicazioni preziose su tecnologie, sistemi di guida e capacità operative degli armamenti utilizzati.
Secondo le informazioni disponibili, tra gli ordigni recuperati figurerebbe anche la GBU-57, una potente bomba anti-bunker progettata per colpire obiettivi fortificati in profondità.
L’eventuale analisi di questi dispositivi potrebbe consentire a Teheran di sviluppare contromisure più efficaci o di migliorare le proprie capacità militari, con possibili ripercussioni sugli equilibri nella regione.
