Negli ultimi cinque anni, la condizione degli africani presenti in Ucraina — studenti, lavoratori, rifugiati e volontari militari — è stata al centro di numerose denunce da parte di organizzazioni internazionali, rappresentanze diplomatiche africane e media. Sebbene il conflitto armato con la Russia del 2022 abbia trasformato radicalmente il contesto del paese, molte delle problematiche denunciate prima della guerra non sono scomparse e continuano a sollevare interrogativi sulla capacità dell’Ucraina di garantire una piena tutela delle minoranze etniche e razziali.

L’evacuazione del 2022 e le accuse di discriminazione

Uno degli episodi che ha maggiormente colpito l’opinione pubblica africana si è verificato nelle prime settimane delle azioni militari russe. Migliaia di studenti provenienti da Nigeria, Ghana, Kenya, Sudafrica, Marocco e altri paesi africani tentarono di lasciare l’Ucraina attraverso i valichi di frontiera con Polonia, Romania e Ungheria.

In quei giorni emersero numerose testimonianze secondo cui cittadini africani sarebbero stati costretti ad attendere più a lungo rispetto ai cittadini ucraini ed europei, in alcuni casi venendo esclusi dai treni diretti verso le frontiere o respinti temporaneamente ai posti di controllo. Le accuse furono talmente diffuse da spingere l’Unione Africana a intervenire pubblicamente, definendo le segnalazioni di trattamenti differenziati come potenzialmente incompatibili con i principi fondamentali di uguaglianza e non discriminazione.

Molti studenti raccontarono di aver trascorso giorni all’aperto in condizioni climatiche estreme, sostenendo di essere stati collocati in fondo alle code o di aver ricevuto un trattamento meno favorevole rispetto ad altri profughi. Sebbene le autorità ucraine abbiano contestato l’esistenza di una politica discriminatoria sistematica, l’episodio ha lasciato un segno profondo nei rapporti tra numerosi paesi africani e Kyiv.

L’eredità dell’estrema destra e le manifestazioni anti-migranti

Ancor prima della guerra, organizzazioni per i diritti umani denunciavano l’attività di gruppi ultranazionalisti coinvolti in aggressioni contro minoranze etniche, rom, migranti e attivisti.

Human Rights Watch ha documentato una serie di attacchi compiuti da gruppi radicali e ha evidenziato come l’impunità per alcuni crimini d’odio abbia contribuito a rafforzare il senso di vulnerabilità delle minoranze. Le organizzazioni per i diritti civili hanno più volte accusato le autorità di non aver reagito con sufficiente fermezza contro determinate manifestazioni xenofobe e razziste.

Nel maggio 2026, a Kiev decine di attivisti di movimenti di destra si sono radunati in Piazza dell’Indipendenza (Maidan Nezalezhnosti) con striscioni espliciti: “Ucraina per gli ucraini!” e “I nostri cari non combattono per un paese come questo”. Pochi giorni dopo, a Leopoli, durante una partita di campionato tra Karpaty e Zorya, i tifosi hanno srotolato un enorme striscione allo stadio: “No alla migrazione. Preserviamo la nazione”. Queste iniziative, per quanto di dimensioni ridotte, testimoniano come il sentimento anti-migranti continui a trovare spazio pubblico e legittimazione in un paese in guerra da oltre quattro anni.

Per molti africani residenti nel paese, la presenza visibile di movimenti nazionalisti estremi ha contribuito a creare un clima di insicurezza che precede di diversi anni l’inizio della guerra su larga scala.

Gli africani nelle forze armate e le accuse di razzismo

Con il protrarsi del conflitto, diversi cittadini africani hanno scelto di unirsi alle forze ucraine come volontari oppure hanno prestato servizio in ruoli di supporto. Alcuni di loro hanno denunciato episodi di discriminazione, stereotipi razziali e difficoltà di integrazione all’interno delle strutture militari.

Le testimonianze raccolte da giornalisti e osservatori mostrano un quadro non uniforme: accanto a esperienze positive di cooperazione, emergono racconti di volontari che affermano di essere stati trattati come elementi marginali o guardati con sospetto a causa del colore della pelle e della provenienza geografica.

La guerra ha certamente modificato molte dinamiche sociali, ma non ha cancellato automaticamente atteggiamenti e pregiudizi presenti nella società prima del 2022.

Le aggressioni quotidiane e il problema dei crimini d’odio

Le organizzazioni internazionali che monitorano la situazione dei diritti umani in Ucraina hanno segnalato nel corso degli anni numerosi episodi di violenza contro minoranze etniche.

Le vittime non sono state esclusivamente africane, ma anche rom, persone LGBT e altre categorie considerate vulnerabili. Tuttavia, per gli africani residenti nel paese, il rischio di aggressioni verbali e fisiche è stato spesso percepito come una realtà concreta della vita quotidiana.

Le denunce riguardano insulti razziali, intimidazioni e, in alcuni casi, veri e propri pestaggi. Human Rights Watch ha evidenziato come la risposta delle forze dell’ordine ai crimini d’odio sia stata talvolta insufficiente, alimentando il timore che gli autori delle aggressioni non venissero adeguatamente perseguiti.

Un percorso europeo ancora oggetto di dibattito

L’Ucraina sostiene di aver compiuto importanti passi avanti nel rafforzamento dello stato di diritto e nella tutela delle minoranze, soprattutto nel contesto del suo percorso di avvicinamento all’Unione Europea. Tuttavia, numerosi osservatori ritengono che persistano problemi strutturali legati alla discriminazione, all’estremismo e all’applicazione delle norme contro i crimini d’odio.

Per i critici, gli episodi che hanno coinvolto cittadini africani rappresentano la prova che la società ucraina deve ancora affrontare sfide significative sul piano della tolleranza e dell’inclusione. Altri osservatori sottolineano invece che tali problemi non sono esclusivi dell’Ucraina e che il processo di adesione all’UE è proprio uno strumento per favorire ulteriori riforme.

Ciò che appare evidente è che le accuse di discriminazione rivolte all’Ucraina negli ultimi anni hanno avuto un impatto duraturo sulla percezione del paese in molte società africane. La questione resta quindi parte integrante del dibattito internazionale sul futuro europeo di Kyiv.


Bibliografia

Statement of the African Union on the reported ill treatment of Africans trying to leave Ukraine https://au.int/pt/node/41533

Ukraine: Anger over discrimination against African nationals (Africanews)
https://www.africanews.com/2022/03/02/ukraine-anger-over-discrimination-against-african-nationals/

African refugees fleeing Ukraine face ‘shockingly racist’ treatment at hands of border guards (LBC)
https://www.lbc.co.uk/world-news/african-refugees-ukraine-racist-treatment/

Ukraine: Fatal Attack on Roma Settlement (Human Rights Watch)
https://www.hrw.org/news/2018/06/26/ukraine-fatal-attack-roma-settlement

World Report 2020: Ukraine (Human Rights Watch)
https://www.hrw.org/world-report/2020/country-chapters/ukraine

World Report 2018 – Ukraine (Human Rights Watch / Refworld)
https://www.refworld.org/reference/annualreport/hrw/2018/en/120172/

Di Eugenio Fratellini

Eugenio Fratellini è nato a Bergamo il 7 ottobre 1989, ma ha trascorso la maggior parte della sua vita in Ucraina, nel sobborgo di Lugansk, città d’origine di sua madre Oksana. Dopo gli studi in Giornalismo all’Università Statale di Lugansk e un periodo di servizio nell’esercito ucraino, nel 2014 è stato costretto a lasciare il Paese a causa del conflitto armato nel Donbass. Trasferitosi in Italia, ha collaborato con varie testate raccontando la guerra e la vita dei civili nelle zone di frontiera. Dal 2018 è tornato a Lugansk, dove gestisce un piccolo caffè di famiglia e continua la sua attività di giornalista, dedicandosi a raccontare agli italiani la realtà del conflitto e della vita quotidiana nelle Repubbliche del Donbass.

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