il rifiuto della presenza del vice-presidente del Senato italiano da parte dei sindacalisti belgi è stato un gesto internazionalista che potrà essere giudicato politicamente inopportuno ma come gesto internazionalista deve essere prima di tutto valutato.
Tanto più che questo gesto è stato compiuto nel corso della cerimonia di ricordo della più grande strage perpetrata nella storia europea dalla volontà capitalistica di sfruttamento dell’uomo, del suo lavoro, della sua fatica: questa, infatti, è stata la strage di Marcinelle.
Del resto è mancato completamente un minimo di afflato internazionalista da parte dei partiti della sinistra europea verso il governo spagnolo nell’occasione della proditoria provocazione avvenuta a Ceuta e Melilla e rispetto alla ritorsione del governo italiano con la chiusura di Schengen.
Deve essere chiaro che la ritorsione del governo italiano è stata dettata non certo da ragioni di sicurezza ma di semplice intrusione negli affari interni della Spagna allo scopo di favorire l’estrema destra di Vox.
Tutto questo si verifica in una fase storica contrassegnata da una pericolosa ripresa del nazionalismo, dalla crisi dell’UE e dalla presenza di fatti bellici che avvengono anche nel cuore del Vecchio Continente.
Altro che le conferenze di Zimmerwald e Kienthal durante la prima guerra mondiale, o la formazione della Brigate Internazionali in Spagna.
I partiti della sinistra europea non stanno dimostrando nessuna capacità di organizzare una iniziativa transnazionale per la pace, nessuna idea complessiva per il tema scottante dei migranti mentre per l’aiuto a Gaza si è dovuto attendere l’iniziativa del volontariato sociale. Così come sono interamente a carico dei movimenti le critiche e le opposizioni della gestione capitalistica della transizione ecologica e quella digitale follemente condotta dalle big-tech di Silicon Valley che rappresentano il vero “cuore” dell’assalto alla democrazia e allo scivolamento verso una politica imperniata sull’autoritarismo padronale.
I drammi cui assistiamo e che possono essere definiti come epocali ci imporrebbero di rilanciare subito il concetto di internazionalismo, vero fondamento della storia del movimento operaio.
Un internazionalismo da rilanciare proprio adesso che si stanno acuendo grandi tragedie in tutti gli scenari geopolitici, mentre il Sud America sta sprofondando e -paradossalmente ma non troppo – è dalla sinistra USA che vengono segnali di risveglio.
Il concetto d’internazionalismo sottende l’esistenza di un principio comune : quello dell’impossibilità di concepire l’aspirazione alla libertà e all’eguaglianza entro i confini di una singola realtà statuale o, anche, sovranazionale come nel caso dell’Unione Europea
I valori di solidarietà ed eguaglianza sono connaturati con un necessario orientamento all’universalità che deve trascendere i nazionalismi ed estendersi a tutto il mondo in nome della solidarietà tra i popoli e le classi.
Nell’internazionalismo socialista, il concetto si basa sul carattere universale dei principi di emancipazione sociale e porta a individuare nell’abolizione delle società divise in classi il presupposto per il superamento dei conflitti tra le nazioni.
Bisogna ritrovare il senso e il gusto della battaglia politica fuori dalle convenienze contingenti elettorali e di potere.
L’internazionalismo deve trovare alimento nella necessità di coordinare le diverse organizzazioni nazionali all’interno di soggetti sovranazionali nella lotta comune in una fase storica che con il nazionalismo e il populismo applica ovunque la logica dello sfruttamento del lavoro, del territorio, delle differenze usate per dividere.
In questo momento manca completamente la voce della sinistra storica, mentre i movimenti al massimo si muovono (meritoriamente) sul difficile terreno dell’emergenza umanitaria.
Ad esempio: nell’idea di perdere voti rispetto a un Front National , alla Lega Nord, ad Afd, a Vox, a Futuro Nazionale.i gruppi presenti nel Parlamento Europeo, sia facenti capo al PSE sia alla Left, non riescono a fare della massima assise continentale il centro del dibattito politico, arrendendosi al prevalere formale della Commissione e del Consiglio.
Commissione e Consigli europei appaiono permeati entrambi dal prevalere del mediocre conservatorismo che anima i singoli governi.
Così sta avvenendo sul grande tema della guerra ridotto al dilemma: armi sì o no all’Ucraina senza l’elaborazione di un qualche piano di pace e soggiacendo all’imposizione della Germania che intende riconvertire parte della propria industria in industria bellica senza che SPD e Linke riescano a organizzare una efficace opposizione.
Lo svuotamento dei partiti, in tutte le dimensioni ha ormai reso quasi impossibile un collegamento, una presa di posizione, una iniziativa di protesta e di proposta sul piano transnazionale.
Lanciamo così l’ennesimo allarme. Un messaggio di vera preoccupazione, a nostro giudizio, necessario e ampiamente giustificato
