«Sì, chiamateci socialisti».

Lo dice Luigi Pantisano, leader italo-tedesco della Die Linke: «Siamo soprattutto il partito delle persone che soffrono le politiche dei ricchi e di un governo che impone tagli sociali».

A Berlino queste parole si sono tradotte in un programma chiarissimo contro la trasformazione della città in un gigantesco prodotto finanziario. Privatizzazioni e speculazione hanno concentrato centinaia di migliaia di appartamenti nelle mani di pochi colossi, facendo esplodere affitti e costo della vita e snaturando l’ex capitale low cost d’Europa.

La candidata sindaca Elif Eralp ha risposto proponendo un tetto agli affitti, l’esproprio delle grandi società immobiliari, una tassa sulle ville di lusso e il ritorno della patrimoniale. Risorse da utilizzare per rendere gratuiti trasporti pubblici e asili nido e per ammodernare le scuole.

Niente di particolarmente sovietico: semplici misure redistributive che, in una democrazia degna di questo nome, dovrebbero apparire perfettamente normali. E quando la sinistra difende davvero le persone comuni dagli interessi della grande finanza, i cittadini la premiano e l’estrema destra smette di sembrare l’unica alternativa.

Ma il voto di Berlino e quello del Meclemburgo-Pomerania Anteriore aprono anche una crisi politica nazionale: AfD avanza ancora, mentre la CDU di Friedrich Merz crolla. Con il cancelliere ai minimi nei consensi, un’economia in grave difficoltà e la guerra alle porte, quanto tempo gli resta?

Ne parliamo con Claudio Celani, giornalista italo-tedesco di EIR, e con Alessandro Volpi, professore di Storia economica.

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