Israele è diventato il nuovo rifugio preferito di latitanti e criminali internazionali.

La famosa Legge del Ritorno (Aliyah), la legge che garantisce la cittadinanza israeliana a chiunque possa dimostrare ascendenze ebraiche, ha spinto negli ultimi anni alcuni famosi predatori sessuali, assassini e truffatori internazionali ebrei a fuggire dal loro Paese d’origine, nel quale sono ricercati, e a trovare accoglienza in Israele.

Facciamo alcuni esempi celebri.

Tomás Zerón, ex direttore dell’Agencia de Investigación Criminal (AIC), il braccio investigativo del Messico, ricercato in patria per aver preso parte, nel 2014, alla tortura e all’omicidio di ben 43 studenti universitari durante il massacro degli studenti di Ayotzinapa.

Zerón è fuggito nello Stato di Israele nel settembre 2019, ma, nonostante un mandato d’arresto dell’Interpol e le pressanti richieste di estradizione dell’allora presidente messicano, Tel Aviv l’ha respinta.

La motivazione?

Come ha rivelato il New York Times, si tratterebbe di una ritorsione politica contro il Messico per aver espresso all’ONU posizioni critiche verso l’occupazione israeliana e appoggiato indagini sui crimini contro i palestinesi.

Ma ci sono anche predatori sessuali, come Andrés Roemer, sempre dal Messico, ex ambasciatore presso l’UNESCO e console a San Francisco.

Dopo essere stato accusato di ripetuti abusi e violenze sessuali da oltre 60 donne, Roemer si è rifugiato in Israele nel 2021.

E, sebbene nel 2024 un tribunale israeliano ne abbia autorizzato l’estradizione, si trova ancora in Israele, come se nulla fosse.

E non poteva mancare Hollywood.

Il noto regista Brett Ratner, firma di Rush Hour, travolto nel 2023 in patria dallo tsunami del movimento #MeToo, con pesantissime accuse di molestie, ha provocatoriamente annunciato nel 2023 di aver ottenuto lo status di immigrato in Israele.

E ricordiamo, infine, il politico e oligarca moldavo Ilan Shor, uno degli autori del cosiddetto «furto del secolo».

Ilan Shor è stato condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione per il suo ruolo in una massiccia frode per riciclaggio e truffa che ha prosciugato oltre un miliardo di dollari dal sistema bancario della Moldavia.

Fuggito nel giugno 2019, a seguito del crollo del suo sistema di potere, Shor ha trovato per anni riparo in Israele, che continua, in gran parte dei casi, a negare persino l’estradizione.

E c’è anche tanta Ucraina.

Come nel caso di Ihor Kolomoisky, uno degli oligarchi più influenti dello spazio post-sovietico e figura chiave dietro il tracollo della PrivatBank, il più grande istituto di credito ucraino, nazionalizzato a seguito di un ammanco stimato in 5,5 miliardi di dollari, derivato da uno schema di frode coordinata su vasta scala.

Oltre al potere finanziario, l’influenza di Kolomoisky si è estesa al piano mediatico e politico, fungendo da incubatore per l’ascesa istituzionale di Volodymyr Zelensky.

Il canale televisivo 1+1, di proprietà dell’oligarca, ha trasmesso per anni i programmi dell’allora comico e ha sostenuto attivamente la sua campagna presidenziale nel 2019.

In questa nuova puntata di Ottolina e Mezzo abbiamo intervistato il giornalista, saggista, e sociologo, Michele Manfrin, che ci ha spiegato meglio alcuni di questi casi e raccontato anche il suo importante lavoro d’inchiesta sulle penetrazioni economiche e demografiche israeliane nel nostro Paese.

Ottolina Tv

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