Repressione in Colombia


Francesco Cecchini


La Colombia del presidente Iván Duque e del suo capo Álvaro Uribe non va molto bene nel calcio, ha perso la semifinale della Copa América contro l’ Argentina, ma detiene due record mondiali.
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite la Colombia nel 2020 ha ridotto del 7% la superficie del proprio territorio occupata da piantagioni di coca, ma è comunque rimasta la principale nazione al mondo produttrice di cocaina davanti al Perù e alla Bolivia. Nel 2020 in Colombia sono state prodotte 1.228 tonnellate di idroclorato di cocaina, l’8% in più rispetto al 2019.
L’ altro record mondiale sono i casi di violenta repressione della Polizia Nazionale e dell’ Esmad ( Escuadrón Móvil Antidisturbios) delle manifestazioni dal 28 aprile ad oggi.
In un rapporto presentato da due ong, Indepaz e Temblores, in occasione di due mesi di scioperi e manifestazioni antigovernative in Colombia, si afferma che i morti negli incidenti avvenuti su tutto il territorio nazionale sono stati 75 e che per 44 di essi la responsabilità, presumibilmente, è della polizia. Secondo il rapporto delle due ong, il terzo dal il 28 aprile scorso, nei 60 giorni trascorsi vi sono stati 1.832 casi di detenzioni arbitrarie, 83 vittime di violenza oculare, 1.468 casi di violenza fisica e 28 vittime di violenza sessuale, per un totale generale di 3.486 casi di violenze da parte della polizia.
Su questo dramma, che gronda sangue, è intervenuta la CIDH, Comisión Interamericana de Derechos Humanos. La CIDH è un organo principale e autonomo dell’Organizzazione degli Stati americani (OEA), il cui mandato deriva dalla Carta dell’OEA ealla Convenzione americana sui diritti umani. La Commissione Interamericana ha il mandato di promuovere l’ osservanza e la difesa dei diritti umani nella regione e agisce come organo consultivo dell’ OEA in materia.
L’ intervento della CIDH è tato sollecitato da varie organizzazioni e cittadini e dall’ 8 al 10 giugno ha indagato sul campo i molteplici casi di violazione dei diritti umani da parte della Polizia e della Squadra Mobile Antisommossa contro i manifestanti.
Antonia Urrejola Noguera, commissario della CIDH, durante la conferenza stampa di lunedì 7 luglio ha informato sui risultati dell’ indagine, concludendo che di fronte alla mobilitazione sociale c’ è stato un uso eccessivo della violenza da parte della forza pubblica, che ha provocato perdite di vite umane e gravi ferimenti.
Inoltre la CIDH ha emesso 48 raccomandazioni al governo colombiano per garantire i diritti dei manifestanti durante lo sciopero nazionale manifestazioni e ha proposto di creare uno speciale meccanismo per sostenere le vittime della violenza di Stato e le organizzazioni sociali che difendono i diritti umani. Tra l’ altro raccomandò di: 1. Promuovere lo standard interamericano secondo il quale i funzionari pubblici hanno il dovere di astenersi dal rilasciare dichiarazioni che stigmatizzino o incitino alla violenza contro coloro che partecipano a manifestazioni e proteste. 2. Preparare e approvare una legge statale che regoli la portata e le limitazioni del diritto di protestare in Colombia, in conformità con le disposizioni della Corte Suprema e in conformità con gli standard internazionali in materia. 3. Eseguire, nell’ ambito di proteste e manifestazioni, operazioni di sicurezza nel rigoroso rispetto dei protocolli del legittimo uso della forza e nel rispetto dei principi di legalità, assoluta necessità e proporzionalità stabiliti dalle norme internazionali. 4. Garantire che le forze di sicurezza che intervengono per proteggere e controllare lo sviluppo delle manifestazioni e delle proteste abbiano come priorità la difesa della vita e dell’ integrità delle persone, astenendosi dal detenere arbitrariamente i manifestanti o violare i loro diritti in qualsiasi altra forma, in conformità con i protocolli attuali. 5. Implementare immediatamente meccanismi per vietare efficacemente l’uso della forza letale come rimedio nelle manifestazioni pubbliche. 6. Rafforzare e ristrutturare i processi di istruzione, formazione e qualificazione dei membri delle forze di sicurezza dello Stato, includendo un approccio etnico-razziale e di genere. 7. Nella formazione, utilizzare protocolli di azione e creare meccanismi di responsabilità che promuovano la Squadra Mobile Antisommossa (Esmad) per svolgere funzioni di garanzia dell’ordine pubblico e di esercizio del diritto di protesta. 8. Separare la Polizia di Stato e l’ Esmad dal Ministero della Difesa, al fine di garantire una struttura che consolidi e conservi la sicurezza ed eviti ogni possibilità di prospettive militari. 9. Adottare le misure necessarie per garantire la responsabilità delle forze di sicurezza dello Stato, attraverso un’indagine imparziale, esaustiva e tempestiva delle denunce di violazioni dei diritti umani. Lo stesso che giudicare e punire i responsabili e riparare le vittime ei loro parenti più prossimi. 10. Sistematizzare i dati su deceduti, feriti, detenuti, scomparsi e vittime di violenza di genere a seguito di proteste sociali in modo trasparente, aggiornato, chiaro, conciso e articolato con le informazioni fornite dalla società civile. 11. Fornire e coordinare urgentemente programmi completi di riparazione per le vittime, specialmente in quei casi in cui gli agenti della sicurezza dello Stato hanno commesso atti di violenza sessuale come meccanismo di tortura e hanno causato traumi agli occhi per esercitare il controllo sulle persone.
Il presidente Iván Duque e la sua vice Martha Lucía Ramírez hanno formalmente ringraziato, ma hanno in sostanza respinto analisi e raccomandazioni della CIDH, quasi fossero ingerenza nel governo della Colombia, senza fondamento alcuno.
Con questa presa di posizione, che nega la realtà delle violenti repressioni contro lo sciopero nazionale e le manifestazioni, Iván Duque ha confermato la necessità che partititi di opposizione, sindacati e organizzazzioni sociali costruiscano un’ alternativa politica a lui, al suo governo e al suo capo Álvaro Uribe per il bene del popolo colombiano. Momento fondamentale di questa alternativa saranno le prossime elezioni presidenziali del 2022.

Duque respinge le raccomandazioni della CIDH.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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